Nelle Marche la gogna avviata da Pd e Azione. Una polemica politica, un’ispezione a scuola e infine una gogna pubblica. Tutto poteva aspettarsi Gianni Pierini, 19 anni, studente del quinto anno di liceo a Recanati, meno che una sua idea per un laboratorio in classe gli provocasse insulti e minacce. E invece così è andata, dopo che una decina di giorni fa Gianni […]

(di Lorenzo Giarelli – ilfattoquotidiano.it) – […] Una polemica politica, un’ispezione a scuola e infine una gogna pubblica. Tutto poteva aspettarsi Gianni Pierini, 19 anni, studente del quinto anno di liceo a Recanati, meno che una sua idea per un laboratorio in classe gli provocasse insulti e minacce. E invece così è andata, dopo che una decina di giorni fa Gianni e alcuni suoi compagni avevano ospitato i giornalisti Andrea Lucidi e Vincenzo Lorusso (in collegamento), invitati all’interno di una serie di attività auto-gestite da parte degli studenti in orario di assemblea.

[…] In questi anni però più volte Lucidi e Lorusso sono finiti nelle varie liste di proscrizione dei presunti putiniani d’Italia, e così anche stavolta la politica si è mossa, al punto che dopo l’incontro l’eurodeputata dem Pina Picierno ha scritto al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per chiedere chiarimenti: “Com’è possibile che Lorusso e Lucidi, noti propagandisti del Cremlino, abbiano tenuto una conferenza in orario scolastico?”. Indignata anche la deputata di Azione, Federica Onori: “Nei giorni scorsi al liceo Giacomo Leopardi di Recanati, si è svolto un incontro che ha visto come relatori due ‘reporter’ notoriamente legati a narrative filorusse e afferenti alla branca italiana di International Reporters, organizzazione finanziata dal Cremlino”. Denunce a cui si univa anche Azione con un manifesto pubblicato sui social: “La propaganda russa resti fuori dalle scuole italiane”.

Ma come è andata lo spiega al Fatto lo stesso Pierini: “La scuola naturalmente era a conoscenza degli inviti. E durante l’evento non c’è stata alcuna propaganda putiniana, era un incontro sul giornalismo in zone di guerra”. Entrambi gli ospiti infatti da anni lavorano molto dal Donbass. Lucidi conferma: “Propaganda putiniana? Ma figuriamoci. Abbiamo raccontato le nostre esperienze sul campo”. Eppure il ministero si è mosso immediatamente e gli ispettori hanno visitato il Liceo Leopardi. Gianni, insieme agli altri studenti, hanno testimoniato di fronte al Consiglio di istituto, spiegando le ragioni dell’iniziativa e la natura dell’incontro. […]

Alla fine delle verifiche interne, la scuola si è schierata al fianco degli studenti con una nota del Consiglio di istituto: “Risulta che non si siano verificati attacchi alle istituzioni o diffuse narrazioni di parte o propagande partitiche di alcun tipo anche durante i collegamenti on-line con alcuni giornalisti. La nostra scuola garantisce il pluralismo e la libertà di espressione finalizzati alla formazione di un pensiero critico, ma sempre nel rispetto dei limiti fissati dal nostro ordinamento, ed ha ben a mente le finalità educative e civiche proprie della istruzione pubblica”.

Il caso non finisce lì. Due giorni fa, il giornalista ucraino Vladislav Maistrouk pubblica un post su X con nome, cognome e profilo Instagram di Gianni: “Un ragazzo maggiorenne può guidare, può votare, può sposarsi, aprire un’attività. Insomma – può prendersi delle responsabilità e farsi carico delle conseguenze delle sue scelte. Allora, Gianni, prenditi anche le conseguenze nel portare la propaganda nazista russa in un liceo”. “Fino a quel momento mi era arrivato qualche messaggio anonimo sgradevole – racconta il giovane – attraverso una pagina Instagram degli studenti del liceo, ma per colpa di quel post su X ho ricevuto decine di insulti e minacce”. Alcuni di questi si leggono sotto al post di Maistrouk: “zeccaccia da vomito”, “inutile coglione”, “verme vigliacco” eccetera eccetera. “Qualcuno mi ha scritto che mi avrebbe aspettato all’uscita di scuola”, racconta ancora il ragazzo. Andrea Lucidi prova invano a far cambiare idea a Maistrouk, poi prende atto: “Mi auguro che anche i responsabili di questa situazione prendano posizione condannando il cyberbullismo e magari scusandosi per aver causato questo clima orribile”.

Pierini decide di rendere privato il proprio profilo Instagram e molti studenti solidarizzano con lui. Oggi molti ragazzi rimarranno fuori dall’aula per partecipare a un corteo di protesta contro la strumentalizzazione di cui sono stati vittime. Chissà se poi la politica avrà altro da commentare.