Bestiario. Per Rizzo la riforma ci libera dai maranza, cerno ha l’incubo degli imam

(estr. di Lorenzo Giarelli – ilfattoquotidiano.it) – […] Se non ci fosse di mezzo lo smantellamento di 7 articoli della Costituzione, la campagna del Sì sarebbe uno spasso. Guai perciò a non riconoscere i meriti a chi da settimane sforna perle di involontaria comicità o di assoluto nonsense.
L’ultimo spot imperdibile è quello di Flavio Briatore. In un video pubblicato sui social, l’imprenditore appare affranto: “La mia coscienza mi dice che devo farlo”. Urca. “Dobbiamo votare Sì”. Ah. “E vi spiego perché: io sono il classico esempio di persecuzione”. Seguono tre minuti in cui Briatore racconta del suo yacht sequestrato dalla Guardia di Finanza e messo all’asta “a un prezzaccio” in tempo di Covid, signora mia, “tre settimane prima che la Cassazione mi assolvesse”. Il tipico perseguitato, appunto, d’altronde a chi non è capitato di vedersi svendere la barca a 7 milioni di euro?
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L’elettore più ingenuo potrebbe allora pensare che la riforma Nordio tuteli i ricchi. Ma per fortuna c’è Marco Rizzo a spiegarci che non è così, perché il Sì è destinato a sgominare pure la microcriminalità. La sua è una storia di vita vissuta: “Oggi mia moglie a Milano è stata derubata: portafogli, carta di credito, bancomat, le solite cose. Ci siamo rotti! Perché poi quella gente lì, e non erano italiani, e sono molto incazzato, se li beccano, il giorno dopo li rivedete in metro”. La chiosa è un micidiale plot twist: “Basta! Ci siamo rotti le scatole! Votate Sì al referendum”. Yacht al sicuro e maranza in galera.
[…] Il filone securitario del referendum è uno dei più in voga. Per la verità il visionario precursore è stato come al solito Matteo Salvini, prima che sfortunatamente si stufasse della campagna elettorale. Comunque, già a novembre sentenziava: “Il referendum è un passo avanti fondamentale di civiltà. Anche la cronaca degli ultimi giorni lo dimostra, dall’incredibile vicenda di Garlasco al sequestro dei tre bambini portati via in modo vergognoso”. Da quel momento Garlasco e i bimbi nel bosco sono diventati evergreen, come se c’entrassero qualcosa con la riforma (anzi, Alberto Stasi è in carcere perché i giudici di Cassazione non hanno dato retta alla Procura generale: uno spot per il No).
Vale tutto, persino arruolare i defunti. E non quelli che ne sarebbero lieti, tipo Berlusconi o Gelli, ma chi, come Indro Montanelli, difficilmente sarebbe stato meloniano. Sul Fatto è dovuta intervenire Letizia Moizzi, nipote del giornalista, per lamentarsi di come la Fondazione Einaudi stesse strumentalizzando una sua intervista di 40 anni fa. È la caccia al […] L’altro giorno il Sì ha potuto arruolare pure Davide Lacerenza, ex re della Gintoneria fresco di patteggiamento a 4 anni e 8 mesi per droga e prostituzione. Roba che fa curriculum.
Poi ci sono le mitiche card social di Fratelli d’Italia. Una delle migliori ritrae una famiglia seduta a tavola mentre guarda la tv: “Tanto i rimpatri del governo Meloni trovano l’opposizione di certi magistrati”, dice il padre sconsolato. Nella bulimia di post capita però anche che FdI pubblichi un’immagine del presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, additandolo come “il giudice che condanna lo Stato” reo di aver scritto un libro contro la riforma. Concetto vero, quest’ultimo (il libro è Mani legate, Paper first), ma Morosini non ha scritto alcuna sentenza che “condanna lo Stato”: il riferimento era alla condanna civile (firmata peraltro da un’altra magistrata) a risarcire la Sea Watch per alcuni errori nel sequestro della nave della Ong. Persino Briatore sarebbe stato d’accordo.
Per non dire della deriva religiosa della campagna elettorale. A un certo punto la destra si è convinta che fosse una buona idea mandare un messaggio semplice – i buoni votano Sì, i cattivi No – e di declinarlo in forma confessionale. Il sottosegretario Alfredo Mantovano assicura: “I cattolici voteranno Sì perché puntano alla realizzazione della giustizia”. Anche teologo, direbbe un’ammirata signorina Silvani appena prima di sputazzare. Fatto sta che risultano una marea di cattolici anche per il No, ma forse Mantovano voleva solo onorare Maria Elena Boschi, che nel 2016 applaudì i “partigiani veri” schierati per il Sì, da non confondere con quelli annacquati dell’Anpi. Oggi idem: ci sono cattolici veri e cattolici finti.
Va da sé che gli islamici siano in blocco per il No. Ce lo conferma il Giornale, che ha iniziato una martellante campagna: “La Mecca dice no”; “La guerra santa al referendum: ‘Il No conviene agli islamici’”; “L’arma della sinistra: 1,7 milioni di musulmani per bocciare il referendum”. Tutti arruolati personalmente, previo furto del portafoglio della moglie di Rizzo.