L’ex giudice Nencini: “Se vince il sì cade l’obbligo del quorum e ogni governo potrà scegliere i membri laici del Csm con la sola maggioranza semplice”. La riforma farebbe decadere la legge istitutiva che impone maggioranza qualificata […]

L’ex giudice Nencini: “Se vince il sì cade l’obbligo del quorum e ogni governo potrà scegliere i membri laici del Csm con la sola maggioranza semplice”

(estr. di Paolo Frosina – ilfattoquotidiano.it) – […] Se la riforma Nordio entrerà in vigore, nulla impedirà alla maggioranza del momento di nominare da sola tutti i membri laici dei due futuri Consigli superiori della magistratura e dell’Alta Corte disciplinare. La norma che impone le “larghe intese” per garantire le opposizioni, infatti, non esisterà più. A evidenziare uno dei tanti buchi neri della legge, segnalando un rischio finora sottovalutato, è l’ex presidente della Corte d’Appello di Firenze Alessandro Nencini, che guida la sezione toscana del comitato “Giusto dire No” promosso dall’Associazione nazionale magistrati. Piccola premessa tecnica: come i nostri lettori ben sanno, il sorteggio per selezionare i componenti dei nuovi organi sarà asimmetrico, cioè vero per i magistrati e “pilotato” per professori e avvocati scelti dalla politica, che verranno estratti nell’ambito di una lista compilata dal Parlamento (di cui non è specificata la lunghezza). Ebbene, mentre ora per eleggere i membri del Csm serve un quorum dei tre quinti delle Camere, per compilare quella lista – almeno sulla carta – basterà la maggioranza semplice.

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Il motivo lo ha spiegato Nencini mercoledì sera, parlando a un incontro a Firenze con Marco Travaglio e la pm Christine von Borries: “La maggioranza qualificata che noi applichiamo oggi”, ricorda, “deriva dalla legge istitutiva del Csm del 1958”. Ma con la riforma il Csm come lo conosciamo oggi non esisterà più: sarà diviso in due, uno per i giudici e uno per i pm, e gli verrà tolta la funzione disciplinare, affidata all’Alta Corte. Quella legge, quindi, sarà automaticamente abrogata perché incompatibile. E a quel punto cosa resta? “L’articolo 64 della Costituzione, in base al quale le Camere deliberano a maggioranza dei presenti, salvo che la stessa Costituzione preveda maggioranze diverse”. E sul Csm, sparita la legge del ’58, la Costituzione nulla dice. Ecco quindi che il governo di turno, rispettando la Carta, potrà legittimamente accaparrarsi tutti i “sorteggiabili”. In questo modo – riassume Nencini – da una parte avremo magistrati tirati a sorte, “senza rapporto con la base, legittimazione e responsabilità”, dall’altra “una pattuglia serrata che rappresenta un preciso interesse di parte” e quindi potrà “condizionare o determinare le scelte dell’organo di autogoverno della magistratura secondo un orientamento di parte”.

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Ovviamente è possibile che dopo la riforma sia approvata una norma ad hoc per imporre una maggioranza più larga: un’apertura in questo senso è già arrivata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. “Chiunque può promettere qualsiasi cosa”, commenta Nencini al Fatto, “ma al momento la norma applicabile è solo l’articolo 64 della Costituzione, e quindi la maggioranza semplice. E su quella base, se volesse, il governo potrebbe andare avanti: non c’è bisogno di scrivere nulla. Mi sembra importante sottolineare questo aspetto, perché lascia aperto un quadro inquietante. E d’altra parte, francamente non avrebbe senso dividere il Csm se non si volesse fare un’operazione anche sulle maggioranze: tutto il resto della riforma si poteva realizzare con legge ordinaria”.