(dagospia.com) – Xi Jinping osserva Trump e gode. Il presidente cinese, di fronte alla richiesta del tycoon di rinviare il suo viaggio in Cina, ha risposto con un grandissimo “Esticazzi!”.

Pechino è forte della sua posizione: alleata numero uno dell’Iran, continua a ricevere il petrolio dagli ayatollah, e a fornire intelligence e componenti per i missili iraniani.

Il Caligola di Mar-a-Lago, invece, si trova a fare i conti con le conseguenze della scellerata guerra che ha intrapreso senza pensare alle conseguenze.

Spaesato, è arrivato a chiedere l’aiuto della Nato, la stessa che fino all’altro ieri diceva che non serviva a niente. Negli anni ha definito l’alleanza atlantica “obsoleta” (durante il primo mandato), accusandola più volte di essere una “strada a senso unico”, perché gli USA pagavano troppo mentre gli alleati spendevano poco.

Nel 2018, ha minacciato l’uscita dall’alleanza al summit di Bruxelles, dicendo “Voi avete bisogno della NATO, noi no”.

Mutatis mutandis, sei anni dopo, è lui a frignare perché avrebbe bisogno del supporto degli alleati. Che però, dopo mesi passati a essere bullizzati da Washington, hanno risposto picche.

Anche perché è il pretesto di partenza utilizzato da Trump a essere fallace: il tycoon, che minaccia “un futuro molto negativo” per la Nato, suppone che, come gli Stati Uniti hanno supportato l’Ucraina, allora l’Europa deve supportare gli Stati Uniti e Israele nella loro guerra all’Iran.

È una stronzata sesquipedale: nel caso ucraino, è la Russia ad aver invaso l’Ucraina, nel caso del Golfo, è Trump ad aver bombardato l’Iran. Inoltre, paradossalmente, gli aiuti che Washington ha fornito negli anni a Kiev sono risultati più che utili agli stessi Usa: non soltanto per i ricchi contratti per le aziende militari, ma anche perché Zelensky  eil suo popolo hanno sviluppato armamenti innovativi ed efficaci.

Non è un caso che personale esperto ucraino stia aiutando sul campo i paesi del Golfo a difendersi dai droni iraniani (gli stessi che i russi utilizzano da quattro anni contro l’Ucraina).

Scrive oggi Gideon Rachman, autorevole editorialista del “Financial Times”: “Trump sta ora chiedendo agli alleati degli Stati Uniti di inviare le proprie marine per spezzare la presa iraniana sullo stretto.

Si è persino rivolto a Pechino. Regno Unito, Unione europea e Cina hanno effettivamente un interesse concreto alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Ma saranno comprensibilmente riluttanti a mettere a rischio le proprie forze per risolvere un problema che non hanno creato e che la marina statunitense non è in grado di risolvere da sola”.

Inoltre, nota Rachman, le conseguenze del caos scatenato da Trump perdureranno anche in caso di pace: “l’Iran ora sa che il controllo dello Stretto di Hormuz gli conferisce una presa soffocante sull’economia mondiale. Anche se dovesse allentare la stretta nel breve termine, potrebbe stringerla di nuovo in futuro. […]

La Repubblica islamica sta attualmente subendo un pesante logoramento economico e militare. Ma avendo dimostrato al mondo – e a se stessa –  che la chiusura dello Stretto di Hormuz è una minaccia reale e praticabile, l’Iran ha scoperto un potente strumento di deterrenza futura, del tutto indipendente dalle armi nucleari. Se il regime sopravviverà a questa guerra, potrebbe persino emergere in una posizione internazionale più forte”, conclude Rachman.

Se non altro, l’effetto Trump sta avendo i suoi risultati anche in Europa, ma non nel senso opposto a quello auspicato dal tycoon e dai suoi alleati Ue: basta vedere i risultati delle elezioni comunali in Francia e alle regionali in Spagna, dove i partiti di ultra-destra, “amici” del mondo “Maga”, hanno avuto risultati se non deludenti, sicuramente al di sotto delle aspettative.

Vox nella comunità di Castiglia y Leon, si è sgonfiato al 19%, mentre era dato al 25%; in 7 delle più grandi città francesi (Parigi, Lione, Tolosa, Nantes, Montpellier, Strasburgo, Bordeaux), i candidati RN hanno preso meno dell’8%, sotto la soglia del 10% per il ballottaggio. A Marsiglia, Nîmes e Tolone è un testa a testa, ma non il dominio che si attendevano.