La personalizzazione rischia di modificare le radici della nostra democrazia. E di condizionarne il percorso in ogni passaggio. Compresi i referendum

Milano, 10 marzo: manifesti elettorali per il referendum sulla giustizia

(di Ilvo Diamanti – repubblica.it) – Tra una settimana (il 22 e il 23 marzo) gli italiani saranno chiamati a esprimersi su una questione importante, per la nostra democrazia. Riguardo al ruolo e ai poteri dei magistrati. Una categoria al centro di confronti e polemiche da molto tempo. Perché si tratta di un attore centrale nel sistema democratico. E politico.

Com’è apparso evidente negli anni ’90, quando importanti partiti (e leader) vennero coinvolti e travolti nelle inchieste condotte dai magistrati su episodi di corruzione e finanziamenti illeciti. Riassunti nella definizione di Tangentopoli. In quanto definiva il sistema dei partiti come «la città delle tangenti». Un’inchiesta che ricondusse il sistema dei partiti all’interno di una visione che riassumeva l’atteggiamento di sfiducia e distacco espresso da gran parte dei cittadini nei confronti della politica e dei politici. E delineava l’immagine dei magistrati come coloro che garantivano giustizia. In altri termini: «i giustizieri del sistema politico».

Da allora sono trascorsi più di 30 anni. E molto è cambiato. Ma la distanza tra i poteri dello Stato non sembra essersi ridotta. Anche perché, nel corso del tempo, il sentimento dei cittadini verso la politica non sembra essere cambiato. Semmai, si è inasprito.

Per verificarlo è sufficiente osservare il rapporto “Gli italiani e lo Stato” condotto da LaPolis-Università di Urbino. In fondo alla graduatoria, come sempre, si collocano “i partiti”. Ormai un “participio passato”. Partiti e non si sa verso quale “destinazione”. Di certo “destinati” a non tornare, Per molto tempo, almeno… soprattutto perché, in tempi di “personalizzazione della politica”, sono stati sostituiti dai leader. E “dalle” leader. Visto che i principali partiti sono guidati da donne.

Il legame della democrazia con i partiti ha ragioni storiche. Perché i “partiti” riassumono e interpretano le “parti” che ne “rappresentavano” gli interessi e i valori. All’origine del significato stesso della nostra democrazia. “Rappresentativa”. La personalizzazione rischia, per questo, di modificare le radici della nostra democrazia. E di condizionarne il percorso, in ogni passaggio. Compresi i referendum.

Una questione apparsa evidente nel referendum, che si è svolto dieci anni fa. Nel (dicembre) 2016, per “confermare” il superamento del bicameralismo paritario, proposto e voluto da Matteo Renzi Maria Elena Boschi. La riforma definita, per questo motivo, “Renzi-Boschi”. Venne bocciata dagli elettori. Un esito che spinse alle dimissioni lo stesso Renzi, al tempo presidente del Consiglio.

E ciò spiega il motivo che ha indotto il (la) capo(a) del governo a chiarire che, comunque vada il voto, non intenda dimettersi. Anche se ne risulterebbe sicuramente indebolita. Perché, “nonostante i partiti siano partiti”, è indubbio che la loro assenza sia visibile. E significativa. In quanto indebolisce il fondamento sociale del sistema politico e, dunque, della democrazia. Che, come sottolinea la parola stessa, è “governo del popolo”.

Anche se le basi e i canali di comunicazione tra il governo, i partiti e il popolo sono cambiati profondamente rispetto al passato. In quanto la “mediazione” avviene attraverso i “media”. E l’avvento del digitale ha favorito un rapporto tra i cittadini e i leader neppure “diretto”, ma “immediato”. Senza mediatori né mediazioni.

Ciò spiega, in parte, le ragioni della fluidità del sistema politico, nel quale cambiano con grande frequenza gli attori della scena politica. Partiti e leader. Non solo in ambito nazionale.

Certo, la questione “di fondo” è la perdita dei riferimenti “fondamentali”. A livello globale, anzitutto. Con evidenti e immediate ripercussioni sul piano nazionale. Ma conta molto anche la globalizzazione comunicativa. Perché tutto ciò che avviene nel mondo in qualsiasi momento, nello stesso momento ha effetti “immediati” dovunque. Su ciascuno di noi. Per questo motivo è necessario affrontare i prossimi appuntamenti politici ed elettorali. O meglio: referendari, consapevoli che avranno effetti di lungo periodo. Sulla nostra vita. Politica, sociale. E personale.