“Globalizzazione e legge della giungla sono la nostra tenaglia”

“Forza no limits, neoimperi:  la democrazia è all’angolo”

(estr. di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – […] Professor Pons, da storico le chiedo: quanto misura il salto all’indietro che stiamo compiendo nella civiltà dei rapporti tra Stati, nel rispetto del diritto interno, nell’uso della forza come ultima istanza?

Mi sembra che siamo tornati all’età degli imperi.

È il periodo che precede la prima guerra mondiale segnato dall’imperialismo europeo, la spartizione di Africa e Asia e la seconda rivoluzione industriale.

La democrazia è regredita al punto che oggi è stata messa in discussione ciò che per anni era una verità indiscutibile.

[…]

Che la democrazia portasse pace?

L’unico sistema in grado di portare prosperità, ricchezza. L’unica speranza di allargare il benessere anche delle fasce più deboli. Un equalizzatore orizzontale di parità tra diversi.

Ora il diritto internazionale è divelto dal trumpismo.

Da un lato la legge del più forte, dall’altro gli effetti della globalizzazione hanno costruito questa tenaglia dentro cui siamo finiti.

Lei presiede l’Istituto Gramsci. La sinistra però prende colpi da chiunque.

Perché è stretta, quasi immobilizzata, dentro questo nuovo sistema di relazione. Il nazionalismo che avanza ovunque e brucia ogni concetto di solidarietà.

La destra avanza al punto che si sviluppano fenomeni, penso al partito di Vannacci, di proliferazione all’estrema destra di movimenti e gruppi politici. Come se lì risiede un consenso inesauribile, sempre più largo.

La destra ha buon gioco a banalizzare e a radicalizzare il discorso politico. Allinea una logica molto riconoscibile seppure superficiale.

Si dice che la sinistra perde perché internet ha svuotato le piazze, creato tante solitudini e tolto al partito che fu di Berlinguer l’organizzazione politica e culturale delle masse ora sparite.

Internet lo vedo come uno strumento. Sviluppa un sistema fenomenale: rende tutte le questioni molto più semplici perché radicalizza e banalizza.

Accresce i tifosi, li spinge da una parte o dall’altra.

Li spinge dove c’è meno complicazione.

Ha visto come la sinistra italiana ha esultato per il modo con cui Pedro Sanchez, il premier spagnolo e leader socialista, ha replicato a Trump? La sinistra è affamata di signor No.

Mi sembra anche naturale.

Però in Italia il Pci di Enrico Berlinguer era il partito della diversità e un modello per il resto d’Europa.

Era un modello e la diversità uno stile di vita non una pratica propagandistica.

Con gli occhi e le parole di oggi definiremmo populista l’idea che il bene sia di qua, il male di là.

Resto dell’idea che il Partito comunista italiano era davvero diverso da tutti gli altri, in antitesi con il socialismo reale dei paesi dell’Est, e anche naturalmente distante dal capitalismo americano dal profilo imperialista. Era infatti un modello di studio di tanti osservatori, di qua e di là dell’Atlantico.

Chissà cosa sarebbe accaduto se Berlinguer e Craxi non si fossero fatti la guerra.

Resta la domanda: quale forza la sinistra ha perduto in quella lotta intestina?

Il fisico Carlo Rovelli dice che alla fine dei conti l’autocrazia, tipo quella cinese, vince la gara rispetto alle invecchiate democrazie occidentali.

Lui dice questo?

Rovelli ricorda che il regime di Pechino ha tolto dalla fame un miliardo di persone e dato un futuro di benessere a un Paese poverissimo.

La democrazia ha le gambe più robuste e la storia lo dimostra. Naturalmente dobbiamo prendere atto che mai come in questo momento nelle società occidentali esiste una crisi di sistema. Trump ne è l’espressione.

[…]

Trump è l’infezione?

Abbiamo accettato l’idea che i mercati sono più importanti della democrazia. Che è legittimo l’obiettivo del dominio e dunque praticabile l’uso della forza.

Il dominio come prospettiva lecita, e la forza come mezzo utile per rappresentare la supremazia.

Ricorda la massima di Carl von Clausewitz? “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”.

Eccolo, è Trump!

Direi proprio di sì. […]