Se un governo decide quanta verità su Epstein rivelare, è il caso di farsi qualche domanda in più sul referendum costituzionale.

(di Giulio Cavalli – lanotiziagiornale.it) – Per mesi hanno venduto la separazione delle carriere come un bollino di qualità occidentale. Alcuni vedono gli Stati Uniti come modello, l’Italia come ritardo da colmare. Poi arrivano gli Epstein files, diffusi dal Dipartimento di Giustizia americano con omissis consistenti, e la narrazione si incrina.
Negli Stati Uniti il pubblico ministero federale è parte dell’esecutivo. L’Attorney General è nominato dal Presidente e risponde al Presidente. I procuratori federali dipendono gerarchicamente dal Dipartimento di Giustizia. L’azione penale, a livello federale, è dunque incardinata dentro il potere politico. Un esempio? il vergognoso accordo di non divulgazione (Non-Prosecution Agreement) del 2008. All’epoca, il procuratore federale di Miami (Alexander Acosta, ramo esecutivo, nominato dalla politica e poi diventato ministro del Lavoro di Trump) fece un accordo segreto con i potenti avvocati di Epstein, garantendogli un’immunità di fatto, nascondendo l’accordo alle vittime e affossando un’indagine dell’Fbi.
In quel modello la gestione dell’azione penale e delle informazioni investigative è collocata nell’area di governo. Negli Stati Uniti il prosecutor gode di ampia discrezionalità. In Italia l’articolo 112 della Costituzione impone l’obbligatorietà dell’azione penale e inserisce il pm nell’ordine giudiziario, soggetto soltanto alla legge. Chi sostiene la riforma costituzionale italiana replica che la separazione delle carriere proposta non comporta alcuna subordinazione al governo. Formalmente è così ma il nodo sta nella prospettiva: spezzare l’unità della magistratura modifica l’equilibrio originario e apre la strada a un pubblico ministero sempre più definito come parte e più esposto a future ridefinizioni del suo status. Negli Usa il tema dell’indipendenza del Dipartimento di Giustizia è stato al centro di conflitti istituzionali, dal Watergate alle recenti tensioni sulla gestione delle indagini federali. La questione riguarda il confine tra indirizzo politico e azione penale.
Nordio assicura che l’Italia non è l’America. Ma le riforme si valutano anche per dove portano, non solo da dove partono. E quando il punto di arrivo potrebbe essere un sistema che consente a un’amministrazione di decidere quanta verità su Epstein rivelare, forse è il caso di farsi qualche domanda in più prima di mettere la croce sul Sì. Buona riflessione.
Ha ragione la Meloni
(Di Marco Travaglio) – Siccome la Meloni, nervosa per i sondaggi, non ne azzecca una neppure per sbaglio, citando sentenze e processi a casaccio per spingere al Sì qualche disinformato in più, le serviva giusto qualcuno che la riportasse almeno per un giorno dalla parte della ragione. E chi poteva essere il genio? Macron. La premier commenta l’assassinio a Lione del giovane attivista di destra Quentin Deranque e il “clima di odio ideologico che attraversa diverse Nazioni”. Macron, anziché associarsi e magari invitarla a dire lo stesso sulle vittime dall’Ice trumpiana, la zittisce: “Non commenti gli affari francesi: ognuno resti a casa sua e le pecore saranno ben custodite”. Strano: la sua ministra Laurence Boone, quando la Meloni vinse le elezioni nel 2022, minacciò di “vigilare sullo stato di diritto” a casa nostra. Così la Meloni ha buon gioco a ricordarglielo con un velenoso post scriptum: “Non vogliamo tornare ai tempi delle Br, a cui la Francia dava asilo…”.
