A Roma si prepara una visita molto riservata: quella del miliardario tecnologico Peter Thiel, atteso per parlare di anticristo così come per incontri a porte chiuse con interlocutori istituzionali e ambienti finanziari. Ma il vero punto sarebbe un altro: il Vaticano come snodo strategico di influenza tecnologica globale

(Marco Antonellis – lespresso.it) – C’è un dettaglio che nei corridoi della sicurezza occidentale sta facendo drizzare più di un sopracciglio: all’inizio del 2026, stando a quanto siamo in grado di rivelare, Palantir Technologies ha depositato una raffica di brevetti militari che, letti uno accanto all’altro, sembrano il progetto di una guerra quasi completamente automatizzata. Non singoli software, non strumenti isolati. Ma un sistema integrato che copre l’intero ciclo della guerra: raccolta dati, analisi, identificazione del bersaglio e decisione operativa. Una catena continua che – secondo alcune fonti – riduce l’essere umano a un ruolo marginale: quello di premere il tasto “conferma”.

E mentre questi brevetti emergono dagli archivi tecnici americani, a Roma si prepara una visita molto riservata: quella del miliardario tecnologico Peter Thiel, fondatore di Palantir, atteso per parlare di anticristo ma anche, molto meno filosoficamente, per incontri a porte chiuse con interlocutori istituzionali e ambienti finanziari. Ma il vero punto – secondo indiscrezioni circolate negli ambienti della sicurezza digitale – sarebbe un altro: Roma e il Vaticano come snodo strategico di influenza tecnologica globale.

Il sistema che automatizza la guerra

Secondo documenti tecnici analizzati da esperti informatici, i nuovi brevetti Palantir descriverebbero un’infrastruttura militare che funziona come una catena di montaggio digitale del combattimento. Il primo elemento è un gigantesco database che integra archivi storici militari e dati in tempo reale. Su una sola interfaccia il comandante potrebbe vedere contemporaneamente: schieramenti militari degli anni precedenti, immagini da droni e satelliti in tempo reale, flussi radar e intercettazioni elettroniche. Se uno dei sensori viene compromesso – ad esempio un drone catturato dal nemico – il sistema elimina in pochi millisecondi tutte le informazioni generate da quel dispositivo. Una forma di autodistruzione informativa progettata per evitare che i dati cadano in mani ostili.

L’intelligenza artificiale che decide i bersagli

Il passaggio più delicato riguarda l’identificazione degli obiettivi. Il sistema raccoglie dati da radarsatelliti e segnali elettronici. Se individua anomalie – per esempio un veicolo che sembra civile ma trasmette segnali militari – l’algoritmo lo segnala come potenziale bersaglio. Fin qui nulla di nuovo. Il punto controverso è un altro: nei brevetti viene indicata la possibilità che il sistema analizzi precedenti operativi e prenda decisioni in autonomia, senza intervento umano diretto. In pratica l’algoritmo confronta situazioni simili già avvenute e applica la soluzione più probabile.

L’“alibi legale” delle macchine

Uno dei problemi centrali dell’IA militare è la responsabilità. Se un algoritmo sbaglia bersaglio, chi ne risponde? Nei brevetti Palantir compare una soluzione definita da alcuni analisti un “alibi giuridico digitale”. Ogni decisione del sistema viene registrata con tre elementi: il sensore che ha generato il dato, l’algoritmo che lo ha elaborato, la regola d’ingaggio applicata. Si crea così una catena di prova crittografica che ricostruisce esattamente il motivo della decisione. In teoria, la macchina può dimostrare perché ha colpito un bersaglio.

La segretezza matematica

Un altro brevetto introduce un concetto ancora più radicale: la compartimentazione matematica delle informazioni. Sulla stessa mappa operativa, un generale potrebbe vedere l’origine completa dei dati su un sistema missilistico nemico. Un operatore alleato invece vedrebbe solo le coordinate. La fonte dei dati, per lui, non esiste nemmeno a livello computazionale. Non è nascosta da password: il sistema semplicemente non la rende accessibile.

