
(dagospia.com) – C’è poco da ridere, in realtà nel Bel Paese dove, oltre alle medaglie d’oro olimpiche i dati sulle povertà crescenti che colpiscono pure i ceti medi, segnano ben altri primati in Europa in un quadro internazionale cupo e incerto.
Con l’Italia della Maga-Maghella Giorgia, l’anatra zoppa in politica estera appena sedutasi al summit “storico” di Bilzen, per il suo marciare col “passo romano”, tenendo un piede nello stivale (con gli speroni) di Trump, e l’altro nello scarpone del vecchio continente in compagnia pure dei suoi nemici interni (l’Ungheria di Orban).
Volata ad Addis Abeba dopo aver disertato l’incontro di Monaco, che ospita il meeting dell’Unione africana, la “pulzella” della Garbatella critica il cancelliere tedesco Merz che manda al diavolo Trump e la sua politica Maga, sognando un posto di “osservatore” nel Board of peace per Gaza.
Se non ci resta che piangere in Europa, c’è poco da ridere in Italia. La colpa, però, non è dei comici grevi e mediocri alla Pucci pucci sento odor di fascistucci… Come tentano di far credere ai lettori i media tradizionali, gonfiando di pagine i loro quotidiani, le vicende del barzellettière milanese, per sviare l’attenzione su questioni assai più serie (e incombenti).
A far ridere, non è neppure la performance esilarante sull’ammiraglia Rai del telecronista, Patacca Petrecca, in occasione dell’evento mondiale dell’apertura a San Siro dei giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026. Un altro camerata promosso direttore a Rai Sport dalla “sòla” Meloni, che ha trasformato Palazzo Chigi anche in una dépendance de neo-fascisti di Casa Pound.
C’è poco da ridere, infatti, per la doppia stangata che aspetta milioni di italiani alla vigilia del “Festival di Atreju” (già Sanremo) stavolta per la legge tricolore del Menga meloniano (“chi lo prende in c…ulo se lo tenga”).
Nel giorno che si alzerà il sipario, martedì 24 febbraio, allora imitate il grande comico e umorista, Groucho Marx: “Trovo la televisione molto educativa, appena qualcuno l’accende vado in un altra stanza a leggere un libro”.
Oppure, cambiate canale in segno di protesta civile. A gennaio, infatti, nella bolletta elettrica è arrivata la prima rata di un’altra “tassa occulta per i poveri” (secondo economisti e sociologi), il prelievo forzoso di 90 euro annuo per chi possiede un apparecchio televisivo.
Lo “show must go” di Tele-tasse Meloni dalle cento sfumature di nero, a cominciare dal suo conduttore, faccetta nera Carlo Conti – ormai detto Calimero non soltanto per la sua abbronzatura -, a pagarlo ci sono gli sponsor, ma pure i suoi disgraziati abbonati-sudditi.
Intanto, a febbraio è già scattato il secondo aumento delle sigarette e del tabacco trinciato. L’imposta pagata alla Rai e le accise sul vizio del tabacco sono le uniche entrate sicure della manovra fiscale Meloni-Giorgetti, assicurano i nostri governanti di (mal)destra.
Ai salutisti che non fumano, ovviamente, viene conservato il diritto (storto) ai condoni e all’evasione fiscale con le entrate fiscali, quelle sì, che vanno in cenere.
Chissà, forse a Palazzo Chigi la pensano come l’umorista americano, Don Herold: “La povertà deve dare qualche soddisfazione, altrimenti non ci sarebbe tanta gente povera”.