Ma è fin troppo generosa. La Francia continua a sottrarre alla nostra giustizia 10 terroristi che hanno sparso sangue in Italia negli anni di piombo. Furono arrestati nel 2021 su richiesta del ministro Bonafede (governo Conte 1). Ma la magistratura francese negò la loro estradizione grazie alla famigerata “dottrina Mitterrand”, vaneggiando di “processi non equi”, come se il nostro non fosse uno Stato di diritto. Il più noto è Giorgio Pietrostefani (ex Lotta Continua, condannato a 22 anni con Sofri come mandante del delitto Calabresi), che Parigi non estrada in base a una frottola: che cioè sia stato condannato in contumacia (invece ha presenziato a tutti e i 7 gradi di giudizio). Poi ci sono sei ex Br: Sergio Tornaghi (ergastolo per l’omicidio Briano); Giovanni Alimonti (11 anni e mezzo per banda armata e tentato omicidio del vicequestore Simone); Marina Petrella (ergastolo per l’omicidio Galvaligi, i sequestri D’Urso e Cirillo, quest’ultimo con l’uccisione di due agenti di scorta, e l’attentato a Simone); Roberta Cappelli (ergastolo per gli omicidi Galvaligi, Granato, Vinci e gli attentati a Simone e Gallucci); Maurizio Di Marzio (5 anni per l’attentato a Simone); Enzo Calvitti (18 anni e 7 mesi per banda armata e terrorismo). Gli altri tre sono Raffaele Ventura (ex Autonomia Operaia, 20 anni per l’omicidio Custra); Luigi Bergamin (Proletari armati per il comunismo, 25 anni per banda armata e concorso nell’omicidio Santoro); Narciso Manenti (Nuclei armati contropotere territoriale, ergastolo per l’omicidio Gurrieri). Dieci latitanti per undici morti ammazzati, le cui famiglie attendono giustizia da 40-50 anni grazie alla complicità francese. Altro che “ognuno a casa sua”. Chissà che direbbe Macron se ora l’Italia desse asilo agli assassini di Quentin Deranque.
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Intanto… https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/20/referendum-nordio-sorpasso-no-sondaggi-oggi-2/8298607/
https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/02/20/referendum-si-al-51-con-affluenza-alta-no-al-515-se-bassa_2aa24457-e96d-4c0d-8ef0-922960d03fad.html
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Ho cambiato avatar 😀
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oh parbleu, ces ritals, S’ils ne nous les donnent pas, nous enverrons la légion étrangère les chercher.
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In vista del recente referendum, piuttosto che puntare sul ronzino spompo del’Eliseo, mirerei sulle merabilie della nervosetta Maria Antonietta, sempre più isterica alla vista del patibolo elettorale. In particolare quando, dall’alto della sua maturità linguistica presso l’Istituto tecnico sperimentale per il turismo “Amerigo Vespucci”, ci dà grandi lezioni interpretative sulle sentenze dei giudici, specie quelle recenti delle toghe rosse comuniste politicizzare in materia di rimpatrio e risarcimenti danni, che ostacolano l’azione del Governo in materia d’immigrazione. Si fa sempre più forte il fischio dell’asteroide sotto forma di urna elettorale che punta la terra dei cachi.
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Chissà se l’Ucraina è territorio francese, ma anche la Russia magari . Cosa significa che ognuno deve criticare solo i fatti di casa propria in un mondo in subbuglio dove i confini sono tutti in discussione e le intrusioni sono diventate la regola non solo a chiacchiere ma con invio di armi e sanzioni se non addirittura con arresto di presidenti in un altro stato ? Meloni e Macron uniti nell’ elogio dell’ arresto di Maduro si permettono di punse chiari su questioni oggettivamente di poco conto in confronto.
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Te lo spiego io cesaregoffredogranese. Una cosa sono le dinamiche INTERNAZIONALI, un’altra quelle NAZIONALI. Se un paese X invade e bombarda un paese Y, è normale che un alto paese possa criticare (o approvare). Se invece, Macron interviene, che so, sugli scontri di Torino tra manifestanti e forze dell’ordine, è normale che l’Italia possa rispondere “fatti i caxxi tuoi”. Chiaro?
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Travaglio ma vai a zappare! Oggi mi hai deluso con tutti gli inciampi di questo governo devi tessere un elogio per una che ne fa giusta!
Ma dai!
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Il sistema della giustizia negli USA è barbaro (come quello sanitario d’altronde), ed è un paradosso vivente. Lì che le indagini e le condanne/assoluzioni sono veramente politicizzate i politici non possono dirlo e devono accettare sempre le sentenze. Perché se non lo facessero implicitamente disconoscerebbero tutte quelle emesse dai propri giudici, e questo farebbe crollare il sistema.
Quindi accettano anche le persecuzioni politiche difendendosi nel merito e non delegittimando mai la magistratura.
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MT certi amori ritornano..🤣🤣🤣 Ma anche stcxxxi se due egoriferiti e permalosetti si beccano!!!
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