Il referendum ha dato un risultato che sarebbe irresponsabile pensare possa essere traslato alle elezioni politiche. Quel risultato però contiene dei messaggi chiari

(Domenico Valter Rizzo – ilfattoquotidiano.it) – Meloni e la destra estrema che governa il Paese nel breve volgere di un lunedì di marzo si sono trovati ad affrontare una condizione che rappresenta il loro peggiore incubo. Finire come Matteo Renzi che, dopo la batosta referendaria si ritrovò con un partito che precipitò dal 30 al 18 per cento. Meloni sa perfettamente cosa rischia e per questo è palesemente nel panico e il panico, si sa, è sempre un pessimo consigliere. Ha tentato di correre ai ripari tagliando tre teste.
I giornali d’apparato stamattina puntano tutti sul repulisti, a sottolineare la purezza della leader che caccia i mercanti dal Tempio, riproponendo l’adagio del Ventennio che, di fronte alle nefandezze e le incapacità del regime rantolava: “se lo sapesse il Duce”. Meloni si è ritrovata al centro di una tempesta perfetta: la sconfitta pesante al referendum arriva dopo tre anni di promesse totalmente non mantenute, che hanno piano piano fatto infuriare il suo elettorato e si pianta come un chiodo in una congiuntura drammatica acuita dalla guerra in Medio Oriente, scatenata dai due leader nei confronti dei quali Meloni ha mostrato ben di più che semplice acquiescenza. Una crisi economica ogni giorno più pesante per le famiglie e per le imprese. Meloni sa che può scivolare – come fu per Renzi, e ancor prima (per chi ne avesse memoria) per Bettino Craxi – in una slavina inarrestabile. Sconfitta al referendum rischia di diventare un Re Mida rovesciato.
Ho fatto questa premessa per arrivare ad un punto che è a mio avviso assolutamente centrale. Di fronte ad una destra che, mai come adesso, è vulnerabile, il centro sinistra e in particolare il cuore di quello che dovrebbe essere il Campo Largo, ovvero PD, M5S e AVS, è in grado di schierarsi in battaglia ed essere vincente, liberando il Paese dalla morsa di una destra pericolosa e soprattutto incapace? La risposta è: forse, ma a determinate condizioni.
Il referendum ha dato un risultato che sarebbe irresponsabile pensare possa essere traslato alle elezioni politiche. Ma non si può assolutamente prescindere da quel risultato, perché contiene dei messaggi politici chiari. In primo luogo il referendum, per sua natura è divisivo, indica infatti solo due strade – il Si o il No – pone alternative chiare. Questo ha avuto un impatto importantissimo sull’affluenza. Gli elettori sapevano per cosa stavano votando, potevano identificarsi in una scelta. Leggevo su La Repubblica una delle tante interviste fatte ai giovani che hanno avuto un ruolo fondamentale nella vittoria del No. La nostra generazione – questo era il senso del ragionamento del giovane elettore – non è apatica, disinteressata, è che non ci sentiamo rappresentati. Parole che ci portano nel cuore del problema della rappresentanza.
Chi e cosa vuole rappresentare il Centro sinistra? La generazione Z, ma anche i diciottenni hanno mostrato di aver voglia di protagonismo e non solo votando al referendum anche a costo di sobbarcarsi sacrifici e disagi. Lo hanno dimostrato prima del 22 e del 23 marzo. Sono stati protagonisti di mobilitazioni che, nel giro di pochi mesi, sembrano dimenticate, ma che hanno indicato precisi temi programmatici. La più recente è quella contro il genocidio perpetrato dal governo Israeliano a Gaza. Una mobilitazione che ha portato un fiume sterminato di popolo composto in una parte importante da giovani e giovanissimi, molti alla loro prima manifestazione. Abbiamo di fronte ragazzi che se hanno una buona causa non esitano a mobilitarsi. Giovani che hanno subito insulti e provocazioni e in alcuni casi – vi ricordate di Pisa – violenze inaccettabili, eppure non si sono arresi, non hanno abbassato la testa.
Ci sono stati e ci sono. Ma non solo.
Molti sembrano aver scordato le grandi mobilitazioni per la difesa dell’ambiente per chiedere misure vere contro il riscaldamento globale e quelle per il diritto allo studio. Diritto costituzionalmente garantito. Ed ecco che torna sempre lei, la Costituzione. La stessa Carta che hanno difeso col No al referendum. Molti di quei ragazzi, e non solo loro, però alle politiche e alle europee sono rimasti a casa, non hanno votato, non per sciatto disinteresse, ma perché nessuno a sinistra è riuscito a capire i loro bisogni, le loro istanze.
Credo che se si vuole cacciare questa destra bisogna partire dalla politica, eliminando le fumisterie da convegni e avanzare proposte semplici, precise. Cose da fare che si possano spiegare anche nello spazio limitato dei social che questa generazione usa in vario modo, ma anche per veicolare messaggi e contenuti politici. Bisogna ascoltare di cosa hanno bisogno, cosa vogliono, cosa li fa indignare, che visione hanno della realtà del futuro. Lo ha fatto Zohran Mamdani e ha vinto. Le loro mobilitazioni spiegano che non si pò essere per la difesa del popolo palestinese e contemporaneamente avere in casa la cosiddetta Sinistra per Israele che sostiene un criminale ricercato dalla CPI come Netanyahu o sentire dire che uno stato criminale e aggressore va comunque supportato.
