Il disegno di legge in parlamento entro la prossima settimana. Matteralla vigila. Il perimetro è quello della sentenza del 2017

(Giulia Merlo – editorialedomani.it) – Tra questa settimana e al massimo l’inizio della prossima – in un mese caldissimo con il referendum della giustizia del 22 e 23 marzo – il centrodestra a trazione Fratelli d’Italia è pronto a fare la sua mossa in vista delle prossime politiche.
Fonti parlamentari d’area assicurano che il testo della nuova legge elettorale è sostanzialmente pronto per essere presentato, forse già domani. Scelta a sorpresa: si tratterà di un disegno di legge di iniziativa parlamentare, che verrà presentato in entrambe le Camere da un gruppo di senatori e deputati. Poi si valuterà sulla base del calendario da dove farne cominciare il percorso, ma l’Aula prediletta sarebbe quella di Montecitorio. La certezza è che la presentazione arriverà «prima del referendum» e con uno scopo preciso: lanciare un «segnale» politico alle opposizioni. L’interpretazione è lineare: l’esito referendario non influirà sulla rotta del governo, che rimane tracciata.
Non è un mistero – era stato chiarito all’indomani delle elezioni regionali – che la premier consideri la riscrittura delle regole elettorali in cima alle priorità di fine legislatura. Dunque, a prescindere dall’esito del voto, e anzi forse proprio perché ora la sorte sembra sorridere al No, la maggioranza è decisa a cambiare la legge elettorale e lo farà. Ma con una via diversa rispetto a quella scelta per la legge costituzionale della giustizia.
Il Quirinale vigilerà attentamente sulla pratica, in particolare sul rispetto di tutti i paletti posti in questi anni dalla Consulta, e l’esecutivo si asterrà, almeno formalmente, dai diktat che invece aveva imposto con la riforma Nordio, uscita da via Arenula e immodificata nelle quattro letture parlamentari, con il divieto implicito di emendamenti anche da parte dei partiti della maggioranza.
Il parlamento avrà la libertà di discuterla anche se, di fatto, l’orientamento del centrodestra è definito: viene infatti confermato che il modello è quello delle leggi elettorali delle regioni a statuto ordinario, con un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Prendere o lasciare: verrà detto alle opposizioni.

Le condizioni
Il modello è quel Tatarellum del 1995 che porta il nome nobile, per FdI, di Pinuccio Tatarella, da aggiustare su base nazionale.
Le bozze ipotizzano un premio di maggioranza da far scattare col 40 per cento dei voti, inoltre si sta ragionando anche dell’ipotesi di ballottaggio nel caso in cui le coalizioni non raggiungano la soglia. Su questo, però, incombe la sentenza costituzionale sull’Italicum di renziana memoria.
Nel 2017, la Consulta ha stabilito l’incostituzionalità del ballottaggio tra le due liste più votate che non avessero raggiunto il 40 per cento per ottenere il premio di maggioranza, perché avrebbe «effetto distorsivo» (una lista che al primo turno ha ottenuto un consenso esiguo del 20 per cento, per esempio, potrebbe in astratto accedere al ballottaggio e vincerlo, vedendo così raddoppiati i suoi seggi). Se davvero si volesse scegliere la via del ballottaggio servirebbero quindi dei correttivi, in ogni caso l’ostacolo è anche politico, con la contrarietà di Lega e Forza Italia.
Quanto al premio di maggioranza, la Corte lo aveva dichiarato costituzionale fino al 55 per cento dei seggi per la coalizione che superi il 40 per cento dei voti. Sempre secondo fonti di maggioranza, però, si starebbe discutendo anche di un meccanismo diverso: un premio fisso del 15 per cento per la coalizione che superi il 40 per cento. Questa previsione, però, rischia lo scoglio costituzionale.
Con il 55 per cento dei seggi, la maggioranza non può eleggere da sola gli organi di garanzia come il presidente della Repubblica o i giudici costituzionali per cui è richiesta la maggioranza qualificata dei due terzi. Con un premio fisso del 15 per cento, invece, una coalizione che vince per esempio con il 45 per cento, otterrebbe il 60 per cento dei seggi e questo sì presenterebbe problemi di costituzionalità, perché rischierebbe di inficiare i meccanismi a tutela della minoranza parlamentare.

