«Abbiamo già presentato una mozione per chiedere la revoca del sottosegretario» dice l’ex premier, che accusa la destra di «spregiudicatezza». In politica estera, raccomanda di rispedire le accuse di Trump al mittente e propone al Pd di trovare insieme «nuovi criteri di coordinamento internazionale»

(Daniela Preziosi – editorialedomani.it) – Giorgia Meloni dice che il sottosegretario Delmastro è stato «leggero» a mettersi in società con la giovane figlia di un prestanome di un clan, ora indagata. E allora la prima domanda a Giuseppe Conte – non si parlerà di referendum perché è giorno di silenzio elettorale, anche se dal fronte del Sì se ne infischiano – è: è sostenibile la “leggerezza” del sottosegretario?
Presidente, fino a quando Meloni potrà sostenere che quella di Delmastro è una leggerezza?
Più che di leggerezza, parlerei di pesante irresponsabilità. Non è ammissibile che un sottosegretario alla Giustizia, che ha accesso a informazioni riservate, ed è persino stato condannato per averle diffuse, faccia finta di non sapere che era entrato in affari con la figlia del prestanome del temuto clan Senese.

È credibile? Intendo, lei ci crede?
Certo che non lo è, ma evidentemente per Meloni e i suoi sodali questa è la normalità. Infatti la vicenda non riguarda solo Delmastro, in questi affari societari lui coinvolge altri tre dirigenti piemontesi di Fratelli d’Italia. E poi, non pago, porta anche nel ristorante in questione la capa di gabinetto Giusi Bartolozzi, i dirigenti del Dap, l’amministrazione penitenziaria, insomma interi pezzi del ministero di Giustizia.
Non sanno dove cenano, non può capitare?
Nessuna persona di buon senso può crederlo, considerato che l’inchiesta Affari di famiglia che ha svelato il ruolo di prestanome di Mauro Caroccia, risale al 2020, era su tutti i giornali e a Delmastro e alla sua banda bastava una ricerca sul web per sapere con chi stavano facendo affari. Le informazioni erano accessibili a tutti, figuriamoci a un sottosegretario alla Giustizia.
Cosa racconta questa storia?
Intanto la spregiudicatezza. La voglia di guadagnare a tutti i costi, anche con gli ambienti inquinati della malavita organizzata. È uno spaccato emblematico: è la malapianta di una politica corrotta e compromessa che alligna su tutto il territorio nazionale. Ci sono altre inchieste che coinvolgono amministratori politici, e sono serie. Sono tutti episodi isolati? O c’è un sistema di potere, costruito nel corso del tempo, eretto senza andare troppo per il sottile, che si è espanso anche a dispetto della legge? Rimango sorpreso dal fatto che un membro di governo progetti di arricchirsi entrando in affari in certi ambienti in modo così diretto e spregiudicato. Il problema per loro è che non è uno dei soliti amministratori locali: è un sottosegretario alla Giustizia che disonora le istituzioni con grave danno d’immagine anche sul piano internazionale.
All’irresponsabilità di chi ha agito corrisponde l’irresponsabilità di una presidente del Consiglio che avrebbe già dovuto mandare a casa Delmastro dopo la prima condanna. E che adesso continua a difenderlo. Questo mi induce a pensare che sia sotto ricatto.
Sotto ricatto di chi?
Sotto ricatto di Delmastro, di Santanchè, e di tutti coloro che una volta scoperti a ravanare nel malaffare, anche sui territori, rimangono orgogliosamente al loro posto.
Anche altri esponenti di Fdi dicono che può capitare a tutti un «leggerezza» così.
Non diciamo fesserie. Parlino per loro. Può capitare solo a chi entra in politica per arricchirsi, e a chi ha pelo sullo stomaco. Tutte queste dichiarazioni dimostrano un clima generale di spregiudicatezza e impunità, la convinzione di poter essere al di sopra della legge e di qualsiasi controllo di legalità.

Per voi di M5s è la questione morale, e forse anche l’assenza di una vera legge sul conflitto di interesse, la grande occasione mancata del centrosinistra?
La questione morale, da quando negli anni Ottanta Berlinguer l’ha denunciata, la politica non l’ha mai voluta affrontare, la nasconde sotto il tappeto. Sì, l’etica pubblica è assolutamente il centro della nostra azione politica. L’abbiamo sempre detto e anche nel nuovo corso del movimento resta al centro perché è la prima premessa per una buona politica. Sono firmatario in questa legislatura della proposta di legge sul conflitto di interessi, che siamo riusciti a portare in Aula e che poi puntualmente questa maggioranza ha cestinato, come è stato pure per il salario minimo e altre proposte dell’opposizione. Ma sarà il centro del progetto progressista, perché anche su questo si gioca una vera alternativa di governo.
Chiederete di affrontare il caso Delmastro nella commissione Antimafia?
Abbiamo già presentato una mozione per chiedere la revoca del sottosegretario, sia alla Camera sia al Senato. E abbiamo chiesto con urgenza la convocazione di un ufficio di presidenza dell’Antimafia per trattare questo caso. Anche se abbiamo a capo della commissione Chiara Colosimo, una fedelissima di Meloni, che tutto sta facendo meno che indagare sulle connivenze sulle stragi del 1992-1993, e anzi si sta esibendo in una conduzione dei lavori oscena, reticente e faziosa.
Colosimo, nella giornata contro le mafie di Libera, ha dichiarato che la lotta alle mafie è «un dovere civile che guida ogni nostro passo nelle istituzioni».
È il trionfo dell’ipocrisia. Fa il paio con il messaggino di Meloni sui social. Se vogliono combattere la mafia mandino a casa Delmastro e i vertici della giunta della Sicilia indagati per reati vari.
Meloni dice che c’è una «manina» nei giornali che hanno rivelato gli affari di Delmastro alla vigilia del referendum.
Quella «manina» è benedetta, si chiama stampa libera e indipendente. Qualcosa a cui lei non riesce a rassegnarsi, visto che è abituata a sottrarsi a un confronto vero con i giornalisti e lavora con la sua maggioranza per controllare direttamente e indirettamente le testate tv e stampa, per scaldare i motori in vista delle prossime politiche.