Bisogna scegliere da che parte stare e bisogna avere coerenza, quindi se è giusto affermare che se uno Stato aggredisce si sta dalla parte dell’aggredito e contro l’aggressore, questo deve valere sempre, per l’Ucraina e per l’Iran, non può funzionare solo in alcuni casi. Non è una posizione da centri sociali, ma è la posizione del Primo Ministro della Spagna. Il centro sinistra sarà capace di mettere nel programma parole semplici come quelle del Presidente Sanchez?
E questo non vale solo in politica estera. Bisogna pensare ad una serie di misure per sostenere realmente il diritto allo studio. Alcune sono misure semplici: garantire uno sgravio fiscale alle famiglie che pagano affitti per i figli fuori sede (il che farebbe emergere gran parte dei contratti in nero), investire nella realizzazioni di alloggi per gli studenti a prezzi calmierati, imporre una scontistica sui trasporti; ridisegnare il prelievo fiscale che non può essere quasi totalmente a carico del lavoro dipendente e dei pensionati e non si può più prescindere da una patrimoniale sui redditi elevatissimi. Tassare le banche e i super ricchi per garantire servizi a chi sta peggio. Sono misure essenziali e chiare soprattutto di fronte ad uno scenario nel quale l’Inflazione morderà sempre più ferocemente il potere di acquisto di salati e pensioni.
I giovani dalla destra hanno ricevuto leggi liberticide, nessun aiuto per il loro futuro, un’organizzazione dell’università demenziale, molto spesso un biglietto di sola andata per l’estero. La destra ha fatto questo ed anche peggio. La domanda che pongo è cosa propone il centro sinistra, come li vuole rappresentare?
Ho fatto alcuni esempi per dire che se il centro sinistra vuole vincere deve trovare il coraggio di essere divisivo. Deve scegliere da che parte stare. Non si possono mettere insieme il diavolo e l’acqua santa, non si può essere dalla parte dei lavoratori e contemporaneamente dalla parte di una borghesia stracciona che ha saputo solo drenare soldi pubblici e ha sempre puntato a ridurre il lavoro e i diritti. Al referendum un elettore su due non aveva votato alle politiche e alle europee. Sono in larga parte loro, non il centro astratto di un Calenda in cerca di se stesso, Riportarli a votare è la vera sfida. Gli elettori per tornare a votare a sinistra chiedono che la sinistra faccia la sinistra. Che si archivi definitivamente la politica del “ma anche…”. Se Calenda o la signora Picierno storceranno il naso potranno sempre spostarsi nel centro destra. Non credo che saranno in molti a versare lacrime per la loro assenza.
Renzi invece può andare bene?
Avete il terrore di esporvi?
La sinistra se vuole vincere deve metterti giù un programma radicale!
Partendo dalla politica estera, perché influisce profondamente sulle vite di tutti i cittadini.
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seeeh, il pd-l che caccia le cariatidi, i vecchiacci arrapati di potere, le cornacchie e le prefiche, gli insulsi e gli insignificanti, ben contenti che l’abuso d’ufficio sia stato abolito, che ammorbano la sedicente sinistra in combutta coi destron2i, l’elenco riempirebbe un libro di 300 pagine…!
ecco, da vecchiaccio che ha perso ogni speranza, dico ai giovani: lasciate ogni speranza. fuggite da questo paese marcio, corrotto, criminale, irridemibile
con tremila miliardi di debiti non c’è nessuna possibilità di sfuggire alla bancarotta…
presto succederà come e peggio di quello che è accaduto in grecia qualche anno fa.
finché siete in tempo, comprate un biglietto del treno, attraversate le alpi e non voltatevi indietro.
lasciate che i morti (cone me) seppelliscano i morti…!!!
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La sinistra ha già sguinzagliato tutti i suoi sherpa portatori d’acqua per accaparrarsi il voto delle generazioni abcd…z, che finalmente aprono uno spiraglio di possibilità per il campo largo. Serra e Formigli ieri sera hanno analizzato il voto capendo tutto quello che glialtri non hanno capito.
L’ho già scritto più volte ma mi piace ripeterlo: se il M5S entrerà in una coalizione per far vincere il PD invece del cambiamento, non avrà mai il mio voto!
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e io ripeto che la coperta è corta, poi chiedere al pd un programma di sinistra è pura utopia, cosa rimane? partiti con un bacino di voti insufficiente a fare qualsiasi cosa se non opposizione
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E’ notizia di oggi che lo scorso anno l’Italia ha speso 45 miliardi in armi!
Nessuno che contrasti questo spreco di risorse che si potrebbero destinare a tutti quei nobili suggerimenti nell’articolo.
Finche non ridurremo questa spesa inutile e dannosa (che fa felice solo Rutte e company) non potremo soddisfare le istanze dei giovani che hanno votato per il NO.
Questo è il primo punto da mettere nel programma del “campo largo” se vogliamo avere qualche chance di battere la destra. E chissenefrega della frangia del PD che è contraria.
Qualcuno batta un colpo.
G.Mazz.
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