Nel cda della Galleria dell’Accademia di Firenze inseriti due candidati non eletti alle ultime elezioni. Il ministro Giuli ha indicato la sua segreteria particolare al Mic, Elena Proietti Trotti, come consigliera dei musei di Capri. Che dice: «La mia nomina è un segnale positivo»

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Sul museo sventola la bandiera della Fiamma. Mese dopo mese, il partito di Giorgia Meloni si sta infatti appropriando di tutti i fortini della cultura a suon di candidati non eletti, dirigenti locali, semplici militanti.
E addirittura diretti collaboratori del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, come la segretaria particolare e attuale responsabile dell’ufficio stampa, Elena Proietti Trotti, finita nel consiglio di amministrazione dei musei e dei parchi archeologici di Capri.
Sono, insomma, tanti i nomi legati al partito indicati nei templi della cultura italiana. Dal David di Michelangelo di Firenze al Mann di Napoli, dalla Reggia di Caserta alla pinacoteca di Brera, l’assalto di Fratelli d’Italia è sistematico. Con il ministro della Cultura a firmare i decreti. Ma la bulimia di poltrone non sempre produce risultati.

Le cronache degli ultimi giorni sono una conferma. Venezia è il crocevia dei nervosismi a destra. Alle Biennale, il presidente della fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, vuole dare spazio al padiglione russo, facendo scattare l’allarme al governo.
Il ministro Giuli e il presidente della commissione cultura alla Camera, Federico Mollicone, spesso ai ferri corti, questa volta sono stati concordi sulla necessità di fare un passo indietro. Il Mic ha avanzato la richiesta di dimissioni alla consigliera Tamara Gregoretti, responsabile della decisione, nominata proprio dal ministero. Sempre a Venezia la tensione è alta intorno al nome della direttrice d’orchestra, Beatrice Venezi, graditissima alla destra meloniana. Le dimissioni del consigliere Alessandro Tortato sono solo l’ennesima conferma del valzer sul teatro.
Senza dimenticare il perenne caos intorno a Cinecittà, prima a colpi di possibili conflitti di interessi (con il caso di scuola dell’ex presidente Chiara Sbarigia) e poi con le tensioni intorno Manuela Cacciamani, gradita ad Arianna Meloni, grazie al rapporto con la sorella della manager, Maria Grazia Cacciamani. Repubblica ha rivelato che l’ad sarebbe indagata, lei ha seccamente smentito con una dettagliata nota.

Fratelli di Firenze
Mentre i riflettori sono puntati altrove, dunque, il ministero della Cultura a guida meloniana fa man bassa di poltrone: piazza fedelissimi sul territorio, da Nord a Sud.
Il caso più significativo riguarda Firenze. Nel cda della Galleria dell’accademia di Firenze e musei del Bargello è stato nominato Andrea Fossi, candidato nelle liste di FdI alle elezioni comunali, vinte dal centrosinistra con Sara Funaro. Fossi ha racimolato appena 126 preferenze, finendo lontano dalla soglia per essere eletto in consiglio comunale. A distanza di quasi due anni, però, è arrivato un incarico di prestigio.

La Galleria dell’Accademia, tra le varie cose, ospita il David di Michelangelo. Sempre nel capoluogo toscano, un’altra poltrona è stata assegnata ad Alessia Galdo, rampolla dello studio notarile di famiglia molto noto in città, entrata nel cda delle Ville e residenze monumentali fiorentine, che tra le varie cose gestiscono la villa Medicea della Petrai e il Giardino della Villa medicea di Castello. Un incarico importante firmato Mic.
Galdo, come Fossi, è stata candidata con il partito di Meloni, a sostegno di Eike Dieter Schmidt: è stata la quinta più votata di FdI, con 587 voti personali, diventando la prima delle non elette.

