In un messaggio pubblicato sul social Truth, il presidente americano ha affermato di poter reintrodurre tariffe commerciali nonostante lo stop arrivato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti ai dazi globali della sua amministrazione. “Ho il diritto assoluto di imporre dazi sotto un’altra forma e ho già iniziato a farlo”, ha scritto

(Valentina Romagnoli – lespresso.it) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rivendica il “diritto assoluto” di imporre dazi doganali. Al tempo stesso, Washington starebbe lavorando alla costruzione di una coalizione internazionale per garantire la sicurezza dello stretto di Hormuz, nel pieno della crisi con l’Iran che sta agitando i mercati energetici e le relazioni internazionali.
In un messaggio pubblicato sul social Truth, Trump ha affermato di poter reintrodurre tariffe commerciali nonostante lo stop arrivato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti ai dazi globali della sua amministrazione. “Ho il diritto assoluto di imporre dazi sotto un’altra forma e ho già iniziato a farlo”, ha scritto il presidente. Dopo la decisione della Corte, la Casa Bianca ha comunque imposto un dazio del 10% sulle importazioni attraverso un decreto esecutivo e ha avviato una nuova serie di indagini commerciali per verificare possibili violazioni legate al lavoro forzato. Le verifiche riguardano circa 60 Paesi, tra cui quelli dell’Unione europea, la Cina e il Giappone, e potrebbero aprire la strada a ulteriori misure tariffarie.
La mossa di Washington ha suscitato la reazione di Pechino. Il ministero del Commercio cinese ha definito le indagini “un atto totalmente unilaterale, arbitrario e discriminatorio”, accusando gli Stati Uniti di protezionismo e chiedendo a Washington di “correggere immediatamente le azioni errate”. Le tensioni commerciali arrivano mentre funzionari statunitensi e cinesi si sono incontrati domenica 15 marzo a Parigi nel tentativo di allentare la disputa commerciale che nel 2025 ha portato a un duro confronto tra le due principali economie mondiali, prima della tregua concordata lo scorso ottobre.
La crisi in Medio Oriente
Parallelamente, l’amministrazione Trump sta cercando sostegno internazionale per affrontare la crisi nel Golfo Persico. Il presidente ha rivelato di aver chiesto a circa sette Paesi di inviare navi da guerra per proteggere lo stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio globale di energia, teatro di forti tensioni con l’Iran.
Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha spiegato di aver ricevuto alcune risposte positive, ma anche segnali di cautela da parte di diversi alleati. Il presidente ha aggiunto che Israele sta collaborando con gli Stati Uniti per garantire la sicurezza dello stretto. Più critica invece la posizione del Regno Unito, che secondo Trump avrebbe rifiutato di schierare portaerei nell’area: “Che otteniamo o meno il loro sostegno, non lo dimenticheremo”, ha avvertito.
Altri Paesi hanno già espresso prudenza. Il Giappone ha frenato sull’ipotesi di inviare unità navali, citando i vincoli della propria Costituzione pacifista, mentre l’Australia ha escluso l’invio di navi da guerra, limitando il suo contributo al dispiegamento di velivoli negli Emirati Arabi Uniti.
La Casa Bianca starebbe valutando anche altre opzioni strategiche per influenzare gli equilibri energetici della regione. Secondo indiscrezioni dei media, Washington starebbe esaminando la possibilità di prendere il controllo dell’isola iraniana di Kharg, importante terminal petrolifero del Paese. Nel frattempo, l’industria petrolifera statunitense ha avvertito l’amministrazione che la crisi energetica potrebbe aggravarsi. I vertici di grandi compagnie come ExxonMobil, Chevron e ConocoPhillips avrebbero segnalato alla Casa Bianca che eventuali interruzioni dei flussi nello stretto di Hormuz continuerebbero a generare forte volatilità nei mercati energetici globali.
Trump ha inoltre sollecitato anche la Cina a contribuire alla sicurezza della rotta marittima, sottolineando che circa il 90% del petrolio importato da Pechino transita proprio attraverso lo stretto. In questo contesto il presidente ha lasciato intendere che un possibile viaggio a Pechino – inizialmente previsto tra il 31 marzo e il 2 aprile prossimi, secondo quanto riportato da Reuters – potrebbe a questo punto essere rinviato.
Mai visto un presidente più malevolo e stupido: prima si fa ficcare in un cul de sac da Bibi e poi cerca di scaricare la patata bollente nelle mani degli altri. Dovrebbe stare in un ospizio perché regredito all’infantilismo della senescenza.
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perchè, tutti gli altri POTUS cosa hanno fatto?
nessuno ricorda i profughi siriani attraversare mezza europa dal Medio oriente? quanti afgani sono arrivati in Italia? per non parlare della Libia e di tutti i problemi di approvvigionamento energetico, le vittime e i miliardi spesi, PER NIENTE, risolto un kaxxo.
Però ancora qui a disquisire se è giusto mandare o non mandare.
per una volta facciamo un sondaggio dove mandarli.
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Trump chiede una coalizione per proteggere lo stretto di Hormuz…
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così fai arrabbiare il tuo assistito JD
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Che a differenza tua ha il cervello che gli cammina.
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