Attacco all’Iran, Crosetto: “Operazione fuori dal diritto internazionale”. Ma c’è l’ok a basi e armi. Timori della premier: “Noi non in guerra”. Poi sente Macron e manda una fregata a Cipro. Il discorso in Parlamento anticipato all’11 marzo

(estr. di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – […] In replica, il ministro della Difesa Guido Crosetto lo dice come se fosse una cosa normale. Perfino già detta. Invece è una novità: “Certo, questo attacco è fuori dal diritto internazionale”, spiega riferendosi alla guerra fatta scoppiare sabato dagli Stati Uniti e Israele in Iran. Pochi minuti prima, parlando in radio, era stata la premier Giorgia Meloni a dare la linea: anche se il conflitto potrà avere “conseguenze imprevedibili”, l’Italia “non è in guerra e non ci entrerà”. Uno slogan ripetuto anche nella giornata di comunicazioni in Parlamento dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto. “Non siamo in guerra”, dicono in coro i due concludendo i propri interventi.

[…] Ma la risoluzione di maggioranza approvata nei due rami del Parlamento dà al governo un ampio margine di manovra. I tre impegni danno la possibilità al governo di inviare sistemi di difesa anti-aerea e anti-missilistica nei Paesi del Golfo, una fregata a Cipro per difendere l’Unione europea e le basi americani anche se per uso “logistico e di addestramento” come previsto dai tre trattati internazionali con gli Stati Uniti. Su quest’ultimo punto, però, sia la premier che i ministri frenano: “Non è arrivata alcuna richiesta per il momento da Washington”, spiega la premier che ci tiene a specificare anche che non c’è alcuna differenza con il caso della Spagna di Pedro Sánchez che si è rifiutato. “Ci atteniamo agli accordi bilaterali – aggiunge la premier – tutti stanno facendo così. Se poi dovesse arrivare una richiesta decideremo col Parlamento”. Su questo Crosetto ci tiene a specificare che le basi potranno servire solo per gli aspetti logistici e non per “azioni cinetiche”, cioè gli attacchi.

I timori della presidente del Consiglio riguardano le possibili ricadute economiche di una guerra lunga (“dobbiamo impedire che esplodano i prezzi dell’energia” anche “aumentando le tasse alle aziende che dovessero speculare sulle bollette”) e sulla sicurezza di Cipro. La premier ieri ha avuto una telefonata con il presidente francese Emmanuel Macron (oltre al presidente ucraino Volodymyr Zelensky) e i due hanno concordato l’invio di due fregate militari per difendere l’isola. Sul fronte della sicurezza italiana, è stato il capo dell’Aise (i servizi segreto per l’estero) Giovanni Caravelli martedì nella sua audizione al Copasir a rassicurare sul fatto che, in base alle cartine geografiche, i missili a lungo raggio iraniani potrebbero arrivare al massimo a colpire la Grecia o Creta e non il territorio italiano. Inoltre, rispondendo a una domanda di un componente del comitato, Caravelli avrebbe spiegato che non è esclusa la possibilità di un attacco di terra delle forze speciali americane in Iran. Il conflitto non dovrebbe durare più di 4-5 settimane, è la tesi.

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Dopo le polemiche delle opposizioni sull’intervista radiofonica, la premier decide di anticipare il suo intervento in aula. Di una settimana rispetto al 18, cioè a mercoledì 11. Decisione frutto anche della richiesta fatta dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel colloquio con Meloni di martedì sera. Le opposizioni la accusano di farlo per evitare dibattiti scomodi nella settimana del referendum e non è un caso che la premier torni a fare un appello agli elettori per andare a votare “perché poi non ci si può lamentare”: il timore è che la guerra sposti tutta l’attenzione degli elettori e il “No” alla fine possa prevalere. Il ministro dei Rapporti col Parlamento, Luca Ciriani, in Transatlantico si mostra preoccupato: con la guerra “è difficile portare i nostri elettori alle urne”. Ieri intanto è stato rinviato il Consiglio dei ministri sull’Iran previsto per oggi.