Meloni ci ha ripensato accelerando sul decreto contro il caro carburanti. La misura dura 20 giorni Il governo non vuole lasciare nulla di intentato in attesa del referendum

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Sarà ufficialmente il decreto Carburanti, ma sembra proprio il decreto referendum. Nel senso che è stato prima di tutto pensato e scritto in ottica elettorale. Spicca infatti il taglio delle accise, della durata di 20 giorni, «sostanzioso», come lo ha definito annunciato il vicepremier, Matteo Salvini, che ha voluto mettere il cappello sulla misura, bruciando sul tempo i colleghi competenti per materia, come il ministro della Imprese Adolfo Urso e il titolare dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, oltre al numero uno del Mef, Giancarlo Giorgetti, che detiene i cordoni della borsa.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha specificato che il taglio sarà di «25 centesimi», che ha scelto il palcoscenico del Tg1 per dare più forza alla propaganda. Era «la nostra priorità in questo momento», ha aggiunto. «Il diesel è mediamente a 2-2,10 euro, è chiaro che domani deve scendere sotto i 2 e scendere sotto l’1,90», ha spiegato poi Salvini. Gli effetti, dunque, saranno immediate.

Le altre misure del decreto sono il potenziamento di Mr. Prezzi per comunicare entro due giorni alle autorità eventuali anomalie e il credito di imposta per gli autotrasportatori e per il settore della pesca.

La fretta con cui è stato confezionato tutto emerge dagli eventi della ultime ore: nella prima bozza preparata non c’era, l’intervento sulle accise, che però era stato ampiamente anticipata dall’onnipresente Salvini, al termine del tavolo con i rappresentanti delle categorie interessate. Il leader della Lega ha poi «confermato un nuovo confronto per la settimana prossima». Nelle parole del vicepremier c’è comunque una certa preoccupazione rispetto all’evoluzione della situazione: «L’auspicio è che non si debba andare avanti per altri mesi perché se fosse così, il problema, ed è emerso al tavolo, non sarebbe quanto costa il carburante ma che non c’è più carburante».

nel dettaglio, a Palazzo Chigi è stata valutata l’accelerazione sul provvedimento dopo che per giorni la questione era stata rinviata a fine mese. Meloni ha deciso la svolta dopo l’incontro mattutino con Giorgetti. Sono stati fatti un po’ di conti, sia economici che politica a pochi giorni dal referendum.

La mossa è stata ritenuta necessaria dopo giorni di immobilismo e di annunci contro la speculazione. Gli effetti, però, erano invisibili alle stazioni di servizio: il prezzo di benzina e gasolio continua a salire.

Così è scattata la considerazione: lanciare un segnale necessario, in vista del voto del 22-23 marzo; meglio evitare malcontenti degli elettori. Per convincere gli indecisi a votare “sì”, insomma, è necessario provarle tutte e scongiurare che la rabbia del caro-energia si possa riversare nelle urne. E bisognava quindi evitare di prestare il fianco agli attacchi delle opposizioni.

«Gli italiani spendono 16 milioni e mezzo in più al giorno solo di carburanti. Di questi quasi 10 milioni entrano nelle casse dello Stato: cosa aspetta Giorgia Meloni a tagliare le accise», aveva detto, in un video sui social, la segretaria del Pd, Elly Schlein. E, aveva incalzato il deputato dem, Anthony Barbagallo: «Meloni ha trovato solo tempo per Fedez».

Il Cdm ha però messo una toppa. Almeno il referendum sarà scavallato senza l’ombra del caro-benzina.