Il fantasma Marina Berlusconi agita la maggioranza. La premier, raccontano fonti di governo, avrebbe chiamato il presidente americano nei giorni più caldi della crisi con l’Iran per ribadire una cosa molto semplice: l’Italia c’è, politicamente. Ma senza promesse operative

(Marco Antonellis – lespresso.it) – Il mistero della frase al miele di Donald Trump su Giorgia Meloni? A Palazzo Chigi la spiegazione circola sottovoce. La premier, raccontano fonti di governo, avrebbe chiamato il presidente americano nei giorni più caldi della crisi con l’Iran per ribadire una cosa molto semplice: l’Italia c’è, politicamente. Ma senza promesse operative. Un gesto diplomatico calibrato al millimetro. Tanto basta per strappare al tycoon una dichiarazione pubblica di stima — “è un’ottima leader, una mia amica” — ma senza entrare nel terreno scivoloso degli impegni militari. Insomma: sostegno politico sì, coinvolgimento diretto no.

La paura di Palazzo Chigi: una richiesta concreta dagli Stati Uniti

Dietro la cordialità della telefonata, però, a Palazzo Chigi aleggia un timore molto concreto. Che Donald Trump possa un giorno passare dalla diplomazia alle richieste operative. Per esempio chiedendo all’Italia un ruolo militare nel Mediterraneo orientale per rafforzare il dispositivo navale nella crisi con l’Iran. O magari le basi aeree sul suolo italiano. Uno scenario che la premier vuole evitare a tutti i costi. Per una ragione politica chiarissima: la maggioranza potrebbe non reggere l’urto. Nel centrodestra convivono infatti sensibilità molto diverse sull’interventismo militare, e una richiesta forte di Washington rischierebbe di trasformarsi in una miccia interna.

Il vero problema: gli italiani non vogliono una guerra

C’è poi un fattore ancora più delicato: l’opinione pubblica. Nei sondaggi che circolano nei palazzi romani il dato è netto: gli italiani sono largamente contrari a un coinvolgimento militare diretto in Medio Oriente. Per questo la premier ha voluto mettere subito dei paletti nel videomessaggio diffuso nei giorni scorsi: l’Italia — ha ribadito — non è in guerra e non intende entrarci. Parallelamente Giorgia Meloni ha attivato il coordinamento con i leader europei, da Emmanuel Macron a Keir Starmer, fino al cancelliere Friedrich Merz, nel tentativo di rafforzare la linea diplomatica e scongiurare un’escalation. Una strategia che serve anche a bilanciare l’asse privilegiato con Washington.

Il fantasma Marina Berlusconi agita il centrodestra

Come se non bastasse, nel centrodestra circola un’altra inquietudine. L’intervento di Marina Berlusconi è stata letto a Palazzo Chigi con attenzione quasi maniacale. Le sue parole sul bisogno di “superare la faziosità” e liberare il dibattito dalle “gabbie ideologiche” hanno acceso più di un sospetto. Dopo la lettera a Repubblica, quotidiano simbolo della sinistra, qualcuno a via della Scrofa ha interpretato il messaggio come un classico caso di politica allusiva: parlare a nuora perché suocera intenda. Tradotto: segnali di una possibile discesa in campo.

Il progetto che spaventa Meloni e Salvini

Nei corridoi della politica romana circola già lo scenario. Una leadership moderata capace di tagliare le ali più radicali del centrodestra e dialogare con una parte della sinistra riformista. Un modello quasi istituzionale, che qualcuno paragona addirittura allo stile del presidente Sergio Mattarella. Chi conosce bene Marina Berlusconi sostiene che non abbia pregiudizi verso nessuno schieramento. E proprio questa libertà politica, paradossalmente, la renderebbe una figura potenzialmente pericolosa per gli attuali equilibri. Perché se davvero decidesse di entrare in politica, a tremare non sarebbe solo Antonio Tajani. Ma anche Giorgia Meloni.