Il leader M5S: “Gli italiani respingeranno al mittente il tentativo della politica di sottomettere la magistratura”

(di Francesco Bei – repubblica.it) – ROMA – Presidente Conte, a poche ore dall’apertura delle urne, che atmosfera ha trovato girando per l’Italia?
«Vedo che, soprattutto tra gli studenti, c’è voglia di partecipare, una cosa che smentisce tutte quelle considerazioni sul disinteresse dei giovani, sul loro riflusso nel privato. I fuorisede, poi, sono arrabbiati perché il governo non ha consentito loro di votare e sono tantissimi quelli che ci chiedono di fare i rappresentati di lista per votare nel luogo in cui studiano».
A guardare Rai e Mediaset, con poche eccezioni, si sente solo la propaganda del sì sulla malagiustizia. La partita è truccata?
«Mesi fa avevo lanciato l’allarme: questo governo, in via diretta o indiretta, controlla l’80 per cento del sistema informativo. Sono stati costruiti confronti tv con grande furbizia per ottenere un effetto megafono, al punto che il si esponeva le sue ragioni di giorno, mentre il no replicava nel cuore della notte. Tutto questo rende ancora più urgente una riforma del servizio pubblico».
Il decreto benzina appena approvato avrà effetti sul referendum?
«È veramente assurdo: con un solo colpo a dicembre, in legge di bilancio, hanno aumentato le accise sul gasolio. Adesso hanno fatto passare tre settimane prima di intervenire con un taglio delle accise, che però è previsto solo per venti giorni, mentre il prezzo del petrolio ormai è alle stelle. Questo decreto è un palliativo e una presa in giro, fatta a ridosso del referendum per rassicurare chi va a votare».
Quanto influirà sul voto la paura della guerra in Iran?
«Su questa guerra il governo si è dimostrato non all’altezza degli scenari critici che stiamo vivendo a livello internazionale, tutto quello che Meloni è riuscita a dire è stato: “non condanno e non condivido”. È una fase della nostra storia che richiederebbe coraggio e visione, virtù che non mi sembrano di casa a palazzo Chigi».
L’Italia ha fatto bene a firmare il piano per la sicurezza dello Stretto di Hormuz?
«L’Italia deve puntare a restituire forza alla politica e a rimettere in azione la diplomazia, non è pensabile intervenire in scia ai fallimenti di Trump avventurandoci in una missione altamente rischiosa in un contesto di massima incertezza».
La guerra peserà a favore del no?
«Quello che sicuramente può influire è il fatto che in quattro anni il governo non ha fatto nulla a favore di famiglie e imprese. L’unico risultato è il tentativo di sottomettere la magistratura al controllo della politica, per mettere la casta al riparo dalle inchieste, ma sono convinto che gli italiani lo respingeranno con fermezza».
Su questo voto pesa l’inchiesta su Andrea Delmastro. Si deve dimettere?
«Avrebbe già dovuto dimettersi quando è stato condannato per violazione del segreto d’ufficio. Il fatto nuovo rende assolutamente insostenibile che resti un solo giorno in più al suo posto».
Delmastro rivendica il suo impegno antimafia…
«Forse pensa che gli italiani siano stupidi. È assolutamente inverosimile che lui non sapesse chi aveva di fronte. Delmastro oltretutto è il sottosegretario alla giustizia che, in passato, ha persino acquisito informazioni riservate da detenuti al 41bis, vicenda da cui poi è scaturita la sua condanna. Bastava Google per verificare che aveva di fronte la figlia del prestanome del clan Senese. Ma poi fatemi capire: chi mai costituirebbe una società dando il 50% a una ragazza appena diciottenne per giunta facendola amministratrice?».
Troppo incauto o troppo generoso?
«Troppo irresponsabile. Deve assolutamente andare a casa».

Meloni dicono che sia molto arrabbiata, ma ancora non ha detto nulla. Cosa dovrebbe fare?
«Oggi continuerà a parlare di referendum come se non fosse successo niente, ma deve rispondere a questa domanda: continua a preferire la solidarietà di partito, coprendo Delmastro e Santanchè, perché è ricattata? Ce lo dica chiaramente, perché per gli italiani è importante sapere se abbiamo un premier che non può assumersi le sue responsabilità istituzionali perché sotto ricatto».
Tutto questo cosa c’entra con il referendum?
«C’entra moltissimo, perché lo scopo di questa riforma, come ha detto Nordio, è proprio quello di proteggere chi è al governo dalle inchieste della magistratura, disarticolandola e indebolendola con i due Csm, il sorteggio puro e la corte disciplinare».
Uno degli argomenti usati da Meloni è che questa sia l’ultima occasione per riformare la giustizia, è così?
«Anche questo è un bluff, se andremo al governo riformeremo noi la giustizia, senza stravolgere la Costituzione ma intervenendo su ciò che serve davvero per renderla più efficiente e garantire un giusto processo ai cittadini. Cosa che questa riforma non fa, considerando che non c’è un euro per migliorare il comparto giustizia».
Proiettiamoci a martedì mattina, a maggior ragione se dovesse vincere il no, da cosa si parte per costruire un’alternativa, considerando che dovete ancora condividere il programma e scegliere il candidato premier?
«Di passi in avanti ne sono stati fatti, le nostre battaglie comuni su salario minimo e congedo paritario lo dimostrano. Come M5S a primavera partiremo con una Nova ancora più innovativa, in 100 diversi punti del Paese ci apriremo al confronto con attivisti, simpatizzanti ma anche semplici cittadini, per scrivere il programma che poi porteremo al tavolo con le altre forze progressiste. Troveremo una sintesi su temi e obiettivi, così come sul candidato premier».