Sberla a Meloni: la zarina di Nordio, Giusy Bartolozzi, non si scusa. Il caso. Dopo l’attacco la premier e Nordio invocano un ravvedimento, FI e Lega la scaricano, ma lei resta: “Effetti drammatici su chi è innocente”

(di Lorenzo Giarelli e Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – La scena è quasi surreale. Una capa di gabinetto che non solo si impunta, ma sconfessa il “suo” ministro e la presidente del Consiglio, facendo infuriare i piani alti del governo. I quali, evidentemente, non hanno la forza per cacciarla o pretendere un comportamento diverso. È questo il cortocircuito in cui si è cacciata Giusi Bartolozzi, dopo che sabato, durante un confronto tv, ha paragonato la magistratura a un “plotone di esecuzione” e detto di voler “togliere di mezzo i magistrati”. Ieri ci si aspettava le sue scuse, anche perché Palazzo Chigi aveva fatto filtrare un certo fastidio per la vicenda, invece Bartolozzi, “zarina” del ministero della Giustizia nonché ex parlamentare di Forza Italia, non si scusa e rilancia pure.
È tardo pomeriggio quando la capa di gabinetto di Carlo Nordio rilascia una dichiarazione all’Ansa. La prende larga: “Nel confronto di sabato avevo appunto ribadito la piena fiducia verso la categoria nel suo complesso e l’importanza della riforma come strumento in grado di restituire a essa una credibilità. In questo contesto spiegavo che la particolare attenzione data dal governo al processo penale deriva dalla drammaticità degli effetti che esso porta nella vita delle persone, delle famiglie, delle aziende, specie quando a trovarsi al centro dell’azione giudiziaria è qualcuno che sa di non aver commesso nulla di male. Effetti che nessuna assoluzione è in grado di cancellare”.
Poi l’affondo: “Il riferimento al plotone di esecuzione alludeva quindi allo stato di assoluta prostrazione in cui ci si trova in questi casi, esattamente come colui che, postovi davanti, poco o nulla può fare per difendere la propria vita”. Zero scuse, nessun passo indietro. Anzi, la conferma di quel paragone, pur limitato ad alcuni casi. C’è semmai una “presa d’atto” di polemiche su parole “piegate a una lettura fuorviante”: “Non ho mai attaccato la magistratura che anzi, in più di un’occasione, ho difeso anche a costo di scelte personali e politiche estremamente gravose”.
A rendere grottesca la faccenda c’è il fatto che negli stessi minuti Nordio, che non avrebbe avuto contatti con Bartolozzi, risponda ai giornalisti a margine di un evento lasciando intendere che quest’ultima avrebbe avuto tutt’altro atteggiamento: “Penso che probabilmente farà le sue scuse per quelle parole, che forse sono state un po’ troppo enfatizzate”. Concetto già espresso in mattinata, quando il ministro aveva difeso la zarina blindandola nel suo ruolo (“le dimissioni non sono prese in considerazione”) ma anticipando un fantomatico ravvedimento: “Sono certo che la dottoressa Bartolozzi si scuserà”.
Fin qui Nordio. Ma è la stessa Giorgia Meloni a essere furiosa per il caso. Già lunedì sera Palazzo Chigi aveva fatto trapelare il malumore della premier, ieri poi ecco “fonti di governo” far sapere che il caso, che “non è piaciuto” a Meloni, “verrà gestito internamente”: “Bartolozzi deve tenere a freno la lingua”, è uno dei commenti riportati dalle stesse fonti. Ma d’altra parte bastava sentire Alfredo Mantovano, sottosegretario e fedelissimo della premier, che in mattinata aveva bollato come “infelice” la frase della zarina. A difenderla resta solo qualche esponente di Fratelli d’Italia, più per dovere d’ufficio che altro. Giovanni Donzelli se la prende con la sinistra “senza argomenti” che “parla di gossip”, ma il resto della maggioranza dimostra di aver mollato Bartolozzi. Il portavoce di FI Raffaele Nevi parla di “un errore”, il capogruppo Paolo Barelli col Fatto usa il sarcasmo: “Bartolozzi chi? Sicuramente dice il contrario di quello che stiamo promuovendo”. E Giorgio Mulè arriva a dire: “Avevo sperato nel suo passo indietro”. Per la Lega parla Stefano Candiani, un altro che si mostra scocciato dall’uscita della capa di gabinetto: “È stata inopportuna, un bel tacer non fu mai scritto. Con queste cose non si vince il referendum”.
Non a caso l’opposizione da un lato chiede le dimissioni di Bartolozzi (“la toppa è peggio del buco”, dice il Pd), dall’altro festeggia per il regalo inaspettato. Silenzio gelido dal Quirinale che aveva chiesto di evitare scontri istituzionali. Anche i centristi, molti dei quali voteranno Sì, parlano di “parole gravissime” e Matteo Renzi interverrà oggi in Senato per incalzare Meloni proprio sul tema. Perché finora la premier ha provato a risolverla “internamente”, ma non è bastato. Nel dubbio Bartolozzi non ci sarà domani all’evento di Milano a cui parteciperà anche Meloni. Obiettivo: evitare, per quanto possibile, di oscurare la premier.
“Obiettivo: evitare, per quanto possibile, di oscurare la premier.“
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