Di Maio, il fantasma del Golfo sopravvive facendo lo struzzo. Dall’Ue ora punta al salto all’Unsco

(estr. di Cosimo Caridi – ilfattoquotidiano.it) – […] Il 27 febbraio, Luigi Di Maio, Rappresentante speciale dell’Unione europea, era a Roma per un convegno in cui descriveva il Golfo Persico, la regione di sua competenza, come “un hub di trasformazione strategica globale”. Il giorno dopo, i caccia israeliani e americani colpivano siti militari e nucleari iraniani. In risposta i missili di Teheran cadevano sulle basi statunitensi in Bahrein, Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. Nei sei Paesi che Di Maio ha il mandato di presidiare. Nessuna dichiarazione pubblica nelle ore successive. Nessun post sui social. Il Rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo non ha detto niente. Non è la prima volta.
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Durante la guerra dei 12 giorni del giugno 2025, quando Israele ha attaccato per la prima volta i siti nucleari iraniani e l’Iran ha risposto con missili su Tel Aviv e Haifa, i negoziati di Ginevra tra i ministri degli Esteri europei e quello iraniano Abbas Araghchi si erano svolti senza di lui. La voce dell’Ue in quell’occasione era quella dell’Alta rappresentante Kaja Kallas. Di Maio ha rotto il silenzio il 13 marzo, in videoconferenza alla fiera LetExpo di Verona. Ha parlato di de-escalation e del sostegno ai Paesi del Golfo. Dopo due settimane dall’inizio della guerra.
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Il ruolo di rappresentante speciale Ue per il Golfo, Eusr, è stato creato dal nulla nel 2023. Prima di Di Maio non esisteva. La proposta era stata avanzata dall’allora Alto rappresentante Josep Borrell nel luglio 2022, dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina: i Paesi del Golfo erano diventati fornitori alternativi di gas naturale liquefatto e Bruxelles voleva un interlocutore dedicato. Il Consiglio Ue ha nominato Di Maio il 15 maggio 2023, battendo tre candidati: l’ex commissario europeo Dimitris Avramopoulos, l’ex ministro degli Esteri cipriota Markos Kiprianou e l’ex inviato Onu in Libia Jan Kubis. La candidatura era stata avanzata dal governo Draghi, di cui Di Maio era stato ministro degli Esteri. La ratifica era arrivata sotto il governo Meloni. A gennaio 2025, Kallas ha comunicato a Giorgia Meloni la riconferma di Di Maio. Mandato prorogato fino al febbraio 2027. Nella lettera, Kallas ha scritto che “la sua presenza è stata determinante per il successo del Summit Ue-Gcc”, il primo vertice nella storia tra l’Ue e il Consiglio di cooperazione del Golfo, tenutosi a Bruxelles nell’ottobre 2024. È l’unico risultato concreto rivendicato. Meloni non si è opposta.
Kallas aveva un risultato da rivendicare e non aveva interesse a cambiare. L’Ue aveva bisogno di continuità su una regione diventata centrale per l’approvvigionamento energetico. Roma non aveva interesse a creare un conflitto con Bruxelles senza avere un nome alternativo da proporre, e non voleva rinunciare a un italiano in quella posizione. Il budget del primo mandato era di 1,8 milioni di euro. Lo stipendio si aggira sui 12 mila euro netti al mese, più indennità. Lo scorso dicembre 2025, con mandato rinnovato da pochi mesi, le Nazioni Unite lo hanno individuato come candidato per diventare coordinatore speciale Onu per il processo di pace in Medio Oriente, Unsco, con il titolo di vicesegretario generale, ufficio a Gerusalemme e uno stipendio Nazioni Unite, quindi esentasse e con indennità importanti per le zone di crisi.
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Il governo italiano ha già dato il via libera. Di Maio ha detto: “C’è una complessa procedura in corso, con un esito ancora non definito”. Una rosa di candidati è stata individuata, ma la nomina non è ancora arrivata. Il ruolo che potrebbe toccargli è tra i più difficili del sistema Nazioni Unite. L’Unsco coordina il lavoro di oltre 20 agenzie dell’Onu nei territori palestinesi occupati. L’ultima coordinatrice, sia pure ad interim, è stata la politica olandese Sigrid Kaag, già coordinatrice Onu per gli aiuti umanitari a Gaza, che ha lasciato l’incarico il 30 giugno 2025 con parole precise: “Questa funzione nasce dagli Accordi di Oslo, quando c’era ancora il sogno di un percorso verso i due Stati. Ora non è più scontato. A un certo punto bisogna chiedersi: la forma risponde ancora alla funzione?”.
“La candidatura era stata avanzata dal governo Draghi, di cui Di Maio era stato ministro degli Esteri.”
La gente comune lo sa. Di questo dettaglio va informato il signor Fabrizio Roncone, stimato giornalista del primo giornale d’Italia (CDS), che lo ha omesso in un suo recente articolo dedicato al soggetto in questione .
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