La coalizione a guida meloniana non sembra più pronta dei propri avversari al voto anticipato

(di Giovanni Diamanti – repubblica.it) – La vittoria del No al referendum ha avuto una portata eccezionale, soprattutto per effetto di una affluenza molto elevata, ma era tutt’altro che imprevedibile. Tuttavia, la maggioranza di governo è apparsa impreparata a gestire una sconfitta alla quale non era abituata, e ha trasformato una partita che inizialmente non voleva nemmeno politicizzare in un vero psicodramma.
Oggi si parla addirittura di voto anticipato: una mossa che mirerebbe a contenere la disgregazione del centrodestra, acuita anche dall’uscita di Vannacci, e a cogliere impreparato il centrosinistra. La coalizione a guida meloniana, d’altro canto, non sembra più pronta dei propri avversari a questa evenienza, come possiamo osservare in questi giorni. Gode senz’altro di una leadership salda, che però con questa sconfitta ha perduto un’aura di invincibilità sulla quale aveva edificato parte della propria credibilità. Ma i veri problemi della maggioranza sono altri: con Futuro nazionale, il partito del generale, all’interno del perimetro di coalizione, l’alleanza conservatrice sarebbe troppo spostata a destra, prestando il fianco a polemiche e attacchi; con Futuro nazionale al di fuori, rischierebbe attacchi dal centro e da destra per tutta la campagna elettorale.
Un ulteriore elemento critico è rappresentato da Forza Italia, che ha mostrato preoccupanti segnali di implosione improvvisa nell’ultima settimana. Gli azzurri hanno un ruolo non irrilevante nella stabilità della coalizione, e rappresentano la forza attrattiva per i mondi centristi, senza i quali in Italia è difficile vincere le elezioni.
Inoltre, il voto del 22 e 23 marzo ha evidenziato uno scontento in realtà già emerso nei sondaggi d’opinione: il gradimento del governo si attesta sotto il 35%. Un dato che può bastare a vincere le elezioni con un’affluenza bassa, ma in un contesto di partecipazione in ascesa questo dato difficilmente garantirà consensi trionfali: il voto potenziale del centrodestra oggi è più limitato.
Senza contare lo scollamento con la maggioranza mostrato dal Mezzogiorno che, senza un cambio di legge elettorale rapido (e inopportuno, se non condiviso), può trasformarsi in una sconfitta netta nei collegi uninominali previsti dal Rosatellum, con il rischio concreto di cappotto.
Insomma, un tentativo di contropiede potrebbe in realtà mostrare invece un segnale di debolezza della coalizione oggi al governo.
Certo, il Campo largo non ha ancora un perimetro definito e una leadership condivisa, ma nel breve termine può compensare con un entusiasmo rinnovato e con un lavoro mirato su un voto potenziale importante: se il centrodestra dovesse cercare di sorprendere gli avversari convocando il voto anticipato, questa mossa potrebbe ritorcerglisi contro.
Sarà una campagna elettorale molto lunga: una mossa a sorpresa oggi può facilmente rivelarsi un errore di valutazione nel medio termine.
Le principesse, per far risaltare la loro bellezza, portavano a teatro due scimmie da far sedere una alla loro destra e l’altra alla sinistra.
Giorgia Meloni, per sembrare una statista , fa sedere al suo fianco Matteo Salvini e Antonio Tajani.
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“La vittoria del No al referendum ha avuto una portata eccezionale, soprattutto per effetto di una affluenza molto elevata, ma era tutt’altro che imprevedibile.”
Quindi era prevedibile. Da chi?
I maggiori giornali, anche quelli di area “”progressista””, hanno tutti pubblicato le previsionali degli oracoli che davano il NO in vantaggio con bassa affluenza. Li leggi i giornali? Era mica un invito agli elettori per stare a casa?
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