Se questo rifiuto non diventa una proposta coerente, accadrà quello che accade da anni: una fiammata, e poi il ritorno all’astensione

(Ferdinando Boero – ilfattoquotidiano.it) – Il referendum ha respinto la riforma della giustizia, con circa il 54% di No e un’affluenza intorno al 59%. Il dato più interessante è che i giovani, in massa, si sono espressi contro la proposta del governo e, con loro, molti che di solito non votano: non per sostenere qualcuno, ma per fermare qualcosa. Si sono trovati d’accordo con le opposizioni, ma solo per dire No, non per dire sì a un programma, visto che la proposta era semplicemente di lasciare le cose come sono.
L’esito del referendum non è stato una vittoria dell’opposizione, ma una crepa nel sistema. Se le opposizioni la vogliono trasformare in qualcosa di più, devono fare una cosa semplice da dire e difficile da fare: chiarirsi idee e obiettivi. Non basta unirsi in cartelli e formule elettorali unitarie. È il contenuto.
Oggi i vari rappresentanti dell’opposizione hanno posizioni incompatibili su quasi tutti i temi decisivi: per questo gli elettori intermittenti non si fidano e, quindi, non votano. Il referendum ha mostrato che esiste uno spazio politico reale, fatto di persone che rifiutano l’offerta attuale e che, quando percepiscono un rischio, si attivano. Dire No non basta: bisogna offrire opportunità. Quel blocco sociale ha alcune caratteristiche precise, e i temi su cui si muove sono molto concreti.
1. Il primo è la guerra. Esiste una domanda diffusa di discontinuità rispetto alla logica del riarmo, basata sulla consapevolezza che le risorse pubbliche stiano cambiando direzione, dal welfare al warfare. Su questo punto l’opposizione è divisa e, quindi, non è credibile.
2. Il secondo è il reddito. Il lavoro povero è oramai la regola. Il salario minimo e il reddito di cittadinanza sono tentativi, imperfetti quanto si vuole, di rispondere a una realtà materiale. Ma anche qui l’opposizione è incoerente. Oscilla, corregge, arretra. E ogni oscillazione erode fiducia.
3. Il terzo è la precarietà, soprattutto giovanile. Il voto ha mostrato una cosa evidente: chi ha meno di quarant’anni vive in un altro Paese rispetto a chi decide. L’emigrazione è una necessità, più che una scelta. E questo produce una domanda politica fortissima: non solo lavoro e salario, ma riconoscimento e futuro.
4. Il quarto è il ruolo dello Stato. Le privatizzazioni sono state raccontate come una modernizzazione. In molti casi sono state una rinuncia. Sanità, infrastrutture, servizi essenziali: la percezione diffusa è di un peggioramento. La proposta non può essere “più Stato”, ma “uno Stato che funziona”. E questo richiede competenza, non slogan.
5. Il quinto è la transizione ecologica. Anche qui il problema non è l’obiettivo, ma la priorità. Se la percezione è che le risorse vadano alla guerra invece che alla riconversione ecologica, il consenso si sposta. Perché il tema non è l’ambiente in sé, ma il futuro che rende possibile.
Questi cinque punti sono una domanda sociale che, oggi, stenta a trovare una risposta coerente. Qui sta il problema, perché chiarirsi idee e obiettivi significa scegliere, e scegliere significa escludere. Vuoi stare su una linea atlantista e sostenere il riarmo? Allora perdi chi chiede discontinuità. Vuoi difendere il reddito e intervenire sul lavoro povero? Allora devi rompere con una parte della tua storia recente. Vuoi criticare le privatizzazioni? Allora devi spiegare perché le hai fatte, visto che sono stati politici di “sinistra” ad attuarle.
Non si può tenere assieme tutto e il contrario di tutto. Le elezioni non funzionano come il referendum. Il voto referendario rischia di essere effimero, perché chi si è mobilitato lo ha fatto per dire No. Non per dire sì a qualcuno. Si è trovato all’opposizione, senza essere dentro l’opposizione. Se questo rifiuto non diventa una proposta coerente, accadrà quello che accade da anni: una fiammata, e poi il ritorno all’astensione. Perché oggi il partito più forte in Italia non è a destra o a sinistra: è quello di chi non vota. E quando quel partito decide di votare, gli equilibri si spostano. O le opposizioni diventano una cosa sola, oppure non vincono, perché una piattaforma comune non può essere sostenuta da identità incompatibili. Il problema non è come si mettono insieme perché, così come sono, non stanno insieme.
I partiti ora all’opposizione potrebbero copiare la destra, abbracciando ognuno uno o più punti specifici e sostenendoli assieme, ciascuno con la propria identità. Forza Italia aveva in programma la riforma della giustizia, Fratelli d’Italia il premierato, la Lega l’autonomia differenziata. I tre obiettivi sono stati sostenuti da tutta la coalizione, come ha dimostrato la discesa in campo del presidente del Consiglio a favore di una riforma che non era la bandiera del suo partito. In questo le destre si sono dimostrate coerenti, con i risultati che conosciamo.
