Il racconto degli expats: «Il cielo a Teheran è ancora nero, sembra piovere acido. L’elezione della nuova Guida Suprema? Una pessima notizia: a massacri seguiranno massacri»

(Bianca Senatore – editorialedomani.it) – «Solo un minuto. Ho sentito la voce di mio padre che diceva che lui e mia madre stanno bene e poi basta. Da sabato in Iran c’è totale blackout delle telefonate e quelle poche, veloci conversazioni che si riescono a fare sono spiate». A raccontarlo è una giovane iraniana che vive in Italia.

La sua identità deve rimanere anonima per ora, perché domenica il regime ha inviato un Sms, firmato Repubblica islamica, a molti iraniani all’estero e ai loro familiari per avvertirli di stare attenti a quel che dicono e fanno. Anche se sono lontani e alcuni di loro non vi faranno mai più ritorno a casa, la minaccia è molto chiara: pensate a voi stessi, ma soprattutto alle vostre famiglie. «Gli iraniani che sostengono, accompagnano o collaborano con il nemico sionista americano all’estero saranno soggetti a sanzioni legali, inclusa la confisca dei beni», si legge nel messaggio. «Dopo che il capo del parlamento giudiziario ha detto che chiunque parli male dell’Iran o faccia affermazioni pro-guerra sarà considerato un nemico, la gente è molto cauta – racconta ancora la giovane iraniana – e tutti coloro che, in queste ore, stanno divulgando foto e video dei bombardamenti sui siti militari di Teheran rischiano la condanna a morte. Ma ora più che mai vogliamo che l’assalto militare continui, altrimenti il regime riprenderà forza e controllo. E farà un nuovo massacro».

La notizia della nomina di Mojtaba Khamenei a nuova Guida Suprema dell’Iran ha gettato nell’angoscia gran parte della popolazione. «Nelle ultime ore non ho parlato con nessuno a causa del blocco delle comunicazioni – ha raccontato ancora l’iraniana – ma posso dire che stiamo vivendo male questa elezione. Eppure, siamo fiduciosi che l’intervento armato possa eliminare anche questa nuova gerarchia, anche se i bombardamenti saranno massicci». E lei sa bene cosa vuol dire. I genitori della nostra fonte, infatti, si trovavano a casa di parenti a Esfahan quando sono piovute dal cielo le prime bombe israeliane sui siti nucleari e lei per ore e ore non ha saputo più nulla di loro. Solo dopo molto tempo ha avuto conferma che erano vivi ed erano riusciti a scappare.

Grazie a un vecchio telefono satellitare, ieri mattina Selina è riuscita a parlare con sua madre per quasi due minuti, prima che la linea cadesse. «Hanno detto che il cielo è ancora nero, sembra piovere cenere e acido che ha bruciato le piantine e corroso le tende», racconta Selina con l’agitazione nella voce. «Sono chiusi in casa e non aprono a nessuno, perché hanno paura». Anche Mokhtar ha sentito la sua famiglia solo per qualche minuto, giusto il tempo di dire che Teheran trema, l’acqua nei rubinetti e poca e l’aria è talmente irrespirabile che in molti stanno avendo crisi d’asma. «Sono preoccupato, perché i bombardamenti sono sempre più vicini e della mia famiglia nessuno si aspettava che sarebbe stata così dura», racconta Mokhtar. Anche lui ha ricevuto minacce, ma crede che l’invito a non esporsi sia solo propaganda, almeno per adesso. «L’elezioni del figlio di Khamenei è una pessima notizia, perché significa che il regime non si sta indebolendo e anche se gli arsenali militari sono ridotti, la loro piramide del potere è intatta. Se non si dà la spallata ora, saremo tutti morti».

Intanto, però, Donald Trump ha detto di non essere contento della nomina di Khamenei jr. Stando al Wall Street Journal, il presidente avrebbe detto ai suoi consiglieri che sarebbe favorevole all’uccisione della nuova Guida Suprema se non cederà alle richieste Usa, a partire dalla chiusura del programma nucleare. Dunque, nulla di escluso, al momento.

La situazione sul campo, però, è difficile e non tutti stanno vivendo bene questi momenti a Teheran e nelle altre città colpite. «Ci sono stati dei morti civili – dice un’altra giovane iraniana trasferitasi da qualche mese in Italia. I suoi familiari sono in un palazzo che, in linea d’aria, non è lontano dai centri bombardati e le polveri sottili nell’aria si sono infiltrati anche dalle finestre chiuse. Tosse, bruciore agli occhi, gola secca. «Avevano detto che sarebbero stati interventi mirati alle strutture militari – dice la studentessa – e chissà quanto durerà la guerra, ammesso si riesca a eliminare il regime. Iniziamo ad avere paura che poi sarà anche peggio».