Nel frattempo però l’amicizia di Meloni con Trump si raffredda: dà dei «codardi» ai paesi europei perché non lo aiutano nella guerra dell’Iran.
L’insulto va rispedito al mittente. Ma rischiamo di farci insultare anche di più se non chiariamo al più presto che non saremo mai della partita di questa guerra, che l’Italia la condanna perché illegale e in violazione dei diritti internazionali. Questo andava chiarito da subito, come ha fatto Pedro Sanchez.
Meloni non è chiara neanche su questo? Su cosa è chiara?
Nel disegno di occupare le istituzioni, di cercare, attraverso il premierato, una forte investitura, che è nei fatti la svolta autoritaria dei pieni poteri. È chiara nella determinazione a controllare stampa e tv. Ed è chiara nel difendere, in nome probabilmente dei ricatti a cui è sottoposta, tutti i sodali del suo partito, a prescindere dalle loro condotte in violazione dell’etica pubblica. Una chiarezza e una determinazione che perde quando si tratta di definire un piano industriale, un piano sanitario, i nostri principi e i valori nella politica estera. In questo caso è ambigua e contraddittoria. Oggi, dopo quattro anni di governo, non abbiamo una misura reale che possa soddisfare le urgenze e i bisogni delle famiglie e delle imprese. A livello internazionale, rompendo la tradizione di un grande ruolo nel Mediterraneo, oggi ci ritroviamo schiacciati su Washington, a subire le aggressioni illegittime di Trump e persino gli insulti. Offriamo salvacondotti a un criminale internazionale come Almasri, e per la prima volta nella storia veniamo deferiti come Stato che viola la giustizia internazionale.

Non le posso chiedere del referendum. Le chiedo cosa c’è nel progetto del campo progressista dopo il referendum, ammesso che sia possibile parlarne al netto del risultato.
Indipendentemente dall’esito ci rimboccheremo le maniche per lavorare al progetto politico, partendo dai temi, cioè dal programma, che dovrà essere definito in modo da evitare che ci si ritrovi in prossimità dell’appuntamento elettorale con la determinazione ad andare al governo ma senza obiettivi chiari e definiti.
Le chiedo il punto su cui lei sembra più irriducibile: crede davvero che fra voi sia possibile un accordo sulla politica estera?
Assolutamente sì. È assolutamente necessario lavorare per definire nuovi criteri di coordinamento internazionale. La comunità internazionale oggi è frammentata e frantumata, questo significa che gli scenari di crisi potranno aumentare, e con essi le conflittualità economiche, commerciali e militari. Quindi dovremo definire indirizzi condivisi per lavorare a recuperare un principio di organizzazione della comunità internazionale. E l’Italia dovrà essere protagonista, restituendo forza e dignità alla politica e alla diplomazia, perché questo è nel Dna di un progetto progressista.
Condivido totalmente il pensiero del nostro Presidente Conte…..!!!!
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Sono d’accordo con Conte : la diplomazia prima di tutto per tenere lontane le guerre ma sarebbe necessario cominciare a parlare di nuovi equilibri mondiali e abbandono delle vecchie alleanze militari obsolete e pericolose. Un sano sovranismo ,non quello peloso di Meloni ovviamente, non guasterebbe insieme all’ abbandono di quella pretesa assurda di dover regolare le politiche interne di altri stati indipendenti o di favorirne il cambio regime con sanzioni economiche , quindi togliendo dal nostro vocabolario la parola colonialismo .
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Anche questa volta nessuno riuscirà a mettere qualche scheletro nell’armadio di Giorgia Meloni per cui nessuno può ricattarla.
Probabilmente, Giorgia, prima di prendere una decisione, metterà in ordine la tempistica dei fatti. Cercherà di capire chi poteva disporre di quelle fotografie e per quale motivo le ha fatte diffondere in questo momento. Insomma chi é stata la manina? Una figura facente parte di qualche organo dello stato per influire sul voto del referendum? Una manina mafiosa che vuole sbarazzarsi dei Del Mastro quale sottosegretario con delega alle carcerì?
Ricordatevi che quando fu condannato per divulgazione di informazioni da considerare segrete gli confermò subito la sua fiducia. Sapeva che con quella divulgazione di informazioni che erano giunte a lui senza la classificazione di “riservato” erano finite le insinuazione che in quel momento venivano diffuse in TV e cioè che ci fosse in corso una trattativa stato mafia che prevedeva l’abolizione del 41bis per Cospito e altri mafiosi e la resa dell’imprendibile Matteo Messina Denaro.
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Ma che ridicolo! Ma quanto sei perspicace e sveglio: secondo te, genio, la trattativa tra stato e mafia la conduce l’opposizione e non il governo?🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣 dunque Del Mastro vomitando ha chiarito che non era lo stato(la caciottara)che stava trattando ma l’opposizione? Sei perverso, a dir poco contorto, più che una lumaca che sbava su una foglia di lattuga.
Cosa non si fa per confondere le cose! Secondo la tua mente contorta: il vulnus non sta nel fare società con elementi attigui alla mafia e prestanome condannati, ma in chi lo rivela. Abbravoooooo!!!!!!! Una logica difficile da contrastare, dal momento che dà per scontato che il crimine paga e chi parla è una spia, dunque non figlio di Maria.
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