Meloni stretta tra Trump e Parlamento: il retroscena sulla guerra all’Iran che spaventa Palazzo Chigi. Giorgia Meloni in difficoltà dopo la guerra contro l’Iran voluta dai suoi amici Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Il rischio per la premier è un testa coda in Parlamento. E dover rinunciare alla finanziaria elettorale

(Marco Antonellis – lespresso.it) – Per Giorgia Meloni l’11 marzo potrebbe trasformarsi in una giornata politicamente esplosiva. Quando la premier si presenterà davanti alle Camere per riferire sulla crisi internazionale, il rischio – raccontano fonti parlamentari – è quello di un clamoroso testa coda politico. Il motivo è semplice: la guerra contro l’Iran voluta dall’asse tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu mette la presidente del Consiglio davanti a una delle scelte più complicate dall’inizio della legislatura. Ufficialmente l’Italia resta nel campo occidentale e atlantico. Ma dietro le quinte di Palazzo Chigi il clima sarebbe molto più sfumato. Chi conosce bene la premier giura infatti che, lontano dai microfoni, Meloni non avrebbe affatto apprezzato la scelta di aprire un fronte militare contro Teheran.
Il retroscena: a Palazzo Chigi non piace la guerra totale
Secondo quanto raccontano fonti politiche, la leader di Fratelli d’Italia avrebbe espresso in privato forti dubbi sulla strategia adottata dai suoi amici Trump e Netanyahu. L’idea, spiegano i bene informati, sarebbe che un’operazione militare limitata e chirurgica avrebbe avuto molto più senso di una campagna militare estesa. Un’azione mirata contro obiettivi specifici, piuttosto che un’escalation destinata a destabilizzare l’intero Medio Oriente. Un ragionamento pragmatico più che ideologico. Perché a Palazzo Chigi sanno bene che ogni escalation internazionale ha effetti immediati anche sui conti italiani. E proprio qui si nasconde il vero incubo del governo.
Guerra all’Iran e conti pubblici: addio alla finanziaria elettorale di fine anno
Una crisi prolungata con Teheran rischia infatti di produrre un effetto domino sull’economia europea: prezzi dell’energia più alti, mercati finanziari più instabili e crescita rallentata. Tradotto in politica interna significa una cosa sola: conti pubblici più fragili. Per l’Italia il rischio è doppio. Da un lato la guerra potrebbe aggravare la già delicata situazione del debito pubblico. Dall’altro lato potrebbe compromettere i margini di manovra con Bruxelles proprio mentre Roma spera di uscire dalla procedura di infrazione. In questo scenario diventerebbe molto più difficile varare quella manovra economica “elettorale” su cui la maggioranza conta per consolidare il consenso a fine anno e presentarsi davanti agli elettori a fine legislatura. In altre parole: se i conti saltano, salta anche la strategia politica del governo.
Il nodo del referendum e il rischio regalo alle opposizioni
Come se non bastasse, la crisi internazionale arriva nel momento peggiore possibile per l’esecutivo. La guerra è infatti esplosa a pochi giorni da un appuntamento politico delicato come il referendum sulla giustizia che interessa direttamente la maggioranza. E a Palazzo Chigi temono che il conflitto internazionale possa spostare completamente l’attenzione dell’opinione pubblica. Il risultato? Un clima politico più incerto e soprattutto meno favorevole al governo. Secondo alcuni sondaggi riservati che circolano tra i partiti, la guerra e il coinvolgimento degli Stati Uniti potrebbero addirittura rafforzare la narrativa delle opposizioni. Il motivo è semplice: una parte consistente dell’elettorato italiano guarda con crescente diffidenza alle scelte di Trump. E una guerra percepita come lontana dagli interessi italiani rischia di trasformarsi in un boomerang politico.
Il dilemma finale: stare con Trump o con gli italiani
Ed è qui che emerge il vero dilemma per Giorgia Meloni. Da una parte c’è la fedeltà all’asse atlantico e ai rapporti politici costruiti negli anni con Donald Trump. Dall’altra c’è un’opinione pubblica italiana sempre più scettica verso il conflitto. Un equilibrio complicatissimo da gestire soprattutto davanti al Parlamento, dove ogni parola pesa e ogni sfumatura diventa materiale per lo scontro politico. Non a caso negli ultimi giorni la premier ha preferito parlare attraverso interviste radiofoniche e interventi più controllati, dove il format permette di evitare domande scomode.
Perché in Parlamento la musica cambia
E quando arriverà l’11 marzo, la domanda politica diventerà inevitabile: Meloni sceglierà di allinearsi totalmente a Trump o proverà a parlare agli italiani? Nel dubbio, raccontano nei palazzi romani, meglio guadagnare tempo. Perché in politica estera, come nella politica interna, a volte la mossa più prudente è proprio quella di rimandare lo scontro.
