Lo scrittore: sono dilagati dopo l’arresto del Chapo ma non vogliono il potere politico, trattano

Saviano: “Il cartello Jalisco fattura 50 miliardi, è uno Stato nello Stato”

(Domenico Agasso – lastampa.it) – Roberto Saviano, chi era Nemesio Oseguera Cervantes, ucciso in un blitz delle forze armate messicane?

«“El Mencho” era un capo importantissimo. Parliamo dell’uomo che ha trasformato i cartelli messicani spostando il baricentro dagli oppiacei tradizionali agli oppioidi sintetici. La sua intuizione è stata puntare sul fentanyl: non più papavero, non più oppio, non più dipendenza dai campi, dal clima o dai contadini. Il fentanyl si produce in laboratorio, con precursori chimici che arrivavano prima dalla Cina e poi anche dall’India».

Qual era la dimensione del potere di El Mencho?

«Secondo quanto riporta la Dea, il suo gruppo era in grado di generare fino a 50 miliardi di dollari l’anno. Una potenza economica immensa. È lui che guida il “Cartello di Jalisco Nuova Generazione”, simbolo di questa “nuova generazione” di narcotraffico: meno filiera agricola, più chimica, più controllo».

Come funziona l’antistato dei narcos in Messico?

«Con quella massa di denaro puoi corrompere chiunque. L’antistato dei narcos è capace di sostituirsi allo Stato in interi territori: controlla economia, sicurezza, lavoro, consenso. Il messaggio è chiaro: “La pace esiste se la vogliamo noi”. I narco-blocchi, le rivolte, le azioni dimostrative servono a questo: a creare terrore e a mostrare chi comanda davvero».

Con l’arresto di “El Chapo”, dieci anni fa, è cambiato qualcosa?

«Era suo rivale, dunque El Mencho ha ottenuto più spazi di potere, ma senza modificare la strategia. El Chapo lo aveva tollerato perché il Mencho aveva liberato il Messico da un cartello rivale di Sinaloa, i Los Zetas, noti per la violenza estrema e la brutalità anche comunicativa: decapitazioni, stupri, marchi sui corpi, video diffusi per terrorizzare. El Mencho aveva messo le sue truppe al servizio di quella guerra, ottenendo rispetto e legittimazione da El Chapo. Ma il piano di fondo – il salto verso il fentanyl – non è cambiata con l’arresto di El Chapo».

I narcos sono in grado di alimentare una rivolta sociale?

«Sì. È già accaduto in altri Paesi. In Ecuador, nel 2024, quando Fito, capo dei Los Choneros, evade, il paese esplode. In Messico è successo anche con l’arresto di Ovidio Guzmán López, detto “El Ratón”, figlio di El Chapo: lo Stato fu costretto a liberarlo per fermare la violenza. La rivolta non serve a fare la rivoluzione: serve a rinegoziare. C’è una parte di vendetta – colpire chi, pur pagato, ha tradito – ma soprattutto c’è l’obiettivo di ridiscutere gli equilibri con lo Stato dopo la morte di un capo. È un linguaggio di forza per sedersi di nuovo al tavolo».

Quanto sono infiltrati nel governo?

«Con quelle cifre si corrompe tutto. La forza dei cartelli è economica prima che militare. L’infiltrazione non è un’ipotesi marginale: è strutturale nei territori dove operano. Pagano, comprano fedeltà, e quando quella fedeltà viene meno, reagiscono».

Questo governo può fermare la rivolta?

«Può contenerla, ma fermarla in modo strutturale è un’altra cosa. La rivolta è uno strumento di pressione».

I narcos sono in grado di realizzare un colpo di Stato?

«Non hanno alcuna intenzione di fare un golpe: non vogliono prendere il potere formale. Vogliono che lo Stato continui a esistere, purché negozi con loro. Puntano alla rinegoziazione degli equilibri, non alla sostituzione del governo. A loro interessa che lo Stato garantisca condizioni operative favorevoli».

Trump ha avuto un ruolo in questa vicenda?

«Sì, anche se non lo abbiamo ancora del tutto chiaro. Ha usato gli errori dei Democratici, che non hanno mai davvero investito nel contrasto ai cartelli. Trump interviene dove i Democratici non sono intervenuti nella lotta contro questi crimini, ma interviene a modo suo. Vuole ridefinire i rapporti economici, impedendo che il fentanyl venga inviato negli Usa».

Perché il fentanyl è così decisivo?

«Le droghe tradizionali promettono euforia, espansione, connessione, e poi presentano il conto. Il fentanyl promette altro: lo spegnimento. La possibilità di non sentire più nulla. Con conseguenze streme terrificanti: negli Stati Uniti nel 2024 sono morte più di 70-80 mila persone per fentanyl. È più di quanto abbiano provocato, complessivamente, anni di guerra in Iraq e Afghanistan. La “nuova generazione” dei cartelli ha capito che il mercato chiedeva non più l’euforia della coca o il godimento dell’eroina, ma l’annullamento. E su questo ha costruito un impero».

Ci vorrebbe un intervento americano come in Venezuela?

«Servirebbe a nulla, così come non ha risolto la situazione in Venezuela. I cartelli si adattano, cambiano alleanze. La repressione militare, da sola, non scardina il sistema economico che li sostiene».

Ci sono rischi per i turisti in Messico?

«Sì. I narco-blocchi servono proprio a generare terrore diffuso».