Il ministro ha consigliato ai pm romani di fare indagini su cronisti e su «soggetti istituzionali». Citato il nome dell’ex capo dell’Aise Luciano Carta. La memoria, firmata dalla sua avvocata, mostra la diffidenza del meloniano verso la nostra intelligence. Le inchieste su di lui? «Reato di delitto politico»

(Emiliano Fittipaldi – editorialedomani.it) – C’è un documento inedito depositato qualche giorno fa nelle carte dell’inchiesta della procura di Roma sulla vicenda dei presunti accessi abusivi del tenente Pasquale Striano che fa capire bene quanto siano ancora difficili i rapporti tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e i servizi segreti italiani. E che spiega, meglio di qualsiasi analisi ipotetica, il motivo per cui la nostra intelligence non fosse stata avvisata dal meloniano sulla strana “vacanza istituzionale” a Dubai, conclusasi con una figuraccia internazionale non solo del cofondatore di Fratelli d’Italia, ma dell’intero esecutivo di Giorgia Meloni, che nulla sapeva dei tempi dell’attacco illegale di Donald Trump e Benjamin Netanyahu all’Iran.

La memoria
Il documento che Domani pubblica è una memoria di Crosetto, scritta dalla sua avvocata di fiducia Federica Mondani (che percepisce 70mila euro l’anno dal ministero come consulente del cliente “nel settore delle pari opportunità”, un conflitto di interessi scandaloso), spedita qualche mese fa al procuratore aggiunto Giuseppe De Falco e alla pm Giulia Guccione, titolari delle indagini che vedono iscritti nel registro degli indagati anche tre giornalisti di questo giornale.
Una relazione di 13 pagine in cui il ministro fa un attacco durissimo sia all’Aise sia ai media (soprattutto Domani, ma nel mirino c’è anche il Fatto quotidiano) che hanno pubblicato inchieste mai smentite sui vecchi affari del politico, sugli incarichi milionari in Leonardo e altre aziende di armi, sui mancati pagamenti degli affitti e sui rapporti amicali con l’imprenditore Carmine Saladino. Quest’ultimo proprietario, fino a poco tempo fa, di Maticmind e di Sind, una spa – come abbiamo dettagliatamente raccontato nelle scorse settimane – che sotto i governi Draghi e Meloni ha incassato appalti milionari dal nostro controspionaggio.
Nella memoria Crosetto e Mondani invitano i magistrati di Roma a indagare con maggior lena nella vicenda Striano, avendo loro «assunto una postura di osservazione nei confronti degli indagati, con particolare riguardo ai giornalisti… Sarà facilmente dimostrabile come ciò che muove gli indagati e continua a muoverli sono almeno due cause psichiche virulente».
Che evidenzierebbero «il movente alla base dell’azione criminosa: il forte legame con i poteri dello Stato che non hanno ricevuto benefici istituzionali dall’azione di governo del ministro Crosetto, e un’ideologia politica radicata e radicale, che svilisce ed offende il diritto di cronaca fino a renderla attacco costante» a Crosetto stesso. Non solo. Le inchieste sul potere dei giornalisti verrebbero fatte anche «per sostenere l’economia del quotidiano Domani» in modo da evitare «chiusure e dunque la perdita della propria posizione lavorativa».

Servizi che dolor
Dopo lo sconclusionato preambolo, l’emissaria di Crosetto in un capitolo intitolato «I legami tra i giornalisti ed alcuni soggetti-poteri istituzionali» parla subito dei vertici dell’Aise, sia quelli vecchi sia quelli attuali. Critiche sorprendenti, visto che alcune rimostranze erano già state fatte a gennaio 2024 dal ministro e da Mondani al procuratore capo di Perugia Raffaele Cantone, con cui il ministro si era lamentato della pubblicazione da parte di Domani della notizia del tentativo abortito, da parte della moglie, di entrare nell’Aise.
Ebbene, quel verbale creò tensioni enormi tra Crosetto (aggiunse che l’intelligence «in più di un’occasione non mi ha informato, fatto che avrebbe potuto creare problemi alla sicurezza nazionale»), il capo dei servizi esterni Giovanni Caravelli e il sottosegretario Alfredo Mantovano. Quest’ultimo fu costretto a scendere in campo in difesa del comparto, tanto che lo stesso ministro della Difesa fece marcia indietro: «La nota di Mantovano, che ribadisce la sua piena fiducia nei servizi e in particolare verso l’Aise e i suoi vertici, è stata pienamente concordata tra noi», spiegava a settembre 2024. «Purtroppo basta una sola mela marcia a fare danni».
Nonostante il caos provocato a livello istituzionale, pochi mesi dopo, a giugno 2025, Crosetto e Mondani tornano alla carica. Dando anche una notizia inedita: Crosetto avrebbe fatto un esposto-segnalazione in procura di Roma, di cui non si sapeva finora nulla. «È noto alla procura», leggiamo, «che il ministro avesse ipotizzato come alcune mancate conferme in ambito istituzionale avessero potuto essere la causa di un attacco costante alla persona, organizzato su diversi fronti, nei confronti dello stesso. (Come) la fuga inspiegabile di notizie avvenuta all’interno dell’Aise circa dettagli relativi alla moglie Graziana Saponaro, che avrebbero dovuto essere segreti e segregati in quanto contenuti in un fascicolo protetto. E dunque oggetto di autonoma segnalazione presso la procura di Roma».
Non sappiamo se sia stato nel frattempo aperto un fascicolo ad hoc: la procura capitolina, quando Crosetto chiese di cercare la presunta fonte di Domani in merito ai compensi di Leonardo, lo fece pancia a terra (la pm Antonia Giammaria, che individuò il tenente Striano come presunta fonte, qualche mese dopo è stata piazzata dal governo a capo degli Affari giuridici del ministro Carlo Nordio, amico e collega di Crosetto).
È invece certissimo che Mondani, nella relazione spedita ai magistrati, segnala indirettamente il nome di Luciano Carta, ex capo dell’Aise che non fu confermato presidente di Leonardo, anche per scelta di Crosetto. Il nome di Carta non era mai stato fatto in chiaro nel vecchio verbale rilasciato a Cantone: che il ministro si riferisse proprio a lui lo ipotizzò Repubblica. Carta, ovviamente, negò di essere “una mela marcia” e querelò il giornale per diffamazione.
Ora Mondani e Crosetto scrivono: «La sequenza dei fatti di cui sopra porterà il già comandante dell’Aise ad adire alle autorità competenti per essere stato più volte ricondotto ed apostrofato dai media come soggetto considerato tra le “mele marce”. La preoccupazione, tra i soggetti coinvolti, appare evidente: colui che è tra i più importanti fondatori di Fratelli d’Italia, ed oggi alla guida del ministero della Difesa, è capace di criticare coraggiosamente chiunque non adempia ai propri obblighi e doveri istituzionali fino a ricorrere a segnalare alle procure possibili illeciti commessi».

