Appena pubblicata la decisione dell’organismo internazionale. Anche la Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali dovrà tenerne conto, malgrado le pressioni di Matteo Salvini per precettare i lavoratori

(di Roberto Rotunno – ilfattoquotidiano.it) – “In Italia è eccessivamente limitato il diritto di sciopero”; la sonora bocciatura arriva dal Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds), con una decisione appena pubblicata. Secondo l’organismo internazionale, infatti, le nostre norme sono troppo restrittive, riducono in modo esagerato il diritto di scioperare per i lavoratori dei servizi pubblici. Questo rappresenta un bel guaio per il governo Meloni, che ora dovrà adeguarsi al provvedimento arrivato dopo un ricorso presentato nel 2022 dall‘Unione sindacale di base (Usb), curato dal giuslavorista Giovanni Orlandini e dagli avvocati Danilo Conte e Marco Tufo. L’obiettivo dichiarato del centrodestra, in questi anni, era semmai ridurre ancora di più il diritto di sciopero con regole ancora più aspre.
Il Ceds è il comitato che vigila sul rispetto della Carta sociale europea da parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa, da non confondere con l’Unione europea. Anche l’Italia ne fa parte, quindi è tenuta a rispettare le norme della Carta. La nostra legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, la 146 del 1990, viola invece diversi diritti riconosciuti dal documento. Innanzitutto, la nostra legge contiene una nozione troppo estensiva di servizi pubblici essenziali. Questo significa che un numero molto ampio di lavoratori può essere sottoposto alle limitazioni. Quindi il Comitato dice che bisogna invece ricomprendere solo le prestazioni che siano davvero connesse a interessi generali. Per esempio i trasporti: non sempre garantiscono servizi essenziali.
L’altro punto bocciato dal Comitato riguarda una norma che contraddistingue la legge italiana: l’obbligo di annunciare la durata dello sciopero, tra l’altro con largo anticipo. Secondo il Ceds, questo dovere imposto ai sindacati riduce l’efficacia della mobilitazione, perché dà tempo e modo alla controparte di organizzarsi per minimizzare il disagio. In Italia gli scioperi durano massimo un giorno, ma spesso sono solo per otto ore o addirittura solo quattro. In questo modo, la controparte non subisce alcuna pressione. Infine, l’altro rilievo mosso dal comitato riguarda l’eccesso di periodi in cui è vietato proclamare scioperi, le cosiddette franchigie. In Italia li abbiamo a ridosso di vacanze, feste religiose, grandi eventi. E ancora, il nostro ordinamento prevede il cosiddetto obbligo di “rarefazione”, cioè ogni sciopero deve essere proclamato a una certa distanza temporale dall’altro, per evitare di concentrarne troppi nello stesso periodo. Come detto, questi lacci e laccioli limitano il diritto di sciopero in settori che non sempre sono davvero riconducibili a servizi essenziali.
Il Comitato, va ricordato, ha una composizione moderata, le sue ultime decisioni hanno spesso deluso i sindacati. Solo una componente su quattordici ha una tendenza favorevole ai lavoratori, ma in generale non si tratta di un organo “militante”. Il destino beffardo ha voluto che questa pronuncia arrivasse proprio durante il governo Meloni, esecutivo che in questi anni aveva manifestato la volontà di dare un’ulteriore stretta al diritto di sciopero. Tra l’altro, la Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali (Cgsse), di nomina politica, ha già da tempo assunto un orientamento estremamente restrittivo, quindi ha già di fatto contratto il diritto di mobilitazione sindacale. Basti ricordare i provvedimenti sugli scioperi generali contro il governo di Cgil e Uil, i numerosi richiami nei confronti dei sindacati di base, e anche il blocco dello sciopero a favore di Gaza e della Flotilla.
L’orientamento severo della Commissione è stato cavalcato ampiamente dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che spesso ha fatto leva su queste pronunce per precettare i lavoratori. E tra l’altro Fratelli d’Italia prova da tempo a inserire una norma che imporrebbe ai lavoratori dei trasporti di comunicare preventivamente l’adesione agli scioperi. La decisione del Comitato non ha un’applicazione diretta, ma il governo dovrà adeguarsi e inoltre costituirà una fonte che dovrebbe indirizzare i giudici e le autorità amministrative. Quindi anche la stessa Commissione di garanzia dovrà tenere in considerazione questa pronuncia, ed evidentemente modificare in modo netto la tendenza degli ultimi anni.
legge 146 del 1990…
ci sono voluti 36 anni…
con i consoconcertativi, a guardia delle pecore e al guinzaglio dei padroni, serviranno non meno di altri 40 di anni prima che si torni allo statuto dei lavoratori, al dpr n. 3 del 1957…!!!
state sereni, i padroni continueranno a dormire sonni tranquilli e con sette cuscini…
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