Il meloniano ha detto di essere partito «di venerdì». Tutti hanno pensato al 27 febbraio, ma il week end era quello precedente. La scorta dei carabinieri non conosceva la destinazione. Il viaggio organizzato con la chiusura della scuola privata dei figli

(Enrica Riera e Nello Trocchia – editorialedomani.it) – Dal 23 al 27 febbraio gli studenti di un esclusivo istituto privato nel cuore romano hanno fatto vacanza. «Winter break» viene chiamata la sospensione delle lezioni da chi frequenta la rinomata scuola cattolica romana. Tra loro ci sono anche i due figli del ministro della Difesa Guido Crosetto e dell’imprenditrice Gaia Saponaro. Cosa fare nei giorni senza compiti da svolgere e verifiche da sostenere? I Crosetto hanno optato per un viaggio negli Emirati Arabi Uniti e più precisamente a Dubai. E diverse fonti contattate da Domani confermano che alcune famiglie della prestigiosa scuola si sono organizzate per trascorrere insieme il meritato break di fine inverno.

Quel pazzo venerdì
Partenza all’estero non il venerdì 27 (come dato per scontato dai media dopo che che il meloniano aveva dichiarato di essere salito su un aereo di linea «venerdì»), ma una settimana prima. Un viaggio programmato su cui il capo del dicastero di via XX settembre avrebbe avuto delle iniziali riserve, poi superate per accontentare consorte e prole. Solo alla domanda sul giorno esatto della partenza (venerdì 20 febbraio?) il ministero non risponde.
Ma è un fatto che il ministro (che non ha smentito Il Post, che già aveva parlato di una trasferta più lunga) giovedì 26 fosse assente al Consiglio dei ministri, senza che Meloni e i colleghi sapessero dove fosse. Dopo il rientro di Crosetto con un aereo dell’Aeronautica, ieri fa sono tornati in Italia anche i suoi familiari con un charter partito dall’Oman che ha riportato indietro altri connazionali, in tutto 127.
«Noi siamo ancora qui, aspetti è arrivato un altro avviso di possibile missile», racconta un imprenditore italiano, bloccato con la famiglia a Dubai. Il manager ha fatto scalo con i congiunti negli Emirati Arabi Uniti, ma non è tornato con il charter che ha riportato indietro i primi italiani. Perché? «Perché fino a qualche giorno fa dal ministero degli Esteri sconsigliavano di andare a Muscat. Noi non siamo stati mai chiamati da nessuno e sono qui anche con mio figlio, leggo che la priorità sono le famiglie con bambini. Detto questo per tornare bisogna organizzarsi da soli e affidarsi ad agenzie. Poi bisogna sperare parta. Al momento siamo abbandonati», conclude. Anche altre famiglie e imprenditori presenti sul posto raccontano la stessa esperienza.

Il viaggio
A ogni modo è questa – il viaggio organizzato con la famiglia e un gruppo di amici della stessa scuola privata – la prima motivazione della trasferta del fondatore di Fratelli d’Italia, che prima di ammettere di aver organizzato delle banalissime ferie aveva spiegato – tramite il suo staff – di essere volato negli Emirati a recuperare la famiglia in pericolo.
Versioni cambiate e precisazioni a catena che hanno ammantato il viaggio di mistero e fatto scattare la polemica politica. Il giallo, mischiato a uno scenario geopolitico critico, alla fine l’ha travolto. Anche perché le ferie in famiglia non sono state l’unico motivo della trasferta: in quella settimana il ministro ha incontrato venerdì 27 l’ambasciatore italiano Lorenzo Fanara (fosse arrivato proprio quel giorno per salvare la famiglia, organizzare una cena istituzionale al volo non sarebbe forse stata una priorità), e avrebbe incontrato il ministro della Difesa emiratino, che però ha dato notizia del vertice solo 48 ore dopo, quando il caso era già scoppiato. A Dubai c’era l’imprenditore e amico Giancarlo Innocenzi Botti.

Senza scorta
Proprio a pasticcio combinato, Crosetto ha peggiorato la situazione parlando di «impegni istituzionali improvvisi» inseriti nel corso del viaggio. Una toppa che però è peggio del buco. Com’è stato possibile che il ministro si sia allora mosso senza scorta? Il ministero ha avvertito le autorità locali della sua presenza in loco? Il protocollo generale prevede che la scorta avvisi, in caso di rinuncia alla “protezione”, la forza di polizia di appartenenza – in questo caso, invece, si tratta dei carabinieri interni al gabinetto – e che quest’ultima inoltri una relazione alla prefettura.
Tutto questo è avvenuto? A Domani risulta che i carabinieri non conoscessero la destinazione di viaggio del ministro. Davanti agli interrogativi, il ministero ha fatto sapere che «la scorta, salvo in casi eccezionali, non segue all’estero l’autorità». Tutto sotto controllo, quindi. Compresa l’incolumità dei passeggeri che hanno viaggiato col ministro. Ed è proprio sulla data di partenza che il ministero non risponde a Domani. Le opposizioni pretendono che la premier riferisca in aula. Il Copasir, nel frattempo, sentirà mercoledì il capo dell’Aise Giovanni Caravelli per discutere degli scenari di guerra. Non è escluso che qualcuno a Caravelli chieda perché l’intelligence non fosse informata del viaggio. Un mero viaggio di piacere in cui, a parafrasare la presidente del Consiglio, Crosetto «non ha mai smesso di lavorare». E che di sicuro sarà difficile dimenticare.
COSETTO è affidabile quanto JD e LOGUASTO messi insieme
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MA MANDATELI TUTTI A DUBAI !!!!!!!!!!
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e pensare che questo Crosetto è uno dei peggio del caravanserraglio meloniano….
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dei “meno” peggio…….scusatemi….!!!
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