La guerra che si aggiorna come uno smartphone

Il progetto include anche una sorta di sandbox militare. Se il nemico cambia tattica, l’operatore può inserire una nuova regola operativa. L’intelligenza artificiale simula milioni di scenari per verificarne l’efficacia. Se tutto funziona, l’aggiornamento viene trasmesso ai droni sul campo. Un meccanismo simile agli update delle app sugli smartphone – ma applicato a sciami di droni da combattimento.

L’ombra dell’hackeraggio

Il retroscena più inquietante riguarda però un presunto attacco hacker ai sistemi di Palantir Technologies. Secondo una fonte informatica citata in ambienti digitali, un gruppo di pirati avrebbe utilizzato un agente basato sull’intelligenza artificiale per ottenere accesso da superutente. Tra le informazioni che sarebbero emerse: archivi di conversazioni trascritte di leader politici e imprenditori globali sistemi di sorveglianza su larga scala, raccolte di dati sensibili su dirigenti e governi. Ma ci sarebbero anche programmi militari avanzati legati al conflitto in Ucraina e sistemi di targeting utilizzati in Medio Oriente. Secondo le stesse fonti, i dati sottratti potrebbero finire nelle mani di potenze rivali come Russia o Cina.

Perché il Vaticano interessa a Peter Thiel

Ed è qui che entra in scena Roma. Nei prossimi giorni Peter Thiel approderà nella capitale. Eventi pubblici ridotti al minimo, porte chiuse e lista degli invitati blindata. Ma dietro il viaggio romano ci sarebbe un obiettivo molto più strategico. Thiel considera il Vaticano uno dei pochi centri di potere globale ancora capaci di influenzare centinaia di milioni di persone contemporaneamente. Non è solo una questione religiosa. Il Vaticano è una macchina di comunicazione mondiale: oltre un miliardo di fedeli reti mediatiche diffuse in ogni continente, una diplomazia tra le più capillari del pianeta. In altre parole, un’infrastruttura di influenza culturale e simbolica che nessuna piattaforma tecnologica è ancora riuscita a replicare completamente. Ed è proprio questo che renderebbe Roma un punto strategico per chi studia il rapporto tra algoritmi, informazione e consenso. 

La strategia dell’influenza

Secondo indiscrezioni circolate negli ambienti tecnologici, l’interesse di Thiel per Roma non sarebbe solo finanziario o accademico. La capitale italiana rappresenta infatti il luogo in cui si incrociano tre dimensioni: potere politico europeodiplomazia globaleautorità spirituale del Vaticano. Per alcuni analisti, costruire una presenza stabile a Roma significherebbe avere accesso diretto a questo triangolo di potere. In particolare al Vaticano, che dispone di una rete di contatti che attraversa governi, università, istituzioni culturali e organizzazioni religiose in tutto il mondo.

Tecnologia, religioni e visioni apocalittiche

C’è poi un elemento più ideologico. Negli anni Peter Thiel ha più volte mostrato interesse per i temi teologici e filosofici legati alla storia del cristianesimo e alla teoria del “katéchon”, il potere che trattiene il caos nella storia. In alcune conferenze pubbliche il fondatore di Palantir Technologies ha citato il ruolo delle religioni nella costruzione dell’ordine politico e culturale dell’Occidente. Per questo il dialogo con il Vaticano assume anche una dimensione simbolica e intellettuale: il tentativo di connettere la nuova élite tecnologica con le grandi istituzioni spirituali dell’Occidente. In un’epoca in cui gli algoritmi plasmano informazione e percezione della realtà, la Chiesa cattolica resta una delle poche strutture globali capaci di influenzare narrazioni, valori e coscienza collettiva.

Roma, capitale del nuovo potere

Mettendo insieme tutti i pezzi – brevetti militari, sistemi di IA e incontri riservati – emerge un quadro che va oltre la semplice innovazione tecnologica. Da una parte c’è la guerra automatizzata degli algoritmi. Dall’altra il potere simbolico e culturale del Vaticano. Roma diventa così il punto di contatto tra due universi: quello delle macchine che analizzano il mondo in tempo reale e quello delle istituzioni che da secoli influenzano la visione del mondo di milioni di persone. Per questo il viaggio romano di Peter Thiel viene osservato con attenzione da diplomatici e dalle intelligence di mezzo mondo. Perché se la guerra del futuro si combatterà con gli algoritmi, la battaglia per l’influenza globale continuerà a passare anche da luoghi antichi come il Vaticano.