In attesa di mosse che possono ulteriormente complicare il quadro, sia in Medio Oriente sia nello scacchiere globale

(adnkronos.com) – C’è un filo conduttore che lega l’intervento americano in Venezuela e l’operazione congiunta con Israele in Iran. E’ il peso e il ruolo che spetta alla Cina nella geopolitica e nell’economia globale. Una questione cruciale che riguarda le rotte del petrolio ma anche, se non soprattutto, le decisioni che Pechino deve prendere in queste ore. Perché più la guerra in Medio Oriente si allarga, come sta avvenendo, più la partita non si gioca solo tra Washington, Tel Aviv e Teheran. Perché è difficile fare finta che colpire l’Iran non voglia dire indirettamente colpire la Cina.
Di fronte a questa evidenza, Pechino si trova di fronte a un dilemma difficile da sciogliere. Se un conflitto con gli Stati Uniti sembra una strada da escludere, la via del silenzio e un sostanziale ‘lasciar fare’ significherebbero accettare un ridimensionamento delle proprie proiezioni strategiche. E su questo piano il petrolio resta una chiave di lettura irrinunciabile. Per la Cina perdere le forniture iraniane dopo quelle venezuelane, entrambe a costi bassissimi, vorrebbe dire lasciarsi solo l’opzione del petrolio russo. Troppo poco e troppo pericoloso.
Soprattutto, abbandonare l’alleato iraniano, che è anche fornitore di petrolio a basso prezzo, farebbe perdere a Pechino la possibilità di fronteggiare nel mondo l’egemonia americana, con ripercussioni evidenti anche nell’altra partita aperta, quella del Pacifico con il dossier Taiwan sempre pronto a deflagrare. D’altra parte, sostenere apertamente l’Iran esporrebbe la Cina al rischio di una escalation militare e alla certezza di dover subire dazi ulteriori e sanzioni.
A complicare il quadro c’è la Russia di Vladimir Putin. Ragionando ancora secondo gli schemi che propone la struttura del mercato petrolifero, la Cina si pone come il compratore forte che impone il prezzo più basso possibile a due fornitori, Iran e Russia, che hanno uno sbocco obbligato a causa delle sanzioni. In altre parole, la Cina non è un partner commerciale di Russia e Iran ma una controparte che impone condizioni in ragione di un rapporto di forza chiaro. Un rapporto di forza che si può leggere anche in un’altra direzione. Russia e Iran sono alleati contro l’Occidente, nella versione attuale Stati Uniti e Israele, ma sono in competizione tra loro quando devono faticosamente piazzare il loro petrolio sanzionato, con una corsa al ribasso dei prezzi che favorisce proprio la Cina.
Tutto questo, sotto le bombe, con i missili che partono e che arrivano ovunque nel Golfo Persico, con lo Stretto di Hormuz chiuso, assume le proporzioni di un intricato rebus strategico. Per ora, con la Russia completamente impegnata sul fronte dell’Ucraina, è il relativo silenzio della Cina a fare più rumore. In attesa di mosse che possono ulteriormente complicare il quadro, sia in Medio Oriente sia nello scacchiere globale. (Di Fabio Insenga)
Big Mama alla Difesa
(Di Marco Travaglio) – Ci scusiamo per aver scritto che né l’Ue né i governi europei né i ministri meloniani né i loro reggipalle “riformisti” hanno detto una parola chiara sull’attacco criminale di Usa e Israele all’Iran. Quando il Fatto era già in stampa, i suddetti tartufi hanno scandito parole chiarissime: ma a favore dell’aggressione a uno Stato sovrano, spacciata per “attacco preventivo” (per prevenire non si sa cosa);e contro le legittime rappresaglie del Paese aggredito. Ecco la presidente del Parlamento Ue, tal Metsola: “Gli attacchi del regime iraniano contro i paesi del Golfo sono ingiustificabili e imperdonabili. Il regime iraniano deve astenersi da qualsiasi ulteriore escalation contro Stati del Golfo, Israele o cittadini europei o statunitensi”. Quindi, se Usa e Israele, violando l’abc del diritto internazionale, sterminano un capo di Stato e centinaia di civili, incluse 148 bambine e ragazze nella loro scuola per liberare le donne iraniane dal velo, è cosa buona e giusta; se invece il Paese aggredito risponde con una rappresaglia pienamente legittimata dal diritto internazionale contro gli aggressori e i loro complici, è un peccato mortale. Alle giovani trucidate dai liberatori pensa però una dei tanti vicepresidenti del Parlamento europeo, tal Picierno, ovviamente del Pd: “Viva l’Iran libero… Quando viene deposto un dittatore (le hanno detto che Khamanei è stato deposto, ndr), è sempre un giorno di festa per il mondo libero… nel nome delle bambine, delle ragazze e delle donne minacciate, torturate e assassinate da un regime criminale” (par di sentirle, le loro urla di giubilo da sottoterra).
Poi naturalmente tutti a sanzionare l’aggressore Putin perché ha imparato da noi; e ad armare l’Ucraina aggredita (non a caso Zelensky plaude entusiasta agli aggressori dell’Iran, con le stesse parole che Putin usa per lui). A proposito: quando parte la prima fornitura di armi e missili a lunga gittata all’esercito iraniano aggredito? Vorremmo tanto chiederlo al ministro Crosetto, ma purtroppo è impegnato a rientrare da Dubai, dove villeggiava durante l’attacco senza avvertire i servizi segreti, cosa peraltro inutile visto che né quelli né la Meloni erano stati avvertiti dall’alleato privilegiato (che pare si sia scordato persino di Di Maio, “inviato speciale della Ue nel Golfo”). Si conferma così il ruolo fondamentale dell’Italia come ponte fra Trump e Ue, grazie anche alla decisiva presenza di Tajani nel Board of Peace in veste di osservatore-finanziatore, cioè di guardone-pagante. Purtroppo le migliaia di italiani bloccati nei Paesi del Golfo, fra cui la cantante Big Mama, non hanno la fortuna di chiamarsi Crosetto e restano lì, sotto i droni e i missili iraniani, grazie alla squisita premura degli “alleati”. Con amici così, che bisogno abbiamo di nemici?
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