C’è un dramma silenzioso che sta attraversando il Paese: quello dello spopolamento e della nuova emigrazione. Un fenomeno sempre più evidente ma spesso poco percepito nella sua reale portata. Il tema è stato al centro del seminario di presentazione del Rapporto di ricerca su “Valorizzazione della nuova emigrazione nello sviluppo locale e nelle relazioni internazionali del Paese, quale contributo alla coesione territoriale, sociale ed economica regionale, nazionale e comunitaria”, svoltosi a Potenza presso la sede della Regione Basilicata. Per Futuridea è intervenuto il responsabile delle relazioni istituzionali Francesco Nardone, che ha illustrato i principali dati del rapporto, realizzato da un partenariato tra Filef Ets, Fiei, Fondazione ECAP-Zurigo, Fondazione Giuseppe Di Vittorio, Futuridea, Ce.Do.M Unisa e Spi-Cgil Firenze. Futuridea ha inoltre curato il report “Semi di futuro nei solchi dell’abbandono”, con Maria Beatrice Fucci, dedicato agli impatti sociali ed economici delle migrazioni nelle aree interne.

Il rapporto analizza il periodo 2009–2023 e mette in evidenza una tendenza ormai strutturale: il saldo naturale della popolazione è costantemente negativo e l’emigrazione continua a crescere. “Siamo di fronte a un esodo di massa, strutturale e unidirezionale, tutto in uscita e nulla in entrata – ha spiegato Nardone – e il saldo negativo non riguarda solo il Sud, ma tutte le regioni del Paese”. Particolarmente colpiti sono i piccoli centri. “I comuni sotto i 5.000 abitanti rappresentano circa il 70% del Paese, ma in questi territori è concentrato il 90% delle nostre produzioni Dop. È la nostra identità stessa ad essere messa a rischio”. Il quadro che emerge è quello di territori sempre più fragili, segnati dal calo delle nascite e dalla partenza di giovani e famiglie. “Si osserva un calo delle nascite ovunque, accompagnato da decessi ed emigrazione. È un fenomeno diffuso che rischia di svuotare intere aree del Paese”.

Per Nardone non bastano più interventi correttivi. “Non siamo più nella fase dei piccoli aggiustamenti. Dobbiamo costruire qualcosa di nuovo, mettendo al centro le aree interne e creando occasioni di sviluppo, innovazione e comunità. C’è bisogno di avviare nuove politiche per sostenere chi parte, chi resta e chi potrebbe tornare, puntando su reti culturali, start up innovative e valorizzazione della terra e delle produzioni locali. Solo così – conclude Nardone – possiamo trasformare lo spopolamento da destino inevitabile a sfida per il futuro dei territori”.