A Roatán, nell’isola senza regole dei nababbi della Silicon Valley. Acque limpide, barriera corallina, spiagge dorate. E ora anche un “porto franco” da capitalismo libertario spinto per anarco-nababbi alla Peter Thiel. Con zero regole e tassazione ai minimi. In Honduras. Mentre tutto intorno è miseria. Reportage

Il resort di Pristine Bay, nella stessa isola centramericana (Giovanni Porzio)

(di Giovanni Porzio – repubblica.it) – Roatán (Honduras). A cinque secoli dalla sciagurata spedizione di Gonzalo Pizarro in cerca della mitica El Dorado, un gruppo di neo-conquistadores digitali sembra infine aver trovato la città dell’oro in un’isola del Mar dei Caraibi. Roatán, un’ora di traghetto dalle coste dell’Honduras, è famosa per le sue acque cristalline, le immersioni nella seconda barriera corallina più grande al mondo e le spiagge da cartolina: gigantesche navi da crociera vi sbarcano ogni giorno centinaia di vacanzieri. Ma i turisti non sanno che in un angolo di quel paradiso tropicale alcuni investitori e nababbi della Silicon Valley stanno dando vita a Próspera, un controverso progetto di capitalismo libertario che si propone, niente meno, di “cambiare il corso dell’umanità”.Gli sponsor del progetto si rifanno ai testi di Ayn Rand, filosofa e scrittrice russa sostenitrice del capitalismo laissez-faire, emigrata nel 1926 negli Usa dove collaborò con la Commissione per le attività antiamericane di Joseph McCarthy; e più recentemente alla teoria delle “charter cities” elaborata dall’economista e premio Nobel Paul Romer: città-modello che, catalizzando tecnologia e investimenti, avrebbero contribuito alla crescita dei Paesi in via di sviluppo.

Un chiosco nel villaggio di Crawfish Rock, a Roatán, in Honduras. (Giovanni Porzio)

“República bananera”

L’Honduras, dove la metà della popolazione vive sotto la linea della povertà, era il banco di prova ideale: una “república bananera” (nel Novecento la United Fruit e le altre compagnie bananiere possedevano 40 mila ettari di terra), con una storia di colpi di Stato e di governi corrotti e asserviti a Washington. Nel 2009, dopo l’ennesimo golpe, fu approvata una legge che autorizzava la creazione di zone di sviluppo speciale. La Corte suprema la dichiarò incostituzionale, ma i giudici furono destituiti e tre anni dopo il Parlamento presieduto da Juan Orlando Hernández approvò un decreto che istituiva le Ze-de (Zonas de Empleo y Desarrollo Económico), da cui Próspera è nata. Non senza intoppi e strascichi legali. Hernández, che riuscì a vincere due consecutive elezioni presidenziali platealmente truccate, fu in seguito arrestato, estradato negli Usa e condannato a 45 anni di carcere per narcotraffico: è stato graziato lo scorso dicembre da Donald Trump. Xiomara Castro, succeduta al narco-presidente, ha ottenuto l’abrogazione della legge sulle Zede, ritenute contrarie all’interesse nazionale, ma Próspera non ne ha tenuto conto e ha risposto con una causa internazionale del valore di 11 miliardi di dollari, pari a circa il 40 per cento del Pil honduregno, sostenendo che l’Honduras stesse violando gli obblighi contrattuali nei confronti degli investitori.La disputa non avrà seguito in tribunale, visto che in gennaio al posto di Xiomara si è insediato Nasry Asfura, uomo di Trump e dei suoi amici miliardari. Ma chi sono gli sponsor di Próspera? E cosa stanno davvero facendo a Roatán?

I finanziatori

La società, Honduras Próspera Inc., è registrata nel Delaware a nome di Erick Brimen, imprenditore venezuelano che figura come amministratore delegato e che ha speso centinaia di migliaia di dollari per influenzare il Congresso di Washington a favore del suo progetto. Tra i finanziatori spiccano l’anarco-capitalista e teorico libertario Patri Friedman, nipote dell’alfiere del liberismo economico Milton Friedman; Balaji Srinivasan, investitore e tecnologo delle criptovalute, che nel suo libro The Network State prevede la sostituzione degli Stati-nazione con micro stati privati e comunità digitali; Marc Andreessen, uno dei pionieri del web e dell’intelligenza artificiale; e il venture capitalist e libertario radicale Peter Thiel, tycoon miliardario della Silicon Valley, co-fondatore (con Elon Musk) di PayPal e di Palantir, la società di software specializzata nell’analisi segreta dei “big data” utilizzata dalle agenzie di intelligence, dall’esercito americano e da numerosi governi. Nomi che ricorrono anche nelle altre smart cities in gestazione, come l’East Solano Plan nella baia di San Francisco, Liberland tra Serbia e Croazia o Praxis, un cripto-stato che dovrebbe sorgere in California o “da qualche parte nel Mediterraneo”.

