Come Associazione di lavoratori precari di Poste Italiane, radicata a Montella ma punto di riferimento nazionale per centinaia di giovani che prestano o hanno prestato servizio per questa azienda, sentiamo il dovere di intervenire sullo scontro in corso tra il Presidente della Provincia di Avellino, Buonopane, e il PD irpino. Da anni denunciamo l’incertezza che spinge i nostri ragazzi a migrare verso Nord nella speranza di opportunità che questa terra non offre, portando avanti vertenze per il riconoscimento dei loro diritti nelle più disparate province italiane. Questa crisi non è solo politica: è la prova di un modo di amministrare che calpesta il territorio. Mentre la retorica istituzionale parla di trattenere i giovani in Irpinia, i fatti lanciano un segnale di sfiducia irreparabile. Non si governa con i tatticismi, ma con la responsabilità che è mancata a chi oggi si accusa a vicenda.

La guerra di parole che stiamo ascoltando è uno spettacolo indecoroso in cui la verità naufraga nel mezzo. Da un lato un Presidente accusato dagli stessi dem di «arroganza, superficialità e scarsa collaborazione»; dall’altro, un partito che si accorge di tali mancanze mentre il mandato presidenziale volge al termine. Staccare la spina a tempo scaduto non è un atto di coraggio, ma un maldestro tentativo di distrazione di massa. Dichiarare che Buonopane non ha più sponde – «né nel partito, né tra i sindaci, né in Regione» – è un’ammissione di colpa devastante. Significa confessare che per un intero quadriennio il PD irpino è stato lo scudo di ogni sua scelta, garantendogli copertura politica pur di non rompere il giocattolo del potere.

Se la gestione del Presidente fosse stata davvero «scellerata» – così come effettivamente è stata – la coerenza di prenderne le distanze avrebbe dovuto prevalere ben prima sulla convenienza di conservare quel fortino territoriale a tinte “democratiche”. La domanda dei dem – «Chi lo ha protetto?» – rasenta il ridicolo: lo ha protetto il PD stesso, che cerca una verginità tardiva rinnegando la propria creatura a mandato ormai concluso. La realtà è impietosa: l’Irpinia si è rivelata la rana bollita di questa regione. La gestione De Luca-Bonavitacola ci ha declassati a periferia di Napoli e Salerno con un fuoco lento fatto di promesse e tagli, mentre il PD locale preferiva non disturbare i manovratori in cambio di misere briciole di sottopotere.

Ora che il disastro è compiuto e la pentola scotta, i dem tentano un salto disperato verso l’esterno, sperando che i cittadini abbiano la memoria corta. Sulla presunta «miriade di finanziamenti» dirottata verso Montella, il PD smetta di lanciare ombre: indichi le cifre e chiarisca quali opere sarebbero state favorite. In caso contrario, l’accusa resta mera propaganda. Invitiamo chiunque a venire a Montella, capitale di un territorio fermo al palo: troverete proclami e risultati miseri. Promettere 100 per portare a casa 10 non è un privilegio territoriale, ma la prova documentata di una gestione mediocre che non ha portato benefici reali alla comunità.

È tempo che i cittadini non abbocchino all’amo di chi cerca di rifarsi una faccia dopo anni di co-gestione. Il PD si è ridotto a un contenitore autoreferenziale che guarda il territorio dall’alto in basso, mentre l’Irpinia sprofonda nel disinteresse generale. Alle prossime elezioni serve un segnale chiaro: mandare a casa sia il “monarca” che i suoi complici, liberando finalmente la provincia da una gestione privatistica del potere consumata sulla pelle dei cittadini e dei lavoratori. Bisogna restituire dignità a chi resta e a chi è stato costretto a partire per colpa di questa politica piccola e miope.

Carmine Pascale

Associazione Lavoratori Precari Poste Italiane