La musicista palermitana Marianna Musotto è a processo a Pescara per istigazione alla corruzione. Durante un’udienza ha tirato in ballo Meloni e i vertici del partito. E ora indagano i pm della Capitale

(Enrica Riera – editorialedomani.it) – Presunti finanziamenti a campagne elettorali, richieste di fondi per la realizzazione di eventi culturali, messaggi e dichiarazioni, ancora tutte da verificare, che tirano in ballo i big del partito di governo, compresa la premier Giorgia Meloni.
È la ragnatela di fatti, date e circostanze che la procura di Roma sta accertando in un’indagine che ruota attorno alle parole della musicista palermitana e trombettista classica Marianna Musotto. Parole che le sono valse l’appellativo di “anti Venezi”, in riferimento alla neo direttrice musicale della Fenice di Venezia, Beatrice Venezi, che è diventata uno dei simboli dell’egemonia culturale di Fratelli d’Italia. Il partito contro cui Musotto punta il dito. Per comprendere la genesi dell’inchiesta romana, è necessario ricordare che la musicista è a processo a Pescara per istigazione alla corruzione di pubblico ufficiale.
Nell’aprile del 2021, mentre si trovava in Abruzzo, dal suo telefono sarebbero partiti due messaggi diretti all’allora capo segreteria particolare dell’ex meloniano Manlio Messina, Raoul Russo, oggi senatore in quota Fratelli d’Italia.
Un tentativo – sostiene l’accusa – di corrompere i politici attraverso «un cinquantino» per la realizzazione di una serie di concerti in Sicilia. Musotto si è sempre dichiarata innocente, sostenendo, come emerge dagli atti giudiziari, che quei messaggi sarebbero sì partiti dal suo cellulare, ma li avrebbe «pensati» il maestro compositore Sergio Rendine, scomparso tre anni fa.

In più Musotto ha anche sostenuto, durante le deposizioni, che quei «50mila euro», che sarebbero stati proposti a Russo in uno dei messaggi come tangente per i concerti in Sicilia, li avesse chiesti «Giorgia Meloni (all’epoca parlamentare, ndr) come donazione al partito per le elezioni del 2022».
Da qui, dunque, l’apertura del fascicolo nella capitale. Un fascicolo nato dopo l’invio degli atti da parte del pm di Pescara, Gennaro Varone, che a Roma ha condotto le maggiori inchieste sulla pubblica amministrazione – tra cui quella per rivelazione di segreto d’ufficio che coinvolge Andrea Delmastro Delle Vedove – e oggi è pubblica accusa nel processo contro Musotto, ritenuta mera «esecutrice materiale» dell’operazione.
Secondo quanto apprende Domani, il fascicolo a piazzale Clodio, in base al quale si procederebbe per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, è contro ignoti. Intanto i carabinieri, al lavoro per accertare i fatti e probabilmente anche la competenza territoriale dell’indagine, hanno già sentito la musicista.
Che, dopo l’invito del 19 gennaio scorso a rendere dichiarazioni nell’ambito del procedimento connesso, davanti agli investigatori ha ribadito la sua tesi e ripercorso i fatti. Cos’ha detto ai carabinieri la musicista, solista di punta della tromba in Italia e già membro di diverse importanti orchestre nel paese e all’estero?

L’anti Venezi
«L’idea del progetto (i concerti in Sicilia, ndr) nasce in realtà non proprio per volontà del maestro Rendine, ma per una richiesta che viene fatta da Fratelli d’Italia al maestro Rendine. Io dirò adesso il soggetto in questione. Si tratta di Giorgia Meloni, attuale presidente del Consiglio, che con un numero privato chiede a Sergio una quota per le elezioni del settembre 2022. Rendine e la Meloni si conoscevano almeno da vent’anni».
Questa tesi, sostenuta a maggio 2025 durante una delle udienze del processo a suo carico, a quanto risulta a questo giornale, Musotto l’avrebbe ripetuta anche davanti ai carabinieri. In quell’udienza il pm Varone aveva ricordato anche i messaggi arrivati sul telefono di Russo, che ha denunciato tutto, facendo partire l’indagine contro la musicista e ulteriori persone coinvolte.