A disposizione dei residenti della “startup city”, anche il Bitcoin Center (Giovanni Porzio)

Vantaggi palesi

Próspera è invece già in funzione. Per accedere alla “startup city” bisogna munirsi di un permesso online, attraversare le foreste e le colline di Roatán per una strada a tratti sterrata e superare i controlli delle guardie private che presidiano la zona. Non è ancora una città, anche se conta 350 aziende e un numero variabile di abitanti, in gran parte e-residents che vivono altrove. Consiste per ora di un edificio residenziale di 14 piani, la Duna Tower, completo di piscina, palestra e spazi di co-working, e collegato con la navetta “Liberty Line” al Bitcoin Center e a Pristine Bay, un lussuoso resort con spiaggia privata, campi da tennis, golf a 18 buche e una scuola Montessori per i figli dei “nomadi digitali” che lavorano al progetto. I vantaggi per gli investitori sono palesi: tasse all’1 per cento, registrazione di una società “in sei click online”, transazioni in criptovaluta, arbitrati privati per le controversie, governance digitale, totale libertà di ricerca, possibilità per le imprese di aderire a normative giuridiche estere e di aggirare i regolamenti nazionali e i protocolli internazionali nei campi più avanzati dell’innovazione tecnologica e biomedica.Infinita VC, il primo fondo di venture capital con sede a Próspera, fondato dal tedesco Niklas Anzinger, finanzia soprattutto startup nei settori della terapia genica e delle biotecnologie come Minicircle e Symbiont Labs, che propongono trattamenti per allungare la vita “rendendo la morte opzionale” o di trasformare gli esseri umani in cyborg, organismi cibernetici, mediante l’impianto di chip sottocutanei. Principale testimonial di Minicircle è il biohacker e guru dell’immortalità Bryan Johnson, che a Próspera si è sottoposto a una terapia a base di follistatina (un’iniezione nell’addome costa 25 mila dollari) che non è autorizzata da alcuna autorità sanitaria del pianeta.Gonçalo Hall, imprenditore portoghese che incontro a Pristine Bay, minimizza queste pratiche ai limiti della legalità: «Siamo solo una delle cinquemila zone economiche speciali oggi esistenti al mondo, create per attirare investimenti in un ambiente fiscale favorevole, senza burocrazia, corruzione e controlli asfissianti. L’obiettivo di Próspera è formare una comunità di ricercatori che si scambiano idee ed esperienze per stimolare l’innovazione e l’economia. Il resto sono fantasie». Può darsi. Ma intanto, almeno finora, l’economia dell’isola non ne ha tratto alcun beneficio. E gli abitanti della zona sono sul piede di guerra.A cinque minuti di cammino dalla Duna Tower e dai bancomat che sfornano Bitcoin, il villaggio di Crawfish Rock, 700 neri caraibici appollaiati su palafitte con il tetto di lamiera, una scuola elementare senza banchi e senza libri, una pulperia che vende banane fritte e CocaCola, sprofonda nella povertà e nell’abbandono, nelle piaghe della droga e dell’alcolismo.

Pescatori a mani vuote

Ariel Webster, 77 anni, pulisce le cernie e i barracuda che ha pescato pagaiando tra le mangrovie dall’alba al tramonto. «Oggi è andata bene» dice. «Ma spesso torno a mani vuote. Devo sfamare una famiglia numerosa e un terzo del pescato è per il proprietario della canoa». Gli occhi azzurri di Ariel, chissà da dove vengono, sono pieni di tristezza e di rassegnazione. Una delle sue figlie è rimasta vedova, con cinque bambini, e la sua palafitta cade a pezzi, come le altre del paese. «Da noi i turisti non vengono» racconta. «Scendono dalle navi dall’altra parte dell’isola, si fermano per poche ore, comprano un po’ di T-shirt, scattano qualche selfie e se ne vanno. I gringos sono arrivati qui con le tasche piene di dollari, hanno comprato i terreni e hanno cominciato a costruire».«Ci hanno ingannato» sostiene Luisa Connor, leader della comunità di Crawfish Rock, che dal 2020 si batte contro Próspera. «Credevamo volessero costruire un resort. Poi ci siamo accorti che progettavano di espandersi espropriando le nostre terre ancestrali. Ma noi continueremo a difendere la nostra cultura e le nostre case. Da qui non ce ne andremo».La comunità è divisa. La smart city impiega come manovali e giardinieri soprattutto lavoratori importati dalla Moskitia honduregna, con salari di 9.000 lempiras (400 dollari al mese) e senza diritti sindacali, ma anche giovani del villaggio come Henry, che ha aperto a Próspera una startup di noleggio auto e gestisce la navetta Liberty Line. «L’indotto» afferma «genera profitti anche per la popolazione locale».Intanto, a poche centinaia di metri dalla catapecchia di Ariel Webster, le ruspe sono in azione. La società Nomad Homes si appresta a realizzare una serie di abitazioni modulari disegnate dallo studio di architetti Zaha Hadid, mentre ai 400 ettari di Próspera si sono aggiunti, sulla terraferma, il porto di Satuyé, a La Ceiba, e la zona economica speciale di Morazan, a San Pedro Sula, fondata dal finanziere italiano Massimo Mazzone, proprietario di una catena di farmacie finite sotto inchiesta per la presunta distribuzione di medicinali alterati.Ma il nocciolo della questione, secondo Michele Kettmaier, uno dei più autorevoli studiosi dei media digitali e dell’impatto sociale delle tecnologie, è un altro. «Próspera» argomenta Kettmaier nel suo blog Informazione civica «non è soltanto una città-startup; è un prototipo di governance post-statale, un esempio tangibile di ciò che può accadere quando la legittimazione politica viene trasferita a soggetti che non rispondono a un bene comune ma a un portafoglio di investimenti. Il cuore del dispositivo non è la fiscalità leggera, né la promessa di innovazione, ma l’idea che la sovranità possa essere spacchettata in componenti, resa modulare, ricomposta in un regime privato dove la legittimazione non proviene dal popolo ma dal capitale e dove le regole non sono vincolate a un processo deliberativo, ma al modello di business di una società che opera come infrastruttura politica oltre che finanziaria».Una cosa è certa: nella città-Stato governata dagli algoritmi e dai “nomadi digitali” non ci sarà mai posto per i pescatori di Crawfish Rock.

Sul Venerdì del 27 marzo 2026