Solo gregari alla lezione del tecno-profeta Thiel: “Donald qui piace poco”. I big della destra disertano l’incontro a Roma a Palazzo Taverna con il fondatore di Palantir. Il guru: “Siamo alla seconda guerra fredda”

(di Lorenzo De Cicco e di Iacopo Scaramuzzi – repubblica.it) – ROMA – Più che l’arrembaggio della tecno-destra, la minaccia è la palpebra calante. Ti aspetti i ministri, ci sono i portaborse. Dici: all’uscita saranno estasiati dalla lectio, invece è la sagra dello sbadiglio. Domenica, Palazzo Taverna, tra piazza Navona e Castel Sant’Angelo, dove abitavano gli Orsini e ora si organizzano convegni. Capienza massima: 165 posti. Attorno alle tre di pomeriggio, un centinaio di invitati varca il portone. Solo chi è in lista, tipo Piper, ma con meno allegria. L’oratore è il miliardario Peter Thiel, creatore di Paypal e poi di Palantir, colosso dei big data in affari pure col governo israeliano, anche per la sciagurata guerra a Gaza, che oggi discetta di religione e Anticristo. Gran finanziatore di Trump, ovvio.
Da giorni, dopo la prima anticipazione della Stampa, il sottobosco politico e imprenditoriale favoleggia: chi ci sarà? Dietro al Colosseo appare un’inquietante striscione di «benvenuto», altri organizzano un flash mob di protesta. Ma alla fine chi c’è? La destra si tiene alla larga, anche perché il Vaticano non è in linea con le teorie di Thiel, anzi. S’intravede l’assistente di Marco Osnato di FdI. Per la Lega, il «responsabile esteri dei Giovani», Davide Quadri. E uno storico collaboratore di Lorenzo Fontana, Cristiano Cerasani, convinto che pure le bizze del clima siano colpa di Satana. Il volto più conosciuto è Daniele Capezzone, direttore del Tempo. C’è un suo predecessore, Roberto Arditti. Un paio di volti Rai, Oliviero Bergamini e Barbara Carfagna. Imprenditori? Paolo Messa e il finanziere Guido Maria Brera. Lo storico Giovanni Orsina. Antonio Zanardi Landi, ambasciatore dell’Ordine di Malta presso la Santa Sede. Alberto Mingardi dell’istituto Bruno Leoni. Spunta persino un ex 5 Stelle, Pietro Dettori. Insomma, nomi così. C’è da capire la delusione dei fotografi. O almeno il ridimensionamento delle aspettative. Il grosso sono ragazzi con l’abito buono, del giro delle confessioni romane, tendenza neo-con. Parecchi seminaristi del North American College, più uno sparuto numero di preti americani e studenti di quell’Angelicum, dove all’inizio si era pensato di tenere il seminario.
Thiel appare dietro a un leggio, rischiarato da luci soffuse. Parla due ore scarse. Dice subito che «Trump qui non va di moda, ma io non sono d’accordo». Forse per la latitanza dei big di FdI e Carroccio. Sostiene che oggi, più che la terza guerra mondiale, siamo nel mezzo «di una seconda guerra fredda». Biasima la «pace ingiusta» tra Cina e Usa. Fa un mucchio di citazioni, da Benedetto XVI a Robert Hugh Benson, autore di “Lord of the World”, a Vladimir Solovev che ha scritto “Il racconto dell’Anticristo”. Sull’intelligenza artificiale, la sua specialità, sembra accorciare le distanze con Leone XIV, che chiede paletti: «Bisogna stare attenti – è in sintesi il ragionamento che riportano più presenti – non è la soluzione di tutti i mali, ma non va demonizzata». I democratici americani, profetizza Thiel, nel ‘28 saranno contro. Si salta da un argomento all’altro. Mostra il video di un’esplosione nucleare, chiedendosi che sarebbe capitato al mondo se fosse avvenuta in una città degli States. Critica il nucleare per le armi, sì, ma rilancia quello civile, per contrastare «la dipendenza dalle energie fossili». Poi chiede ai governi di investire contro la de-natalità, pallino di Elon Musk.
Molti si aspettano una qualche rivelazione sull’Anticristo. Ma lui dice solo: «Ne ho paura, la conoscenza va aumentata». Rivelazioni rimandate: «Parlerò l’ultimo giorno». Perché ci sono altri tre seminari nei prossimi tre giorni, tutti obbligatori per gli iscritti, anche se qualcuno già ieri azzardava la mossa, tentando di sfilarsi: «Magari passo domani, ma poi ho avuto un imprevisto». Lo spazio per il blocco “domande e risposte” era di 30 minuti. Ma dura un quarto d’ora. Si fanno avanti quelli dell’Hoover Institution, think thank legato alla Stanford University, dove Thiel ha studiato, che organizzano le sue conferenze in giro per il mondo. Visto il tenore della discussione, diversi ospiti sull’uscio, alla fine, si chiedono: ma perché tanta segretezza? Ridacchiano per alcune leggende circolate alla vigilia, come la penale da 10mila euro (o 20, o 25) per chi avesse violato il riserbo. Pure i cellulari restano perlopiù nelle tasche degli invitati, nessuno li sequestra. L’unico appello del miliardario è una citazione di Daniele, 12:4: «Tieni nascoste queste parole».
Finito il convegno, si va a messa, alla vicina Trinità dei Pellegrini, gestita dalla Fraternità sacerdotale San Pietro, gruppo tradizionalista che, a differenza dei lefebvriani, non ha però mai rotto con la Santa Sede. Messa in latino, ça va sans dire. Celebra don Brice Meissonnier, come vuole il messale antico, ad orientem (cioè “spalle al popolo”). Per i seminaristi domani è stata fissata una cena riservata, organizzata dal Cluny Institute, e intitolata “Seeing Like a State, Seeing Like a Church”, lo sguardo dello Stato, lo sguardo della Chiesa. Probabile riferimento a un testo della cultura libertaria alla quale Thiel si rifà, contro la pianificazione statale il politically correct nella Chiesa. Ultima sorpresa: alla messa, Thiel non c’è. E nessuno lo cita. A Roma spesso va così: si annuncia l’Apocalisse e resta solo la liturgia.