IL MIRACOLO DEL GOVERNO MELONI: NON È RIUSCITO A CREARE L’EGEMONIA CULTURALE DI DESTRA MA HA RISVEGLIATO LA CONTROEGEMONIA DI DESTRA. “Biennale? Con la censura l’Europa è peggio di Tafazzi”. Giornalista e scrittore. “Bruciamo pure il ponte dell’arte: così avanziamo compatti verso il suicidio”

(estr. di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – […] “L’Europa è ferma a una guerra fa.
Abbiamo il cannone puntato sulla Russia quando il mondo alle nostre spalle e ai nostri fianchi sta per implodere.
Marcello Veneziani è incredulo.
Perché avanziamo compatti nella pratica suicida. Adesso l’Europa attacca persino la Biennale di Venezia, l’isola felice dell’arte che finora non aveva ubbidito alla ragione di nessuno Stato, di nessuna religione, di nessun padrone, di nessuna cultura, per via della presenza di Mosca alla Mostra. Ma si può?
Lei ha scritto sdegnato della protesta dei 22 ministri europei contro Pietrangelo Buttafuoco, colpevole di aver invitato i russi. E diretta è stata la censura del ministro italiano della Cultura.
Ventidue censori più Zelensky, ministro ombra d’Europa. Più che un eccesso di zelo, una clamorosa, ulteriore martellata sui testicoli. Bruciare anche il ponte dell’arte, avvertendo che – in caso contrario – si chiuderanno i rubinetti dei finanziamenti, la sanzione più inaccettabile e ritorsiva, significa non avere nessuna idea del ruolo e del destino dell’Unione.
Scrive: siamo fermi a parlare dell’Ucraina.
Siamo inchiodati all’idea, davvero fuori da ogni ragionevole condizione logica, che dopo l’Ucraina tocchi all’Europa essere invasa dai russi. A non vedere invece che i russi non hanno nessuna intenzione (e non avrebbero del resto né la forza militare né l’interesse economico). Il ruolo dell’Europa è quello di divenire la Ztl del globo, il centro storico del dialogo nel mondo.
[…]
Siamo molto meno reattivi rispetto a quel che succede oltre Kiev.
Prima Gaza, poi la Groenlandia, poi il Venezuela, adesso l’Iran. Quest’ultimo conflitto non ci esclude dagli innumerevoli rischi di una guerra che non sembra avere un fine, una ragione, un destino ma solo un costo. Una scelta isolata e incomprensibile di Donald Trump.
Trump era il paladino della destra, anche suo se non ricordo male…
Confesso che mi sono felicitato quando è tornato alla Casa Bianca, perché immaginavo che restituisse equilibrio all’identità americana massacrata dagli eccessi della cultura woke, spezzasse quel declino che sembrava incontrastabile verso l’Asia e la Cina, e facesse rientrare finalmente i soldati a casa.
Invece guerre su guerre.
Ha iniziato con i dazi. Lì mi sono accorto di aver sbagliato previsione.
Trump è divenuto un’infezione per tutta la destra europea?
Perché mai i sovranisti dovrebbero esultare per queste modalità di condurre il mondo davanti al fatto compiuto, per il tocco cafonal dei suoi atteggiamenti?
Anche Giorgia Meloni sta patendo.
Patisce un po’, sì.
Non è un granché vedere la premier che si sottrae al giudizio, alla presa di posizione.
Il peso dell’Italia è quello che è. Dice che non condivide e mi sembra che sia difficile andare oltre.
Trump l’ha messa fuori gioco, è chiaro
Be’, aveva individuato una bella posizione: essere ponte tra l’Europa e l’America trumpiana. Ora non è più così, purtroppo per lei.
Il clima politico interno ne risente.
Sono anch’io convinto che le gesta trumpiane rovinino un po’, tolgano serenità alla coalizione e fiducia agli elettori.
È un bel problema anche per il referendum?
Tutti i referendum si risolvono con il giudizio universale per il governo. È inevitabile.
Veneziani vota Sì o No?
Tiepido Sì.
Chi vince?
Penso il Sì.
E le prossime elezioni?
Lì la faccenda si fa più dura del previsto. Giorgia Meloni finora è stata la leader forte e indiscussa. Anche grazie al fatto di apparire una persona leale con la sua storia politica, di essere empatica, fa simpatia: lei donna e gli altri uomini, lei bassa e gli altri alti. Una vera outsider. Ricorda quella carezza di Biden sul suo capo?
[…]
Biden?
Lo stesso Draghi firmò una importante apertura di credito politico, facendole guadagnare la prima fila in Europa.
Da lì in poi meno Garbatella.
Meno fascistella.
Poi, purtroppo, è arrivato Trump.
Eh già.
“Veneziani vota Sì o No?
Tiepido Sì.”
Speravo in un tiepido No… Veneziani a volte mi sembra Cacciari col PD, che lo vota tiepidamente tappandosi il naso.
Comunque al Referendum, speriamo anche in tanti tiepidi NO. Vanno bene lo stesso…
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Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, come si fa a non votare Sì? 🤣
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