E ancora: nello stesso consiglio di amministrazione ha trovato posto Chiara Mazzei, di professione architetta ed ex consigliera comunale di Rufina, 7mila abitanti in provincia di Firenze, e dirigente provinciale di Fratelli d’Italia. Una serie di decisioni che ha scatenato proteste. La deputata del Pd, Simona Bonafè, insieme al collega Federico Gianassi hanno presentato un’interrogazione a Giuli: «Queste scelte invece sollevano interrogativi sull’opportunità di inserire nei vertici dei musei statali figure impegnate nella politica di partito».
Ma Fratelli d’Italia non è intenzionata ad arretrare. «Si può essere scelti per un cda pubblico anche se non si ha la tessera del Pd», hanno commentato l’eurodeputato toscano di FdI, Francesco Torselli, Alessandro Draghi, consigliere comunale fiorentino. Oggi basta una candidatura andata male con i meloniani.

Dalla Reggia al Mann
La musica non cambia in un altro luogo tempio della cultura: la Reggia di Caserta. In questo caso nel cda è stato indicato Paolo« Santonastaso, che nel marzo del 2025 era diventato segretario cittadino di Fratelli d’Italia, a Caserta, e già consigliere comunale nella stessa città. Poche settimane prima della nomina aveva presenziato ad Atreju, festa di FdI.
Ancora più temeraria la decisione di Giuli per i musei nazionali di Capri: come consigliera è arrivata la potente segretaria del ministro, Elena Proietti Trotti, oggi una delle figure più importanti al Mic (gestisce anche l’ufficio stampa), che è inoltre dirigente di spicco di Fratelli d’Italia in Umbria, sua regione d’elezione.
Una mossa che ha provocato le proteste del Pd. «Dalle informazioni disponibili, non risultano competenze riconducibili ai requisiti previsti dalla legge», ha accusato il deputato dem, Piero De Luca.
Proietti Trotti, interpellata da Domani, respinge le critiche: «Polemiche? Dovrebbero essere contenti che il ministro leghi Capri a Roma. È un passaggio importante e un segnale positivo». Stessa pratica seguita a Milano: il consigliere diplomatico del ministro, Clemente Contestabile, è consigliere alla pinacoteca di Brera.

Altro museo in Campania, altra nomina di partito: nel cda del museo archeologico nazionale (Mann) di Napoli è stato indicato Diego Militerni, già vicecoordinatore regionale del partito, fedelissimo del deputato napoletano Michele Schiano di Visconti. L’incarico politico per Militerni è arrivato nel 2025, qualche mese dopo la sconfitta per la leadership a Napoli contro Marco Nonno.
Area meloniana
Il modello-Giuli non conosce confini: è stato seguito pure in Abruzzo. La prescelta questa volta è stata Laura D’Ambrosio, candidata con FdI alle regionali con Marco Marsilio nel 2024, nella provincia di Teramo, ottenendo 3.500 preferenze. Un risultato deludente. Ma a febbraio è arrivato l’inserimento – su indicazione del Mic – nel cda dei musei archeologici nazionali di Chieti.

Ai musei nazionali di Perugia è scattata una sorta di occupazione targata fiamma: tra i consiglieri c’è Andrea Assenza, vicedirettore del day time della Rai, uomo di fiducia di Angelo Mellone, una delle punte di diamante di TeleMeloni. Nello stesso organismo è stato nominato il politologo Alessandro Campi, in passato direttore di FareFuturo, la fondazione finiana, sotto l’egida dell’attuale ministro Adolfo Urso.
Non mancano le competenze al critico Roberto Litta, inserito nel cda dei musei e parchi archeologici di Praeneste e Gabii. Ma c’è anche un po’ di appartenenza: di recente ha moderato un incontro di campagna referendaria per il Sì, a Roma, con un parterre di Fratelli d’Italia, tra cui il segretario romano del partito, Marco Perissa, e il deputato Paolo Trancassini.
Nell’assalto alla cultura, c’è poi Alberto Samonà, ex assessore (in quota Lega) della giunta Musumeci in Sicilia, passato al timone dell’istituto Villa Adriana e Villa d’Este dopo essere stato nel cda del Parco archeologico del Colosseo (in quel caso voluto dal precedente ministro Gennaro Sangiuliano). Nonostante l’adesione leghista, Samonà è una vecchia conoscenza della destra: ha trascorsi giovanili nel Msi. La fiamma come punto in comune per ottenere un posto firmato Giuli nei cda.
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