«Viene inviato un secondo messaggio in cui si dice: “Io sono un ambasciatore della cosa. Non preoccuparti Raul, comprendo la tua posizione. Era un tentativo suggerito da personaggi romani per sostenere Fratelli d’Italia in Sicilia. Noi non c’entriamo”».
«Diciamo, il secondo messaggio fa riferimento a un suggerimento di personaggi romani per sostenere Fratelli d’Italia – aveva proseguito il pm – Lei ha capito a quali personaggi romani si volesse fare riferimento?». E Musotto aveva risposto: «Sì. Giorgia Meloni.
Ma il maestro Rendine l’ha sempre detto che fosse stata lei e l’ha anche detto in presenza del mio avvocato Fernando Rucci, perché nel momento in cui mi arrivò la denuncia, l’avviso di garanzia, andammo subito dall’avvocato Rucci per raccontare i fatti e in sua presenza dichiarò che fosse stata Giorgia Meloni a chiedere il famoso cinquantino». Dichiarazioni tutte da riscontrare.
Per di più in assenza del maestro Rendine, rinviato anche lui a giudizio nel 2021 e morto due anni dopo, che nel 2022 aveva dichiarato ai carabinieri, senza scendere nei dettagli, che «persone gravitanti nel mondo romano della politica e che godevano della sua stima» gli avevano «suggerito di poter elargire sotto forma di donazione al partito di Fratelli d’Italia in Sicilia la somma di 50mila». Il prezzo, insomma, della presunta corruzione.
Chi dice la verità? Chi mente? Di sicuro i pubblici ministeri della procura di Roma vogliono vederci chiaro. Domani ha chiesto un commento a Meloni che però non ha risposto. Da Chigi tuttavia trapela tutta l’inconsistenza delle accuse.

Il processo
Intanto il processo a Pescara contro Musotto, difesa anche dall’avvocato Giorgio Zanasi, va avanti. Il prossimo 13 maggio verrà sentito in udienza, in qualità di persona informata sui fatti, Manlio Messina, che a luglio scorso ha ufficialmente lasciato il partito di Meloni.
Il deputato era punto di riferimento dei meloniani in Sicilia dove, nell’ultimo anno, è esploso il caos a causa dell’inchiesta della procura di Palermo che ha coinvolto, tra gli altri, il presidente dell’Assemblea regionale, Gaetano Galvagno, delfino del presidente del Senato, Ignazio La Russa. Un’inchiesta, quest’ultima, che non coinvolge Messina e che ruota principalmente intorno a fondi pubblici erogati verso iniziative di una serie di imprenditori in cambio di vantaggi. E che ha gradualmente portato allo sfaldamento del partito sull’isola. Con Messina messo sempre più ai margini di Fratelli d’Italia.

Il parlamentare aveva un legame stretto anche con Carlo Auteri, consigliere regionale in Sicilia, fuoriuscito pure lui da FdI dopo le inchieste pubblicate da questo giornale sui fondi pubblici destinati ad associazioni riconducibili ai suoi familiari. Messina aveva chiesto al partito la difesa di Auteri, mentre il partito aveva deciso di scaricarlo. Da qui, probabilmente, la decisione di Messina di dire addio a Fratelli D’Italia.
Del legame tra Auteri e Messina aveva parlato anche Musotto, sempre durante l’udienza di maggio scorso: «Carlo Auteri riceveva da Manlio Messina per le sue associazioni costantemente soldi (…) gestendoli come ristori Covid. Tutto questo voi lo potete controllare perché è uscito (nei servizi di Piazzapulita e Domani, ndr). In realtà questi soldi, che Auteri riceveva, una parte finivano nelle casse di Fratelli d’Italia sempre per lo stesso motivo. È lo stesso momento storico in cui sono stati chiesti a noi», dice la musicista. Accuse, ancora una volta, tutte da verificare.