Maxi-No alla riforma P2. Costituzione salva con 14.461.074 voti. Il Sì avanti solamente in 3 regioni su 20. Netta sconfitta della destra: 53,74% a 46,26%

(estr. di Lorenzo Giarelli – ilfattoquotidiano.it) – […] Due mesi fa sembrava non esserci partita, oggi invece la destra deve incassare: gli italiani spazzano via la riforma Nordio sulla separazione delle carriere con una maggioranza neanche troppo risicata. Finisce 53,7 a 46,3 per cento per il No, 14 milioni e mezzo di elettori a 12,4; schiaffo in faccia a chi paventava stupratori in libertà in caso di mancata riforma della Costituzione. La Costituzione, appunto. Lo stravolgimento di 7 articoli della Carta è scongiurato e le analisi non mancheranno, per un voto che inevitabilmente è stato sia politico sia di merito, ma che rispetto agli ultimi anni di deserto alle urne porta con sé un dato di fatto: la difesa della Costituzione ha mobilitato molto più di quanto si prevedesse, con un’affluenza finale al 58,9 per cento. Tanto per dare l’idea, alle Europee del 2024 votò soltanto il 50 per cento degli aventi diritto.
[…] La destra corre a minimizzare, Giorgia Meloni parla di “un’occasione persa” e il ministro Carlo Nordio invita a “non attribuire un significato politico” al risultato, come si trattasse di un passaggio impiegatizio. Tutt’altro umore nel fronte del No, che con Giovanni Bachelet evoca “la vittoria partigiana” e tra i partiti, dal Pd al Movimento 5 Stelle, indica già la rotta per costruire un’alternativa di governo, per esempio parlando apertamente di primarie. Ci sarà tempo.
Intanto i dati aiutano a interpretare il voto. A trainare il No sono state le grandi città, non a caso quasi tutte guidate da giunte giallorosa. Come segnala Youtrend elaborando i dati del Viminale, nei Comuni con più di 500 mila abitanti (Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Genova) i contrari alla riforma sono stati il 63,5; nelle città con un numero di residenti tra 100 mila e 500 mila (una quarantina, in testa Bologna, Firenze e Bari) il No ha sfiorato il 59 per cento. Sono queste le città che hanno fatto anche volare l’affluenza.
Qualche esempio. Nel Lazio ha votato circa il 62 per cento, dato portato in alto dal 64 per cento di Roma in cui ha stravinto il No, 60 a 40. In Lombardia il Sì ha vinto col 53 per cento, ma Milano ha contribuito a mitigare il distacco, visto che in città il No è arrivato al 58.
[…]
E poi ci sono le storiche roccaforti di sinistra, decisive. Le Regioni con affluenza più alta sono state Emilia-Romagna e Toscana, appaiate al 66 per cento. In entrambi i casi il No ha superato la media nazionale: 57,2 nella Regione guidata da Michele De Pascale e oltre il 58 per cento nella terra governata da Eugenio Giani. Il No stravince pure in Campania, dove il Sì non arriva al 35 per cento e a Napoli c’è il record del 75 per cento di No. Alla destra restano il Veneto (Sì al 58 per cento), la già citata Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia (54 a 46) e null’altro: neanche la Calabria di Roberto Occhiuto (vince il No col 57 per cento), neanche le Marche del meloniano Francesco Acquaroli (No avanti di 8 punti), men che meno la Sicilia di Renato Schifani (61 a 39).
Una disfatta da intrecciare coi primi flussi sul voto raccolti dal consorzio Opinio Rai. Alla fine, il Pd è il partito che “perde” meno elettori, nel senso che solo il 9 per cento di chi se ne dichiara elettore ha votato Sì, contro la linea del partito. Segno della scarsa rilevanza della minoranza interna. Un 13 per cento di 5S tradisce la linea, ma a sorprendere di più è il 18 per cento di elettori FI per il No. Non male per una riforma berlusconiana, così come colpisce, secondo Youtrend, il 32 per cento di calendiani per il No.
[…]
Oltre all’11 per cento ribelle in FdI e al 14 nella Lega, l’altro dato da non trascurare è quello su chi alle Europee si è astenuto e invece stavolta è andato alle urne. Tra questi delusi, il No stravince 58 a 42, così come stravince tra chi ha meno di 35 anni, 61 a 39. Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli parte di Opinio Rai, spiega: “Il No ha vinto anche grazie ai giovani. Molti di loro non avevano votato alle Europee e la sfida per il Campo largo sarà trovare un collante capace di motivarli”. Un popolo in cerca di rappresentanza, forse stufo dei partiti ma a cui il destino della Costituzione sta a cuore. Una lezione o forse anche più, per chi saprà capirla.
boh!
al seggio oltre alla tessera ho consegnato la carta d’identità, nessuno mi ha chiesto come ho votato nel 2022, quindi sto’ Giarelli come fa a dare numeri e percentuali? Ha già girato tutti i seggi d’italia?
Siamo alle solite, i sondaggisti non ne azzeccano una, ma continuano imperterriti a darci le percentuali dell’aria fritta.
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Sondaggi telefonici e statistiche, Adri!
Mica chiedono ai seggi…altrimenti come farebbero quando non ci sono votazioni?
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… A parte che con i dati delle carte d’identità, sgamano età, li confrontano con altre votazioni etc
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mah! fino ad ora il refrain dei sondaggi è “non li hanno visti arrivare”
perchè non li fanno, o li fanno tra di loro
i sondaggi sono farlocchi!!! non ne azzeccano mai UNO
Eppure l’informazione ne fa un teorema e una formula esatta, di conseguenza i politici prendono decisioni su delle informazioni fasulle costruite a tavolino.
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Non esageriamo,Adri… formula esatta no, ma indicativa sì…
“Della vittoria del NO si sapeva, ma non si poteva dire…”
(Mentina)
LORO ce li hanno, i sondaggi veri…poi, che NON possano essere matematicamente esatti è ovvio…
Ma l’analisi dei dati SUCCESSIVI si basa su numeri reali.
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Mi dite come si presenta una sinistra, che contro il blocco mediatico delle destre in tv e giornali, non presenta nessuna rete televisiva e deve avere un giornale come l’Unità diretto da un Sansonetti che odia i magistrati e ha fatto campagna per il Sì???
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Beh, sarebbe ora di mettere in piedi un canale TV di sinistra.
Detto questo, il FQ non è certo giornale di destra, e nemmeno Repubblica.
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Repubblica? Venduta ai greci.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/23/repubblica-gedi-venduta-antenna-elkann-intervista/8334052/
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sveglia, il FQ non è di destra e non è di sinistra, anche se il direttore MT è un liberal di destra (ovviamente non di questa destra cialtrona e nostagica), sulla repubblica stendiamo un velo pietoso, all’epoca del berlusca era un giornale di centrosinistra, poi è diventato un giornaletto nella sfera dei riformisti, ovvero i piddini di destra
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Ma per favore non diciamo fesserie. Il FQ è sempre stato un giornale filo M5s e filo Conte. E’ innegabile. Come innegabile è il fatto che il M5s sia un partito di sinistra.
Quanto a Repubblica, è sempre stato un giornale di sinistra e lo è ancora. Non sarà comunista, ma chi lo è più?
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