Joe Kent – voluto da Trump e con rapporti con l’estrema destra – ha spiegato che “Teheran non era una minaccia, abbiamo iniziato questo conflitto su pressione di Israele e della sua lobby Usa”. Complottista, ha sostenuto le teorie sull’assalto al Campidoglio, è stato segnato dalla morte della moglie, militare e agente dell’intelligence uccisa nel 2019 in Siria

(di Massimo Basile – repubblica.it) – NEW YORK – Joe Kent, direttore del National Counterterrorism Center, una delle principali agenzie americane per la lotta al terrorismo, ha annunciato le sue dimissioni, rivelando di non poter “in coscienza” sostenere la guerra dell’amministrazione Trump. Kent ha dichiarato sui social che l’Iran “non rappresentava alcuna minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana”.
Le sue dichiarazioni, unite da un gesto clamoroso, sono destinate ad avere un duro impatto sull’immagine di Donald Trump, anche perché quel riferimento al peso di Israele nella scelta finale di lanciare l’attacco a Teheran, mettendo a rischio la vita dei soldati americani – finora tredici morti e oltre duecento feriti – alimenta il dissenso nella base Maga, che ha accusato il tycoon di essersi piegato al premier israeliano Benjamin Netanyhau. Ma a pesare è anche la biografia di Kent, che rappresenta il simbolo dei veterani americani, il Rambo diventato super agente, quello che il capo del Pentagono Pete Hegseth, pieno di tatuaggi e di selfie, insegue da anni senza esserci riuscito: Kent è considerato un controverso eroe di guerra e uno che ha vissuto una tragedia personale legata al terrorismo.
Quando Trump lo scelse, il 3 febbraio dell’anno scorso, disse di lui che era un “eroe americano” e l’uomo giusto per dare la caccia ai terroristi. Adesso le sue dimissioni, come atto d’accusa all’agenda del presidente, lanciano un messaggio di sfiducia più generale verso la Casa Bianca. Il disagio di Kent sarebbe quello dei vertici operativi dell’intelligence, perplessi dall’operazione Epic Fury.
Dopo l’annuncio clamoroso delle dimissioni, tutti sono andati a spulciare la sua storia, riassumibile in pochi, potenti e controversi dati: nato in Oregon nell’80 in un paese di novemila abitanti chiamato Sweet Home, dolce casa, ex membro delle forze speciali dei Berretti Verdi, ex agente paramilitare per la Cia, ha svolto undici missioni di combattimento in Iraq, Medio Oriente e altre zone di guerra, ha servito anche in una seconda unità d’elite come il 75º Ranger Regiment. Ha ricevuto numerose decorazioni, tra cui sei Bronze Star. E’ uno dei quei profili hardcore che piacciono molto agli americani, anche perché ha una tragedia personale che lo ha segnato: la moglie, Shannon Kent, era militare e agente dell’intelligence, quando venne uccisa nel 2019 in un attentato suicida compiuto in Siria. Questa tragedia ha segnato per sempre la storia di Kent, che per questo aveva deciso di dedicare la sua vita alla lotta al terrorismo.
Tra le ombre della sua storia c’è la svolta politica: candidato al Congresso nello Stato di Washington nel 2022 e nel 2024, Kent ha perso entrambe le corse, per poi avvicinarsi alla destra populista pro-Trump, alla milizia suprematista dei Proud Boys e ad altri gruppi nazionalisti cristiani. Complottista, durante l’audizione al Congresso per la conferma della sua nomina, Kent non ha mai preso le distanze dalle false accuse di brogli elettorali lanciate da Trump e dalla teoria cospirazionista secondo cui gli agenti federali avevano fomentato l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. La Casa Bianca aveva visto in lui un Hegseth ancora più titolato e fedele, ma si sbagliava.
Come capo del controterrorismo, Kent si è dimostrato indipendente, più vicino ai soldati impegnati al fronte che ai politici chiusi nelle loro stanze a Washington. Ha indicato anche il crescente disagio all’interno della base Maga riguardo a una guerra dalle motivazioni ancora poco chiare. I democratici si erano opposti alla sua nomina, mentre i repubblicani lo avevano votato in modo compatto. Il senatore conservatore Tom Cotton, presidente della commissione Intelligence, in un discorso pronunciato in aula dichiarò che Kent aveva “dedicato la sua carriera a combattere il terrorismo e a mantenere gli americani al sicuro”.