«Delitto politico»
La memoria è lunga 13 pagine e fotografa, oltre alle teorie del complotto sugli apparati ai suoi danni, il senso del ministro per la libertà di stampa. «Un’ideologia estremista, celata nella forma e nella parola, ovvero attraverso la penna di colletti bianchi», può «decidere consapevolmente di strutturare un vero e proprio stalking giornalistico nei confronti di un soggetto che incontestabilmente rappresenta l’anima moderata ed, anche per questo, fondante e mitigante di un governo di destra: il ministro della Difesa Guido Crosetto».
Un uomo dunque misurato che, secondo la memoria, placherebbe di fatto le spinte estremiste di Meloni e i post fascisti di Chigi.
Crosetto e Mondani consigliano infine alla procura romana di ipotizzare per i giornalisti anche il reato di “delitto politico” in cui sarebbero incorsi gli autori delle inchieste sugli affitti non pagati (Crosetto è stato condannato in tre diverse sentenze civili), sulle accuse di «essere connivente con soggetti malavitosi» (il riferimento di Crosetto è agli affari con i fratelli Mangione, però mai definiti da Domani “malavitosi”) e per chi – come il Fatto – ha ventilato che Crosetto avrebbe «abusato della sua carica per condurre locazione a titolo gratuito (a casa di Saladino, ndr) l’immobile di residenza».
Tutti articoli che per Crosetto hanno avuto «conseguenze ed impatto nell’assetto governativo e nelle relazioni oltreoceano, anche con i suoi omologhi, in un periodo di così delicati equilibri tra paesi». Anche qui la memoria dà un’altra notizia inedita e rilevante: un ministro cruciale del governo Meloni avrebbe avuto problemi seri con autorevoli colleghi di paesi alleati.
Colpa delle sue azioni raccontate dalla stampa? No, del giornalismo «strumento di guerra politica», di inchiestisti che devono dunque pagarla: «Non sfuggirà – chiude il documento – come nel passato i processi ideologici, per stragi o stermini, non sono mancati: la giurisprudenza non ha rinunciato ad affermare il principio di “delitto politico” denegando derive che possano, per il futuro, ricondurre agli anni più bui della storia del nostro paese».
Di fatto, Crosetto chiede alla procura di indagare i cronisti e le loro eventuali fonti istituzionali per eversione. «Si comunica fin d’ora la disponibilità del ministro Crosetto ad essere ascoltato sui fatti di cui alla presente memoria quale persona offesa».
Ogni commento è del tutto superfluo.
cioè un ministro dice alle procure chi e come indagare, in pratica si comportano come se avesse già vinto il si e applicano la Cartabia dove si prevede che l’esecutivo dia indicazioni alla magistratura ….. il tutto negando che sia questo l’obiettivo della riforma della magistratura …..
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Saremo sempre dalla parte dell’ esercizio del diritto di cronaca che costituisce l’ espressione della liberta’ di pensiero e di stampa…..senza se e senza ma…..!!!!!
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Via su , ripristinate la polizia politica che faccia retate dei pochi giornalisti ancora degni di questo nome, e poi attivate la fantasia per le sparizioni….chi è andato a comprare le sigarette, chi è scappato con l’ amante, chi ha deciso di suicidarsi….il repertorio può essere facilmente rielaborato da 20 anni di storia…e seguenti! La constatazione è semplice: siete sempre gli stessi! Poi ovviamente la commedia impone i ruoli del “ poliziotto “politico /ministro buono e di quello cattivo, fatti esattamente della stessa sostanza….💩
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