“D’accordo con Mattarella”. La leader ha attaccato i pm, poi ha fatto scaricabarile: «Altri vogliono la lotta nel fango». Nel decreto Bollette bluff sul bonus per i vulnerabili. E monta il malumore anche dei leghisti

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Una tripletta degna degli annali della propaganda politica. E che lascia il segno per i giorni a venire. Giorgia Meloni ha optato per il salto di qualità nella campagna referendaria pubblicando tre video sui canali social nel giro di 24 ore. Tutti e tre dall’approccio molto aggressivo. Anche se poi, nell’intervista rilasciata ieri a Sky TG24, ha smorzato i toni, tentando un ribaltamento della realtà: «Vedo un tentativo di trascinare la campagna in una sorta di lotta nel fango».

La premier ha detto di condividere gli appelli del capo dello stato, Sergio Mattarella, in difesa del Consiglio superiore della magistratura: «Ho trovato le parole del presidente giuste sul fatto che il Csm si mantenga estraneo alle diatribe politiche». E ha ribadito che «il referendum non è un voto sul governo, per quello ci sono le politiche».

Modello Trump

Insomma, Meloni in versione double face. Sembra un’altra persona rispetto alla premier che ha utilizzato due video per attaccare frontalmente la magistratura partendo da singoli casi di cronaca: uno sul «cittadino irregolare algerino» (testuale) non trattenuto nel Cpr e, il giorno dopo, sulla vicenda del risarcimento a Sea-Watch. In mezzo c’è stato lo spot promozionale sul decreto Bollette.

Argomenti diversi per puntare allo stesso obiettivo: spingere gli elettori a votare Sì, senza affermarlo in maniera netta, perché alla fine basta attaccare la magistratura. E magnificare l’operato del governo. Tutto in pieno stile trumpiano, usando la potenza dei social che consente di lanciare messaggi unidirezionali per cercare lo scontro istituzionale.

Il tris social è il misuratore di un’accelerazione in ottica referendaria. Negandolo pubblicamente, per una forma di prudenza (suggerita anche dal ministro della Difesa, Guido Crosetto), ma con un cambio di passo misurabile nei video che mostrano il vero volto della strategia di Fratelli d’Italia.

«Mi sembra sinceramente che Meloni abbia superato ogni limite», ha osservato il deputato del Pd, Roberto Speranza.

Infatti, se il modello di comunicazione della premier è quello di Trump, con il leader solo al comando a sproloquiare sui social, ad affilare le sciabole della propaganda è il consigliere principe della premier, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari.

Nella war room della propaganda meloniana, comunque, nessuno è contrario a questo modus operandi. Fazzolari è solo la punta di diamante della “dottrina dello scontro”.

Anzi, si alimenta la macchina della propaganda sui social delle pagine vicine alla galassia di centrodestra, come quelle note di Atreju e Siete dei poveri comunisti, che fanno capo agli strateghi social di FdI, capitanati da Alberto Di Benedetto e Marina Improta.

Meloni è in campo, insomma. Del resto, l’altra Meloni, la sorella Arianna, nelle vesti di capo della segreteria di Fratelli d’Italia, ha iniziato a girare per fare campagna a favore del Sì. Manca poco più di un mese e ha lasciato intendere che il partito non resterà a guardare.

Malumori sulle bollette

Ma il mondo della propaganda finisce per sbattere talvolta contro il dato di realtà. È il caso del decreto Bollette. Il provvedimento ha creato schiere di scontenti. Qualche malumore sul testo finale si è registrato anche nelle stanze del ministero dell’Ambiente.

Da un lato il titolare del Mase, Gilberto Pichetto Fratin, è stato scavalcato dall’aggressività della comunicazione di Palazzo Chigi. E ha dovuto mandare giù l’invasione di campo, aggiustando tuttavia la narrazione numerica: i 5 miliardi di euro raccontati da Meloni (e ripetuti a Sky TG24) sono stati riportati a 3 miliardi. Nello stesso Mase, tuttavia, non tutti sono contenti del provvedimento. Anzi, la viceministra, la leghista Vannia Gava, non sarebbe intervenuta sul testo, tenendosi a debita distanza, proprio per la mancata condivisione del contenuto.

Un indizio sta nel fatto che l’esponente del partito di Matteo Salvini non ha usato i toni trionfalistici rilanciati a “dichiarazioni unificate” da altri ministri e sottosegretari. I malumori sono tangibili, dunque, i benefici del decreto sono tutti da verificare.

«Purtroppo, il bonus di 115 euro non si sommerà al bonus straordinario di 200 euro dello scorso anno», ha denunciato l’Unione nazionale consumatori, smontando il racconto fatto dalla premier. Infatti il bonus sociale di 200 euro è previsto solo in casi specifici per famiglie particolarmente numerose e in situazione di pesante disagio.

«Insomma, i 315 euro di cui parla Meloni non esistono, sono il frutto della più ingannevole propaganda manipolativa», hanno scritto in una nota i deputati del Movimento 5 stelle.

Anche Confagricoltura ha lanciato un allarme, chiedendo al parlamento un intervento sul decreto: così come è stato approvato «mette a rischio la tenuta delle aziende agricole che hanno investito in questi anni nelle rinnovabili dando un contributo importante alla transizione ecologica del Paese», scrive in una nota la confederazione.

Il ritorno al mondo reale è stato necessario anche dopo il bollettino della Bce: in Italia i prezzi dell’energia elettrica sono il doppio rispetto a quelli dell’industria. E non basta un video per risolvere il problema.