(Daily Mail) – Donald Trump lascia intendere pubblicamente che un cessate il fuoco con l’Iran sia ancora possibile, ma – secondo fonti anonime del Dipartimento della Difesa – il Pentagono e la Casa Bianca starebbero preparando un’operazione molto diversa: un attacco su larga scala via aria, mare e terra per riaprire lo Stretto di Hormuz e colpire definitivamente Teheran.

Nel frattempo emerge un retroscena controverso: come riportato da fonti interne, il presidente seguirebbe quotidianamente l’andamento della guerra attraverso video-montaggi spettacolari dei bombardamenti, proiettati nella Situation Room. Clip di pochi minuti mostrerebbero “highlights” delle operazioni – tra migliaia di obiettivi colpiti – con immagini di esplosioni e distruzione.

Secondo diverse testimonianze, Trump sarebbe fortemente orientato alla dimensione visiva e richiederebbe continuamente nuovi filmati, discutendone poi con il suo entourage – tra cui Susie Wiles, Marco Rubio e il generale Dan Caine – e persino con giornalisti al telefono. La Casa Bianca ha smentito che la Situation Room sia trattata come un “cinema”, ma non ha negato l’esistenza dei briefing video.

Critici a Washington temono che questa esposizione continua a immagini di guerra stia alterando la percezione strategica del conflitto, alimentando una sorta di “dipendenza da distruzione”. Parallelamente, la comunicazione ufficiale diffonde contenuti propagandistici, con video che mescolano bombardamenti reali, meme e persino elementi da videogiochi.

Trump, che si era presentato come candidato anti-guerra, ha invece ampliato le operazioni militari in più teatri e sembra vivere il conflitto anche come spettacolo mediatico. Episodi recenti – come il racconto entusiasta di raid militari o la confusione tra video reali e falsi – alimentano le preoccupazioni.

Anche tra i repubblicani cresce il disagio: alcuni esponenti avrebbero lasciato un briefing segreto sull’Iran accusando l’amministrazione di scarsa trasparenza. Alla vigilia delle elezioni di medio termine, si diffonde il timore che il presidente abbia perso il contatto con la realtà e che la gestione della guerra sia influenzata più dall’impatto visivo che da una strategia lucida.