Presidente della Campania. “Parliamo del merito. Gli ex 5S che votano Sì? Sono ex, appunto…”. Roberto Fico ha un’idea chiara su come vincere il referendum. Ovvero insistere sul merito e non trasformarlo (anche) in un voto sul governo Meloni. “Se vincesse il No, per la maggioranza sarebbe una sconfitta durissima, ma a me non interessano le conseguenze […]

(estr. di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – […] Roberto Fico ha un’idea chiara su come vincere il referendum. Ovvero insistere sul merito e non trasformarlo (anche) in un voto sul governo Meloni. “Se vincesse il No, per la maggioranza sarebbe una sconfitta durissima, ma a me non interessano le conseguenze per il governo, piuttosto il tema su cui si voterà”. Tradotto, per il presidente della Regione Campania e veterano del Movimento il punto è un altro: “Dobbiamo continuare a spiegare ai cittadini che qui è in gioco l’equilibrio tra poteri, quindi la tenuta dell’assetto democratico. Si vota su questo”.
[…]
Cosa c’è in gioco in questo voto?
Chi sostiene il Sì vuole far passare quella che è una riforma della magistratura per una riforma della giustizia. Ma qui non si migliora minimamente il sistema e non si danno risposte ai cittadini, per esempio sulla durata dei processi. Ciò che emerge, invece, è solo un modo maldestro per indebolire la funzione della magistratura. Bisogna dunque essere consapevoli che non si vota su questioni meramente tecniche, ma con questa riforma si va ad intaccare la Costituzione con conseguenze pericolose per gli equilibri che devono esistere nella divisione dei poteri.
Perché questo referendum non si può vincere anche trasformandolo in un voto contro Meloni? Potrebbe compattare i vostri…
Il referendum si vince andando nel merito delle questioni e mostrando la fragilità e quanto può essere dannosa questa riforma.
Il centrosinistra sta finalmente trovando l’amalgama con questa battaglia referendaria?
Questa battaglia non è solo del centrosinistra, ma di tutti i cittadini che si oppongono a una riforma che intende indebolire il potere giudiziario. Detto questo, credo che le forze progressiste possano trovare ampia convergenza su temi e progetti comuni, come d’altronde è già successo. E la vittoria in Campania ne è un esempio.
Elly Schlein ha detto: “Vinciamo il referendum e vinceremo le Politiche”. Troppo ottimista?
Oggi stiamo lavorando tutti per far capire ai cittadini le conseguenze se dovesse vincere il Sì.
Anche se in Parlamento sull’Ucraina vi siete per l’ennesima volta divisi, nonostante il testo comune proposto da Giuseppe Conte.
Siamo forze politiche diverse, e possono esserci delle differenze, come è naturale che sia. Ma ci sono assolutamente i margini per costruire un programma di governo assieme.
A proposito di governo: se perde Meloni dovrebbe lasciare?
Sarebbe una sconfitta durissima. Ma più che del governo io voglio pensare al Movimento e alle altre opposizioni, che stanno lavorando con grande impegno per il No.
Lei non vuole evocare le dimissioni della premier. Teme non aiuti il voto?
Penso che si debba restare sul merito.
[…]
È quanto ripete quella parte minoritaria del Pd che voterà Sì. Un problema politico per il centrosinistra, non crede?
Non mi sembra opportuno giudicare ciò che accade in un altro partito.
E il fatto che diversi ex 5Stelle siano per il Sì, come lo giudica?
Sono ex, appunto.
Dicono che anche una piccola parte della vostra base tentenni. Le risulta?
No. Tutto il Movimento si è mobilitato, anche sui territori, ed è convintamente schierato contro la riforma.
Le destre continuano a evocare i casi di Garlasco o della famiglia nel bosco per guadagnare voti. La preoccupa?
I cittadini non sono affatto stupidi. E sanno giudicare e capire che non c’entrano nulla con la riforma. Non si faranno ingannare.
Più Fico, meno Gratteri.
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