Le sinistre dovrebbero elaborare una strategia coerente, non continuare a muoversi per tattiche disconnesse. Gli obiettivi della destra non hanno convinto la maggioranza dei votanti, ma quella maggioranza non si trasformerà automaticamente in consenso per l’opposizione. Per portarla al voto non basta opporsi. Bisogna rappresentarla. Altrimenti, quel voto tornerà dove sta di solito: nell’astensione.
Nota: il referendum dice che i politici non sono al di sopra della legge e che, se la infrangono, la Magistratura ha il dovere costituzionale di intervenire.
Ecco, questa si chiama lucidità mentale vera.
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No, questo significa vivere su un altro pianeta. Ha elencato una serie di obiettivi del M5s e alcuni di essi sono stati già realizzati. Il problema è il Pd, che non ha una linea chiara su nulla.
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L’ articolo mette in evidenza altro. Ma cmq trovo molto interessante la parte finale del tuo commento: essere privo di una linea chiara è essenziale per il pd e non può essere altrimenti. E mi sono fatto una idea molto chiara (supportata dai fatti) di quali disastrose conseguenze porta il rapportarsi con questa disgrazia terrena chiamata pd.
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Occorrerebbe scegliere un candidato comune per guidare lo schieramento di opposizione, diverso da Schlein e da Conte. Troppi asti personali e politici tra i due gruppi e tra i due leader. Un personaggio in gamba e non ” bruciato” come lo sono oggi i due capi agli occhi dei reciproci alleati.
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Conte bruciato? Ma sei serio?
Gode di un consenso elevato ed è l’unico in grado di battere la Meloni, come dimostrano vari sondaggi.
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La introduzione di un federatore rappresenta una colata di cemento su ciò che resta del fu movimento.
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Non c’è bisogno di un federatore, ma di mettersi d’accordo sui temi, cosa piuttosto complicata visti gli argomenti divisivi…
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La guerra ingloba tutti gli altri argomenti . Se spendi i soldi per Riano e Nato, cosa resta per gli ialtri ndici di spesa( sanità welfare pensioni ,detassazione ,servizi sociali etc…)? E cosa resta nel portafoglio se una parte se ne va in inflazione ? E come fai ad accendere il riscaldamento se non arriva il gas ? Questionario per Shlein ,Renzi e la ciurma che li segue senza capire un c..
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Amarcord
Analisi puntuale ed elevata.
Non esiste “uditorio” adeguato.
Men che mai “geniali condottieri”.
L’unico che avrebbe qualche sparuta possibilità ha capito che si deve ballare un valzer per non ballare una mazurka.
Ma non si può ballare da soli.
E si è “adeguato”.
Deve ogni giorno passare da un talk show ad un altro per non farsi dimenticare.
Esattamente come gli altri.
Al massimo può “rubicchare” voti all’altro concorrente ma sa di non poterne guadagnare di nuovi.
Alla fine, vincerà l’italiano adagio
“finché la barca va lasciala andare”.
Che neanche si può ballare.
Con le sole differenze.
Sempre più stretta
Con meno “passeggeri a bordo”.
50 anni fa, in questi mesi, nasceva con estrema difficoltà qualcosa che esisteva solo come cartello elettorale.
Democrazia Proletaria.
E ad inventarlo c’erano “compagni” che poco a poco si sono trasferiti in cielo.
Peppino, Gino, Rossana, Luigi, Alexander, Nadia. Lucio …
Qualcuno ha cambiato vestito, casacca, partner, cervello ed è approdato in lidi più sicuri.
Il PCI di allora mediante il suo principale rappresentante, Enrico, gli fece una guerra senza esclusione di colpi.
“Non disperdete il voto”
“voto utile”.
Anche con mezzi che dire infami è un eufemismo.
La causa legale minacciata per impedire la presenza del simbolo con falce e martello, motivo per cui fu necessario inventare la alternativa comica “falce e tenaglia”.
Quel PCI, quell’Enrico, consideravano talmente “elevati” i propri elettori che li dovevano pilotare.
Enrico recitava ad ogni elezione il numero da avanspettacolo con la mossa “facsimile”:
“la croce mettetela qui, nel primo simbolo in alto a sinistra.”
E per essere certo della locazione, imponeva da 30 giorni la presenza a turno di massa di membri del partito nel luogo in cui si presentavano ritualmente i simboli di partito.
Quanto l’altro numero della firma in diretta TV al prospetto dell’improvvisato notaio dott.Vespa era “indecoroso”?
