(dagospia.com) – Uno dei misteri più indecifrabili delle cronache politiche degli ultimi giorni ha un nome, un cognome e un riportino, anzi, un “rafforzino” chiari: Francesco Lollobrigida.

L’ex cognato d’Italia è tornato in pista, dopo mesi di silenzio e lavoro dietro le quinte, come ras di Fratelli d’Italia per le nomine. Lo raccontava ieri il bene informato Stefano Iannaccone, su “Domani”, in un articolo sul valzer di poltrone nelle società partecipate dallo Stato:

“I plenipotenziari della partita (l’ultima prima delle elezioni politiche, quindi fondamentale, anche in caso di sconfitta elettorale della destra, visto che i nuovi ad scadranno nel 2029) sono sei uomini d’oro: il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e il ministro Francesco Lollobrigida, per conto di FdI e di Giorgia Meloni, Matteo Salvini in prima persona ed Andrea Paganella per la Lega, Tajani e Paolo Barelli per Forza Italia, dove l’“eminenza grigia” Gianni Letta conta assai meno di un tempo”.

Chi ha bazzicato di politica negli ultimi anni conosce bene le alterne fortune di Lollobrigida e la sua parabola decadente: da potente cognato d’Italia, in quanto compagno di Arianna Meloni, ai gossip sui tradimenti fino all’addio, consegnato dalla sorella di Giorgia alla penna amica di Simone Canettieri, all’epoca al “Foglio”, il 24 agosto 2024: “Sì è vero, non stiamo più insieme da un po’. Per Lollo mi butterei nel Tevere, come si dice a Roma. Ci vogliamo bene, so quanto vale, conosco di che pasta politica sia fatto: uno in grado di lavorare 500 ore al giorno.

E’ una persona solida, onesta e con una grande preparazione. Il nostro progetto politico va avanti, i nostri rapporti personali sono ancora solidi, poi l’amore è un’altra cosa. L’affetto e la stima rimangono intatti”.

Nel frattempo, Lollobrigida si è trasformato in uno sforna-gaffe: dalla fermata “ad hoc” del Frecciarossa a Ciampino (quando ancora, ufficialmente, era signor Meloni, era il novembre 2023), alle boiate sulla “sostituzione etnica”, fino alla siccità che “per fortuna ha colpito il Sud e la Sicilia in particolare”. E via con altre perle come “L’abuso di acqua può portare alla morte”, “Gesù moltiplicava il vino” e via dicendo.

Per Lollo, insomma, i giochi della grande politica sembravano ormai preclusi. In pochi avevano fatto i conti con “lo stallone di Subiaco” e il suo vero potere.

Certo, il giudizio lecca-lecca di Salvatore Merlo sul “Foglio” di oggi (“uno degli uomini dotati di maggiore capacità nel ragionamento politico dentro Fratelli d’Italia”) è un po’ troppo lusinghiero, ma è vero che Lollobrigida, da solo, vale mezzo partito nel Lazio.

È lui a smuovere la gran parte dei voti, alla faccia del Gabbiano-in-chief Fabio Rampelli. È lui l’uomo di raccordo con la Coldiretti e i suoi 1,6 milioni di iscritti (e altrettanti voti).

Per anni si è fatto le ossa a via della Scrofa e in Parlamento, dove da capogruppo organizzava, brigava, mediava e lavorava a fianco di Giorgia Meloni per la sua scalata al potere.

Ora è tornato con la sua nuova chioma a gestire la partita delle nomine: le sorelle Meloni volevano relegarlo a macchietta di se stesso, l’hanno dovuto richiamare per gestire il potere. Che poi è la cosa in cui è più bravo: quando parla pubblicamente, fa solo casino.

Un esempio è proprio l’intervista rilasciata a Salvatore Merlo sul “Foglio”: parlando di referendum, argomenta sostenendo che non si tratti di un voto politico (“Se fossimo partiti politicizzandolo, una specie di plebiscito come Renzi nel 2016, cosa sarebbe successo?”), salvo poi ammettere che lo è eccome: “Vedrete il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, più presente, con più uscite pubbliche”.