
(Andrea Legni – lindipendente.online) – Nel nostro Paese ci sono 79 persone che solo nel corso del 2025 hanno aumentato le loro ricchezze complessivamente di 54 miliardi di euro. Per noi che non facciamo parte del ristrettissimo club dei super-ricchi è essenziale provare a capire quanti diavolo siano 54 miliardi di euro, perché nemmeno sappiamo immaginarceli. Solo per fare un esempio, con quei soldi si potrebbero fare tutte insieme queste cose: rendere di nuovo realmente gratuito ed efficiente il sistema sanitario nazionale (costo stimato 30 miliardi l’anno); reintrodurre il reddito di cittadinanza (costava 8 miliardi l’anno); costruire 150mila alloggi pubblici per risolvere l’emergenza abitativa e avanzerebbero ancora un paio di miliardi, sufficienti, ad esempio, a rendere completamente gratuita l’università o, se preferite, a mettere in sicurezza le aree della nazione più esposte a alluvioni e eventi climatici estremi. I soldi che basterebbero a fare tutto questo, invece, sono finiti nelle tasche di appena 79 persone, che già erano ricchissime e ora lo sono ancora di più. Non è un caso, ma una tendenza consolidata: tra il 2010 e il 2025, il 91% dell’incremento della ricchezza nazionale è andato al 5% più ricco della popolazione, mentre tutti gli altri italiani si sono impoveriti.
Quando i politici dicono che non possiamo più permetterci lo Stato sociale di un tempo, perché il Paese non produce abbastanza ricchezza, mentono sapendo di mentire. Non è vero, nella maniera più assoluta. Solo nell’ultimo anno la ricchezza complessiva detenuta in Italia è aumentata di 266 miliardi di euro: i soldi ci sono quanto e più che in passato, solo che se li tengono pochissimi privilegiati. E questo non è accaduto per caso, ma è stato l’ovvio risultato di un disegno politico che ha coinvolto quasi tutti i governi che si sono alternati in Italia, che hanno progressivamente abbassato le tasse ai ricchi e le hanno alzate a tutti gli altri: quando in Italia venne introdotta l’aliquota IRPEF per le imposte sul reddito, era il 1972, la fascia più bassa pagava il 10%, quella più alta il 73%, oggi chi guadagna meno paga il 23% (più del doppio), mentre chi guadagna di più paga il 43% (quasi la metà). Lo stesso è avvenuto sulle tasse di successione: un tempo i lasciti delle persone comuni erano privi di tasse, mentre i più ricchi pagavano il 23%, oggi tutti quanti pagano il 4%: la stessa tassa sull’eredità per la famiglia Elkann e per l’operaio che, al termine di una vita di sacrifici, lascia pochi risparmi ai figli.
Non è tutto: in un’economia sempre più collegata alla finanza è andato a farsi benedire anche il principio base con il quale si giustificano da sempre le disuguaglianze proprie dei sistemi capitalistici, cioè che i ricchi servono a dare lavoro a tutti gli altri. Prendiamo ad esempio il secondo uomo più ricco d’Italia: si chiama Andrea Pignataro, 55 anni, bolognese di nascita, broker di formazione; di mestiere compra e vende azioni, raccoglie capitali e poi li investe in partecipazioni in aziende, banche, società di capitali. Così ha messo da parte un patrimonio di 26 miliardi di euro, aumentato di uno scandaloso 146% solo nell’ultimo anno. Dà lavoro a una manciata di persone, ha spostato la propria residenza a Saint Moritz, garantendosi tasse bassissime e il segreto bancario svizzero, mentre la società attraverso la quale controlla le proprie attività, la Bessel Capital, ha sede nel paradiso fiscale del Lussemburgo. Praticamente all’Italia non dà un euro e alcuni anni fa, quando la procura di Bologna aprì un fascicolo su di lui per aver evaso tasse per 1,2 miliardi di euro, il tutto finì con un accordo con il quale si impegnò a versare all’Agenzia delle Entrate appena 280 milioni: un ricco, in Italia, in buona sostanza, può rubare oltre un miliardo e poi, una volta scoperto, restituirne meno di un quarto e mantenere la fedina penale perfettamente pulita.