Altra questione sono i listini (o listoni) bloccati di coalizione per assegnare il premio di maggioranza, che alla Camera sarebbe di 70 seggi con base nazionale e al Senato di 35 su base regionale: il meccanismo viene considerato da alcuni «una stortura da prima repubblica», da altri un meccanismo inevitabile. In ogni caso costringerebbe a un complicato accordo pregresso interno alle coalizioni. Dentro Fratelli d’Italia si discute ancora anche delle preferenze: a Giorgia Meloni sono sempre piaciute, maggiori perplessità invece hanno manifestato gli alleati. La via di mezzo trovata sarebbe quella di capolista bloccati, ma liste con preferenze.
Infine c’è la soglia di sbarramento. I costituzionalisti sono concordi nel ritenere che, se si prevede un premio di maggioranza, la soglia di sbarramento deve essere necessariamente tenuta bassa, al 3 per cento, e così dovrebbe essere. La soluzione gioverebbe ad Azione di Carlo Calenda, che in questo modo potrebbe correre da solo come auspicato dal centrodestra per parcellizzare il campo progressista. Scontenterebbe però la Lega che caldeggia una soglia al 4 per cento, perché in questo modo la spina nel fianco del nuovo partito di Roberto Vannacci (attualmente attestato attorno al 3,5 per cento) entrerebbe più facilmente in parlamento.
Il punto politico, tuttavia, rimane: la strategia di Meloni è quella di depotenziare il peso del referendum introducendo prima del voto la riforma della legge elettorale che è anche l’anticamera del premierato, ora arenato in commissione ma che la premier non ha ancora rinunciato a riprendere in mano. Depositare il disegno di legge sarà un modo in più per ribadire, per fatti concludenti, che una sconfitta al referendum non toccherà l’esecutivo e, anzi, lo motiverà ancora ad accelerare.
Matteralla vigila???
cos’è? una battuta sarcastica?
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assisteremo all’ ennesima “incompetenza istituzionale”……??? sicuramente…..!!!!
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Ma che si possa brigare così spudoratamente per ottenere dei vantaggi elettorali per sé, vi sembra una cosa corretta e dignitosa?
Che schifo. 🤮
Livello politico ed etico di questa gentaglia: -273, zero assoluto.
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Beh, un motivo in più per votare NO al referendum sulla schiforma Piduista della Costituzione. Dopo, battaglia feroce contro il “premio di maggioranza” , meccanismo incostituzionale nella legge elettorale. Se vuoi la maggioranza dei seggi in Parlamento, te la cerchi alle elezioni coi VOTI, no che ti viene assegnata con un meccanismo matematico!
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Il ” sistema proporzionale con premio di maggioranza” già visto nelle varie possibili e strampalate versioni regionali OVVIAMENTE NON ESISTE. E’ un modo per imbrogliare gli elettori costringendo ad un forzato bipolarismo prevoto che consoliderà l’astensionismo. L’ennesima versione dei sistemi maggioritari già visti dagli anni ’90 fino all’attuale rosatellum che ha permesso ad una forte minoranza elettorale di stravincere e governare con 12,5 milioni di elettori su più di 50. Può portare all’annullamento e scambio fino a 3-4 milioni di voti ma nessuno lo dice.
Singolare l’assenza di proposte delle “opposizioni” . Al PD, non lo diranno mai, alla fine il sistema, in funzione anti5stelle, non dispiace, anzi li entusasma silenziosamente.
Imbarazzante il silenzio, la confusione politica e l’ ineguatezza di Conte ed eletti 5stelle che pure una posizione netta su proporzionale senza deroghe e quorum al 5% ( simile al sistema tedesco) l’hanno presa con ben 8 votazioni 6-7 anni fa.
Un quorum basso, al di sotto del 5% è un regalino avvelenato ai Calenda o Renzi di turno e così magari garantiamo anche un pò di amici di Vannacci nel prossimo parlamento.
L’unica cosa decente è la possibilià ventilata di capilista bloccati e due preferenze m/f per il resto della lista. Almeno risolverebbe con un compromesso il diversivo irrilevante delle preferenze, ottimo asset a clientele e mafie per sostenere i candidati giusti. Troppo decente, dubito che lo faranno.
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