La riformatrice ignara
(Di Marco Travaglio) – Forse è il caso che qualcuno spieghi alla Meloni, possibilmente prima del 22 marzo, la sua “riforma” costituzionale della magistratura. Perché ogni volta che ne parla dimostra di non averne la più pallida idea. Dice che il ddl Meloni-Nordio ci darà “processi più efficienti”, ma non sfiora neppure il Codice di procedura che li rende inefficienti, quindi il disastro resterà tale e quale. Dice che impedirà “vergogne tipo Garlasco”, ma le opposte valutazioni fra i pm di oggi e quelli del 2007 e fra i giudici del processo Stasi e dell’indagine Sempio sarebbero state identiche anche a carriere separate. Se la Meloni vuole solo decisioni uniformi, deve abolire Gip, Gup, Riesami, Tribunali, Corti d’appello e Cassazione per affidare le sentenze direttamente ai pm. E poi naturalmente spiegarci come mai Nordio e gli altri separatisti vogliono carriere divise perché i giudici diano torto ai pm.
Ora, pur di non parlare del suo governo che ci porta in guerra con l’Iran al fianco degli aggressori israelo-americani, torna a straparlare dei bambini del bosco: “I figli non sono dello Stato, ma delle mamme e dei papà. Una magistratura che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti”. Quindi – sottinteso – votate Sì perché, come scrivono i suoi trombettieri a mezzo stampa, “un Sì spezza questo sistema” e “i giudici finiranno di essere ingiudicabili”. Ma la “riforma” non tocca minimamente i processi minorili, che resteranno affidati a pm e giudici specializzati, assistiti da consulenti, periti, Asl e servizi sociali: in caso di errore, sempre possibile nella giustizia umana, si ricorre in Corte d’appello (come è già avvenuto nel caso di Chieti, dove i secondi giudici hanno confermato la decisione dei primi) e poi in Cassazione. Purtroppo né Palazzo Chigi né il ministero della Giustizia sono previsti come quarto grado di giudizio. E neppure l’attuale Csm o la nuova Alta Corte disciplinare, che non hanno né possono avere alcuna competenza sul merito delle decisioni dei giudici, ma solo – appunto – sulle infrazioni disciplinari. Se il sistema non le piace, la Meloni può sempre abolire le Procure e i Tribunali per i minori, così ogni famiglia farà dei propri figli quel che le pare e piace. Qualcuno però dovrebbe informare la premier che la giustizia minorile esiste in tutti i Paesi evoluti e che in Italia il numero di bambini allontanati dalle famiglie è fra i più bassi d’Europa: 337 ogni 100 mila all’anno, contro i 1.180 della Francia, i 1.080 della Germania e i 500 della Spagna. Tutti Paesi con le carriere separate e il pm sotto l’esecutivo.
Ps. Naturalmente la Meloni queste cose le sa benissimo, perché è tutto fuorché cretina. Però pensa che lo siamo tutti noi cittadini. Il 22 e 23 marzo abbiamo un’ottima occasione per smentirla.
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“perché è tutto fuorché cretina”
sicuro, sicuro?
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Il cretinismo, oggi noto come sindrome da deficit congenito di iodio, è una grave patologia causata da ipotiroidismo cronico. La carenza di iodio provoca ritardo mentale e fisico permanente, sordomutismo e nanismo.
La carenza di iodio, può provocare palpebre gonfie e secchezza oculare, sguardo fisso o sbarrato dovuto alla palpebra superiore. Retrazione palpebrale. I disturbi oculari causano esoftalmo (occhi sporgenti)
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Con il suo asservimento a Trump, la sovranista de noantri si è cacciata in un cul de sac e ora non sa come uscirne. Intanto, ci sta portando alla terza guerra mondiale, ma lei si dilegua, si nasconde, si eclissa. 😠
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Ducia “La Temporeggiatrice”?
No la bugiarda fifona, tipo accusare ed insultare qualcuno che non può replicare, mentre in parlamento la possono sbugiardare.
“Fonti politiche” cioè la velina di Fazzo?
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“proverà a parlare agli italiani” da un social? In parlamento?
La leader di Fratelli d’Italia avrebbe espresso in privato forti dubbi sulla strategia adottata dai suoi amici Trump e Netanyahu… In pubblico da un social, ha affermato che #hastatoputin. L’idea… Azzo ha idee!
Apperò…nessuno mai avrebbe pensato che un’’operazione militare limitata e chirurgica ha più senso di una campagna militare estesa. Un’azione mirata contro obiettivi specifici, piuttosto che un’escalation destinata a destabilizzare l’intero Medio Oriente
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In vista del referendum Maria Antonietta è sempre più nervosetta, e dall’alto del suo diploma all’Istituto Professionale di Stato per il Commercio e i Servizi Alberghieri “Amerigo Vespucci” di Roma, ce da un sacco de lezioni de diritto. E se subito la benzina e il Diesel sono oltre i due euro al litro nei distributori (anche se comprati prima della guerra scatenata dal criminale cagnolino pedofilo pacifista a stelle e strisce e dal suo criminale padrone con la stella di David), la colpa è di queste toghe rosse politicizzate comuniste, che le impediscono pure di far fare delle belle gite andata e ritorno in Albania dei clandestini che sbarcano da noi. Sono Giorgia, sono una madre, sono cristiana e sta’ magistratura nun me devve rompe er cazz@.
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