Anna Foa: “Pizzaballa? I suprematisti ebraici ora minacciano tutti, non solo i palestinesi”

(estr. di Riccardo Antoniucci – ilfattoquotidiano.it) – […] Non è rimasta stupita del trattamento subito dal Cardinal Pizzaballa a Gerusalemme da parte della polizia israeliana, Anna Foa: “Ricordiamoci che l’esercito israeliano a Gaza ha bombardato la Chiesa della Sacra Famiglia, e Pizzaballa non è ben visto dal governo Netanyahu, per le sue parole su Gaza e la scelta di non abbandonare la Striscia”. La storica torinese, premio Strega per Il suicidio di Israele, nel suo nuovo saggio Mai più riflette sulla deriva che ha portato la destra suprematista ebraica a confondere la memoria storica della Shoah con le critiche alle politiche dello Stato di Israele. “I fatti di ieri dimostrano che il fanatismo dei suprematisti ebraici non si ferma solo ai palestinesi”.

Non crede alla versione dell’errore giustificato da ragioni di sicurezza?

Il punto è che l’esercito e la polizia sono pieni di fanatici, che io definirei con termine storico ‘zeloti’. Cinque o sei anni fa non avremmo visto l’Idf schierarsi in modo così evidente dalla parte dei coloni. Il suprematismo ebraico non si ferma ai palestinesi, è un’ideologia che si scaglia contro tutti i non ebrei, ritenuti (non dovrei dirlo, ma è così) esseri inferiori. E che oggi permea non solo le istituzioni di sicurezza ma anche il rabbinato: un rabbino membro della Knesset ha detto che i neonati palestinesi non sono da ritenere innocenti. Era solo questione di tempo prima che ciò si estendesse ai cristiani.

Lei sottolinea come questa ideologia si basi su una rilettura in chiave identitaria della memoria dell’Olocausto…

Nel dopoguerra l’elaborazione della Shoah è stata tesa ad assicurare che non accadesse ‘mai più per il mondo’, mentre ora la memoria viene promossa come esclusivamente ebraica: il ‘mai più’ dei fanatici è il ‘mai più per gli ebrei’. Sono le tesi del rabbino Meir Kahane che fu cacciato dalla Knesset perché razzista, e i cui seguaci hanno ucciso Isaac Rabin. Sono inaccettabili perché invece di salvaguardare gli ebrei contribuisce a isolarli dal resto del mondo, che è l’obiettivo dei fanatici.

“Mai più” è anche uno slogan usato da Netanyahu nella guerra all’Iran…

Netanyahu cerca la guerra permanente e punta a espandere i confini di Israele, che sono indefiniti perché non è mai stata fatta una pace con i vicini se non con Egitto e Giordania. E questo espansionismo riguarda territori, come il sud del Libano o la Cisgiordania soggetta a un processo di annessione latente, che il diritto internazionale non ha mai assegnato a Israele. La guerra di Netanyahu è giustificata con la propaganda della minaccia nucleare iraniana, ma al fondo è un progetto di suprematismo ebraico sul Medio oriente.

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C’è una responsabilità dei leader di Usa ed Europa nel legittimare il progetto estremista del governo israeliano?

Non direttamente, ma certo la battaglia che in alcuni Paesi europei come la Germania e l’Italia per assimilare per legge antisionismo e antisemitismo va in questa direzione. Negli Stati Uniti, c’è una spaccatura nel movimento Maga tra chi sostiene la politica della guerra e chi è scettico per convinzioni di ultradestra isolazioniste e anche antisemite. E con le loro accuse a Netanyahu di aver trascinato Trump in guerra non fanno che scatenare l’antisemitismo.

Quando ha scritto “Il suicidio di Israele” la guerra all’Iran non c’era, oggi si sente di confermare quell’analisi?

Il modo in cui si stanno sviluppando le relazioni in Medio oriente porterà a una forte crisi non solo di Israele, ma anche del mondo ebraico in generale. Oggi per gli ebrei non suprematisti è estremamente difficile ritrovarsi da una parte con una politica del governo israeliano che rifiutano, e dall’altra con una marea crescente di persone che non sono antisemite in partenza, ma che reagendo alle politiche del governo israeliano sono portate a reazioni estremamente negative che corrono il rischio di convertirsi in critiche al mondo ebraico in generale. Il dato drammatico è che questa situazione non si limiterà a distruggere l’etica di Israele, ma in generale il pensiero ebraico e la sua capacità di influenza.