Il co-conduttore di Sanremo ha fatto marcia indietro: non sarà sul palco dell’Ariston. Ma non è la prima volta che “l’unico comico di destra”, quello che si faceva fotografare con il “Barone nero”, cede di fronte alle critiche

(di Silvia D’Onghia – ilfattoquotidiano.it) – Meglio vivere un giorno da leone, che cento da pecora. A patto di non morire sul palco di Sanremo. Quello di Andrea Pucci è un cabaret all’italiana, in cui l’orgoglio della nazione, e di uno che in passato si è fatto fotografare con Roberto Jonghi Lavarini – il “Barone nero”, neofascista dichiarato con le foto a Predappio -, si è andato a schiantare alla prima curva delle polemiche. Non ha retto, il comico accusato di battute sessiste, razziste e omofobe, o non l’hanno fatto reggere, poco importa.
Quello che sa del peggiore avanspettacolo è il coraggio mancato di chi si professa l’unico comico di destra, annuncia con una foto senza vestiti la sua presenza come co-conduttore del Festival di Sanremo e poi, al termine di 48 ore di critiche, molla la presa parlando di “insulti e minacce inaccettabili”. Dove è finito l’uomo molti nemici molto onore, capace di battute sui tamponi degli omosessuali? Andrea Pucci, la personificazione dell’uomo italico, il maschio etero che ride accostando le donne a un mix tra Alvaro Vitali e Pippo Franco – nello specifico, la segretaria Pd, Elly Schlein? Può “un’onda mediatica negativa” alterare davvero il “patto” con il suo pubblico, che pure riempie i teatri pur di assistere alle battute sulle donne che “nascono stitiche ma poi cagano il c..o”?
E dire che proprio una donna, Laura Pausini, ha resistito mesi alla pioggia di critiche piovute sul suo profilo (dopo di che ha chiuso i commenti) e sarà a testa alta sul palco dell’Ariston. Possibile che colui che sui social scriveva “spiace, zecche”, festeggiando la vittoria di Fratelli d’Italia, si sia fatto intimidire così?
Non solo è possibile, ma basta andare a leggere la sua storia per capire che il coraggio da branco si scioglie al sole delle responsabilità individuali. Nel 2023, Milano lo ha insignito dell’Ambrogino d’oro, il massimo riconoscimento per chi ha dato lustro alla città. In quell’occasione, due consiglieri del Pd avevano disertato l’aula e il sindaco Sala non aveva proferito il tradizionale discorso (ma non aveva neanche posto il veto sul riconoscimento). E già in quell’occasione, Andrea Pucci aveva mollato delle scuse: “Se ho detto qualcosa involontariamente nei miei spettacoli, visto che faccio il comico, e posso avere offeso qualcuno, chiedo scusa”.
È vero, si dirà, anche negli Stati Uniti molti comici, di levatura sicuramente maggiore rispetto al Nostro, sono stati “costretti” a chiedere scusa per aver cominciato la carriera con la faccia dipinta di nero. Il politicamente corretto ha spesso ucciso la satira stessa e la censura si è sempre trasformata in un boomerang, per cui siamo certi che adesso Pucci vedrà triplicare le sue date in teatro e, tra qualche mese, le ospitate televisive.
Ma qui resta una constatazione di fondo, e ce ne vorrà l’ex tabaccaio lombardo se usiamo un’espressione tipicamente romana: è troppo facile fare i froci col culo degli altri.
a destra scappano sempre, nel passato e nel futuro
"Mi piace""Mi piace"
"Mi piace"Piace a 1 persona
Non è l’unico comico di destra, ma è l’unico che non si esibisce in parlamento.
"Mi piace"Piace a 1 persona