Oggi lo avrebbe fatto quell’Enrico?
Il risultato raggiunti da DP fu un fallimento, perchè appunto “finché la barca va…”
Solo 6 deputati
Poi quegli “avventuristi” piano a piano si sciolsero, anche individualmente si aprirono ferite immense.
Matrimoni saltati in aria, liti tra apparentemente simili, rifugio nel privato, nelle droghe, nelle formazioni armate.
Nel chissenefrega generale.
qualche eccezione
Peppino tornò ad operare nella sua Sicilia.
e la sua fine fu anche la dimostrazione di quanto Enrico e i suoi avessero sbagliato.
Enrico non poteva non accorgersene: lo aveva preceduto.
Gino si imbarcò in quell’avventura testarda di voler salvare i feriti delle guerre lì dove c’erano le guerre.
Luigi rimase fino in fondo a testimoniare il suo esser nato come partigiano ma non smettere di viaggiare alla prima fermata e vivere di allori. Restò fino all’ultimo a scrivere le 20 righe quotidiane al massimo al giornale fondato anche da lui: “un giornale è buono se il giorni dopo serve ad incartare il pesce”.
Con i due nascosti significati uno esplicito l’altro nascosto.
La ragazza del secolo scorso, Rossana, ne ha fatte di cotte di crude ad un livello che nessuno degli attuali “outsider” neanche si sogna di raggiungere.
Lucio che dopo la scomparsa dell’amore della sua vita. ha resistito per anni e poi ha scelto la strada del suicidio assistito.
Come Alexander che lo ha imitato aiutato da un albero.
Quelle ferite sono ancora aperte insieme a tutto il “veleno” collegato.
Forse è meglio che lo si sappia poco, la ignoranza aumenta la “credulonità” che un voto su un programma che è tanto richiesto quanto irrealizzabile, possa far nascondere l’inciucio obbligato che parte dalla scelta del “santo ammaliatore”.
Finirà come allora.
I massimi “esponenti” candidabili sono inadeguati al compito.
Gli elettori in buona parte non hanno voglia di partecipare ad un gioco dove coloro che “vincono”, ammesso che vincano, non sono certo loro.
Il 24 Marzo è data “storica” non per il referendum del NO all’inguacchio scritto male e perseguito peggio dai personaggi di destra in cerca d’autore ma per quei 335 trucidati alle Fosse Ardeatine nel 1944 a cui nessuno ha dedicato una sola parola di ricordo ubriacati nell’illusione di chissà quale vittoria.
A quelli il piacere di assaporare il valore assoluto anche nella inevitabile lenta obsolescenza della
Costituzione della Repubblica Italiana
non è stato dato.
Così come alle migliaia di morti ammazzati dai Tedeschi a dagli alleati fra cui i 184 angioletti “i Piccoli Martiri” che avevano la sola colpa di essere a scuola in quel di Gorla, e di cui non abbiamo saputo neanche chiedere “conto e giustizia” agli alleati.
Anche gli aspiranti italiani delle zone di Trieste A e B che erano governati dalle leggi USA che si ritrovarono poveri e obbligati al trasferimento circa dieci anni dopo-
Anche la ultima aggregata Val D’Aosta.
La prima regione liberata totalmente dai tedeschi fu la Sardegna senza bisogno di supporto Alleati.
Non fu onorevole, un altro inciucio, ma libera.
Messa immediatamente a disposizione degli Alleati.
Una Costituzione “parziale”, ma meglio che niente.
Per quel che vale
Grazie
a quelle “primipare del voto” che il 2-3 Giugno del 1946 hanno scelto
“meglio il nuovo incerto che quel passato certo”.
Io le ho viste nelle foto, con le pettinature d’epoca, tutte Regina Margherita imitanti, in fila per ore,
educatamente, eleganti con i loro “cicli”, prolassi, menopause, mariti da bruciare ma resistenti.
Forse loro già sapevano che in quella matita e quel pezzo di carta convergevano le speranze illusorie di future migliore per i loro pronipoti meglio di qualunque altro fine oratore.
Imitando un amico
“mi piacerebbe un giorno portarle tutte al mare”.
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Per una vera informazione nei confronti del popolo italiano , i veri giornalisti parleranno non di nomi e di chi vincerà le primarie nell’opposizione, ma di Programmi che l’Opposizione dovrà avere per poter riunirsi in una vera coalizione consapevole dei problemi del popolo quali la sanità , i salari bassissimi , abolire immediatamente la legge Nordio che ostacola le indagini limitando a 45 gg. le intercettazioni e l’uso dei troyan nonchè la legge Cartabia che abolisce la procedibilità d’ufficio dei reati , se non c’è la querela della persona vittima del reato. Ripristinare il Reato di abuso di Ufficio per combattere la corruzione dei politici. Questo tanto per iniziare……
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