
(estratto dell’intervento di Marco Travaglio a Otto e mezzo) – Mi ha divertito molto l’appello contro la casta. La casta politica, di cui la Meloni è il capo, due giorni fa ha salvato da una richiesta della Procura di Palermo, lo stesso procuratore che ha fatto arrestare Messina Denaro ed è stato celebrato da tutti, per acquisire la corrispondenza tra il deputato Romano, di Noi Moderati, e Totò Cuffaro, attualmente agli arresti domiciliari, indagato per corruzione e turbativa d’asta.
Il Parlamento ha risposto picche e questo è successo 31 volte su 33 in questa legislatura, sempre ad opera di questa maggioranza, con spesso l’aiuto, come l’altro ieri, dei renziani e dei calendiani.
Quella è la casta, quella che non paga mai, è la politica che è piena di immunità, vere o presunte, e pensare che Romano aveva chiesto alla Camera di concedere l’autorizzazione a procedere, l’hanno negata contro il suo stesso parere.
Nel caso Palamara, sappiamo che la casta politica si è salvata, mentre i magistrati che parteciparono all’incontro con Palamara all’Hotel Champagne furono messi in condizioni di andarsene, di dimettersi dal CSM.
Sappiamo benissimo che i magistrati, quando beccano qualcuno che delinque tra i loro, lo arrestano, lo processano, lo condannano e lo cacciano, mentre i politici lo coprono, quindi la vera casta è la politica, di cui in questo momento, non sempre, ma in questo momento, la Meloni è il capo.
Questa riforma fa a pezzi la casta? Ma quando mai? Attualmente i membri politici del CSM sono 10 e coi tre organismi che triplicheranno il CSM diventeranno 26, di cui 23 sorteggiati per finta, perché sappiamo che il Parlamento si farà il listino degli amici della maggioranza e poi tra quelli tirerà fuori 23 amici della maggioranza e questo sarebbe il danno alla casta.
Non parliamo poi delle stupidaggini sulla famiglia nel bosco.
Fino a due anni fa, chi non mandava i figli a scuola rischiava una multa, perché era una contravvenzione l’abbandono scolastico per i genitori nei confronti dei figli. Col decreto Caivano, la Meloni che oggi strilla in difesa di chi viene espropriato dei propri figli, ha trasformato quella contravvenzione, cioè quella multa, in un delitto punito col carcere fino a 2 anni e con la revoca della patria potestà.
Quindi, in base a un decreto che ha fatto la Meloni, i giudici hanno un fucile molto più carico rispetto a quello che avevano prima, perché adesso gli possono togliere i figli per sempre e li possono arrestare, fino a 2 anni di carcere.
E io non so se ci siano due Meloni in circolazione o quante Meloni ci siano, perché se è la stessa che ha fatto il decreto Caivano, non può essere la stessa che difende i genitori del bosco perché non mandavano i figli a scuola e si meraviglia se qualcuno gli dice che devono garantire un minimo di convivenza e di diritti e di condizioni scolastiche igienico-sanitarie. È un caso di dissociazione, capisco la disperazione per i sondaggi, però arrivare a questo punto mi sembra cabaret, ecco….