Quando i media dominanti vi parlano di tagli necessari perché non ci sono i soldi, non fanno altro che ripetere consapevolmente la bugia che rende digeribile questa rapina che toglie a tutti per dare a pochissimi. Anche questo è uno dei frutti del sistema malato dell’informazione che abbiamo in Italia. Noi continuiamo a lavorare per smontarlo.
Il problema è che i poveri con IPhone in mano non lo capiscono e continuano a votare Berlusca gioggia &C.
E guai a farlo notare!
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“In Italia i soldi ci sono”………………………..parla per te!!!!!!!!!!!
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Il motivo per cui il codice della strada prescrive di non usare gli abbaglianti quando si incrociano gli altri veicoli è semplice: serve per evitare di andare a sbattere: poco conta se contro un muro, un albero o un’altra vettura.
Partiamo dai fatti: i numeri citati sono in buona parte veri e il problema della concentrazione di ricchezza è concreto ed attuale.
Ma
Quando si parla di aumento di ricchezza, ci si riferisce al patrimonio che è una cosa ben diversa dalla liquidità finanziaria.
Se un tizio ha comprato azioni per 100 K€ e gli si rivalutano del 10% in un anno, il suo patrimonio azionario è cresciuto del 10%.
Il punto è che finché quelle azioni non le vende non incassa una lira.
Se uno ha un appartamento che vale 500 k€ e in un anno si rivaluta del 5% vuol dire che il suo patrimonio immobiliare è cresciuto del 5%, ma finché non vende quell’appartamento, non incassa una lira.
Quindi: è plausibile che 79 individui abbiano visto crescere il loro patrimonio di 54 miliardi complessivi; ma questo non significa che abbiano “incassato” 54 miliardi liquidi; così come non significa che quei 54 miliardi siano stati “tolti” direttamente allo Stato.
Lo stesso tipo di ragionamento si può fare anche per gli altri numeri, ma la conclusione non cambia: quanto di quella concentrazione che sia reddituale o patrimoniale può essere resa disponibile per lo stato?
Lo Stato può tassare redditi, plusvalenze realizzate, successioni, ma non può tassare automaticamente l’aumento di valore “virtuale” finché non viene realizzato; a meno che non voglia procedere con una confisca.
Prima di scrivere patrimonio= liquidità per lo stato sarebbe il caso di spegnere gli abbaglianti.
Anche il confronto delle aliquote IRPEF dice poco: l’imposta netta pagata non dipende solo dalle aliquote, ma anche dalle deduzioni e dalle detrazioni e quali erano nel 1972 le detrazioni e le deduzioni?
Altro aspetto: nel 1972 c’erano scala mobile ed alta inflazione (10-15% anno); questo significa che l’inflazione elevata spingeva i salari nominali in fasce di reddito più alte (il fiscal drag); le fasce alte con redditi già molto grandi erano meno colpite dal fiscal drag relativo; per cui prima di parlare di progressività maggiore o minore sarebbe, anche qui, il caso di spegnere gli abbaglianti.
Ci finanzi la sanità pubblica
Ci finanzi il reddito di cittadinanza
Ci finanzi l’università gratis.
A parte il fatto che stiamo parlando di incrementi che vanno dal 2010 al 2025; a parte il fatto che I 54 miliardi sono un aumento in un singolo anno.
Anche se li incassassi tutti (cosa irrealistica), finanzieresti un anno di interventi non una riforma permanente
Per finanziare stabilmente lo stato sociale servono crescita economica stabile ed entrate fiscali ricorrenti (niente condoni, niente evasione fiscale), non fischi e schiocchi di dita.
Ma quanti venditori di balsamo di scarafaggio ci sono in Italia?
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Le eccessive semplificazioni creano miraggi che presto svaniscono restando delusi chi ci ha creduto. Quella montagna di soldi estratti dalla massa produttrice non solo nazionale ma in buona parte da quella estera di varia origine . Il problema è che il motore estrattivo ,per così dire, è tipicamente finanziario e speculativo con natura ovviamente capitalista .Se si vuole il socialismo , per conto mio ben venga, ma se si opta per quello contrario è difficile se non impossible imbracare simile ricchezza. Insomma la moglie ubriaca e la botte piena non si riescono ad ottenere contemporaneamente.
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