Sempre più diffusa la sensazione di fragilità dell’intera società. Cresce la sfiducia nelle capacità del governo

Rischio guerra globale per due italiani su tre. Il 74% teme anche il terrorismo in Europa

(Alessandra Ghisleri – lastampa.it) – In poco meno di dieci giorni sono comparse delle importanti anomalie nella gerarchia delle paure degli italiani. Non si tratta solo di una semplice variazione statistica, è il segnale di un clima che si sta rapidamente deteriorando nella percezione delle famiglie. Il dato più evidente che salta agli occhi riguarda proprio il caro vita.

L’inflazione e l’aumento dei prezzi dominano sempre la classifica delle preoccupazioni degli italiani crescendo al 44,5% con un balzo di 5,3 punti in una manciata di giorni. In altre parole, quasi un italiano su due indica oggi il costo della vita come il principale problema del Paese. È una cifra che racconta molto più di un andamento economico. Espone con chiarezza la difficoltà quotidiana delle famiglie di far quadrare i conti, di affrontare bollette, spesa alimentare e servizi con stipendi che non crescono alla stessa velocità dei prezzi. Quando l’inflazione entra nella vita quotidiana smette di essere un dato macroeconomico e diventa una sensazione concreta: la percezione che ogni mese il denaro valga un po’ meno.

Questa crescita repentina della preoccupazione segnala anche un altro elemento spesso sottovalutato che sottolinea l’importanza del peso della percezione delle persone. Le famiglie infatti, non reagiscono solo ai numeri dell’economia, ma alla loro esperienza diretta. Basta un aumento dei prezzi nei beni più visibili – come alimentari, energia o trasporti – perché l’intero quadro venga percepito come più instabile e incerto. In questo clima di crescente insicurezza emerge anche un altro elemento significativo, legato soprattutto al contesto internazionale e alla percezione sempre più diffusa che i destini nazionali siano strettamente intrecciati con l’andamento dello scenario globale. Aumenta infatti la paura della guerra: in appena dieci giorni l’indicatore cresce di ben 7 punti, passando dall’11,6% al 18,7%. Non è difficile comprenderne le ragioni. Le tensioni internazionali, i conflitti aperti e l’assenza di una prospettiva chiara di soluzione alimentano un diffuso senso di instabilità e di fragilità. Se da un lato le famiglie sentono direttamente il peso dell’aumento dei prezzi, dall’altro avvertono anche l’incertezza di un contesto internazionale che appare sempre più imprevedibile.

A questa percezione di instabilità si affianca anche un’altra inquietudine più silenziosa ma altrettanto presente nell’opinione pubblica: il timore che le tensioni internazionali possano tradursi in nuovi attentati sul territorio europeo (73,6%), e che il tutto possa trasformarsi in una guerra “globale” (66.7%). Non sono paure che emergono sempre con la stessa forza nei sondaggi, tuttavia riaffiorano ogni volta che lo scenario mondiale si fa più teso e imprevedibile.

È il segnale di una società che percepisce i conflitti non più come qualcosa di distante, ma – sempre di più – come eventi che potrebbero avere conseguenze dirette anche nella quotidianità delle città europee. In questo modo, le due paure – quella economica e quella geopolitica – finiscono per rafforzarsi a vicenda, con il rischio di lasciare indietro temi molto più vicini come le politiche del lavoro e le crisi aziendali (23.3%; -3.2). L’instabilità internazionale alimenta timori sul futuro dell’economia, mentre il peggioramento delle condizioni materiali rende le persone più sensibili a ogni segnale di crisi globale. Il risultato è un clima generale di inquietudine che, nel giro di pochi giorni, ha ridefinito le priorità e le preoccupazioni degli italiani. A meno di dieci punti percentuali di distanza dal podio delle priorità emerge un’altra grande preoccupazione degli italiani: la salute. Il 35,1% degli italiani indica il sistema sanitario come una delle principali criticità, con un aumento di 2 punti in più rispetto alla precedente rilevazione di Only Numbers.

Il motivo, stra-noto e largamente condiviso sottolinea -ancora una volta- le lunghe liste d’attesa per accedere a visite specialistiche ed esami diagnostici. È il segnale di una sanità pubblica percepita come sempre più lenta e distante dai bisogni immediati delle persone. Quando per un accertamento diagnostico si devono attendere mesi, se non addirittura anni, la preoccupazione finisce inevitabilmente per trasformarsi in paura concreta. In sottofondo si inserisce anche un altro segnale, più politico ma non meno rilevante. Cresce di 2,2 punti – arrivando al 4,4% – il giudizio critico sull’azione del governo sul piano europeo. Una quota di italiani indica infatti l’incapacità dell’esecutivo di farsi ascoltare in Europa come un problema. Non si tratta di una percentuale elevata in termini assoluti; tuttavia, è un dato che merita attenzione perché racconta la percezione crescente di un Paese che teme di contare sempre meno nelle grandi decisioni che lo riguardano. Se si osserva l’altra faccia della classifica delle preoccupazioni e delle paure degli italiani emergono alcune riduzioni. Calano gli scippi e la microcriminalità, che scendono al 23,3% (-3,2).

Arretra anche il timore legato al cambiamento climatico e alla fragilità del territorio di fronte agli eventi atmosferici estremi, che si attesta al 13,8% (-3 punti). Questo non significa che questi problemi siano scomparsi. Piuttosto indica chiaramente che, quando aumentano in maniera rapida e percepibile le difficoltà economiche e sanitarie, le priorità delle persone si riorganizzano altrettanto velocemente. Le paure più immediate – sempre tra i titoli di testa dell’informazione – tornano a occupare il centro della scena. Nel complesso emerge l’immagine di un Paese inquieto. Un Paese che guarda al futuro con meno fiducia e che teme di dover affrontare le grandi trasformazioni economiche, sociali e geopolitiche del nostro tempo, quasi in solitudine. Forse è proprio questo il dato più significativo.

Non tanto la crescita di una singola preoccupazione, quanto la sensazione diffusa di fragilità che attraversa la società italiana. Quando quasi la metà dei cittadini indica il caro vita come il principale problema e oltre un terzo teme di non riuscire ad accedere rapidamente alle cure, significa che la domanda di sicurezza – economica, sanitaria e sociale – è tornata con forza al centro del dibattito pubblico. È da queste paure concrete, che attraversano la vita quotidiana degli italiani, che la politica dovrebbe tornare a misurare la propria responsabilità.