BETTINO CRAXI MERITA DI ESSERE RICORDATO

    Fino a ieri per vedere uno spazio pubblico dedica a Bettino Craxi si doveva andare in Tunisia oppure a Santiago del Cile, nella suggestiva cornice del Cementiero General de Recoleta, il luogo dove riposa il grande presidente Salvador Allende, vittima innocente della dittatura di Pinochet.

    Da oggi possiamo andare anche a Benevento grazie al sindaco Mastella che ha deciso di intitolare il piazzale situato lungo il viale dell’Università  a Bettino Craxi.

      Da 26 anni le spoglie del Presidente Craxi riposano nel  cimitero cristiano di Hammamet e, a distanza di tanti anni dalla morte, solamente qualche diecina  di  amministratori  hanno avuto la “forza” morale di onorare la memoria  di un grande uomo di Stato che ha speso la sua vita per il bene dell’Italia. Eppure Craxi è stato sicuramente un grande italiano, un grande  statista  che per dirla con il giornale  l’Unità del 1999

“…è stato tra i 5 o 6 personaggi che hanno fatto la storia d’Italia dal dopoguerra agli anni ‘90”.

      Per dirla con il senatore Giulio Andreotti: “Craxi era un uomo straordinario, negli incontri internazionali intuiva facilmente il cuore dei problemi; toccava i punti giusti e dava un’immagine seria dell’Italia”.

      Un grande  uomo di governo che nel 1984 con il cosiddetto “Decreto di San Valentino” aveva quasi azzerato l’inflazione, portandola dal 16% al 4%; che aveva portato l’Italia al quinto posto nell’economia del mondo con un tasso di sviluppo di circa il 3% annuo ed ottenuto per la prima (ed unica) volta il massimo di affidabilità da parte delle maggiori agenzie di “rating” internazionale che attribuirono all’Italia la valutazione massima, la cosiddetta  tripla AAA, portando in questo modo il nostro Paese nell’ aristocrazia dei paesi industrializzati ( oggi siamo scivolati in serie BBB: una valutazione che riflette il livello estremamente alto del debito pubblico che nei giorni scorsi ha superato la cifra di 3000 miliardi di euro, il basso andamento della crescita del Pil e i rischi associati alle proiezioni sul debito).

     Un grande uomo di Governo che, pur convinto filo-americano, non s’era fatto umiliare da Reagan a Sigonella (in occasione del sequestro dell’Achille Lauro). Un grande Presidente che arrivò alla guida del Paese in un momento di grave crisi strutturale (quando nell’agosto del 1983 il primo Governo Craxi iniziò ad operare la produzione industriale era crollata del 7% e le quotazioni azionarie precipitavano, al punto che, solo pochi mesi prima, si era stati costretti ad un intervento assolutamente eccezionale: la sospensione per tre giorni dell’attività di Borsa per evitare un vero e proprio tracollo) e che al programma dell’austerità proposto dall’on. Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano) seppe contrapporre la politica degli incentivi alla ripresa industriale per far uscire il Paese dalla recessione e dalla stagnazione.

    Un grande modernizzatore che non esitò a far votare “SI” ai socialisti quando si doveva decidere l’ingresso dell’Italia nello Sme (primo passo verso la moneta unica, ferocemente osteggiata dal Partito Comunista Italiano).

     In conclusione, per aiutare qualche  Sindaco a spezzare le catene  dell’oblio ed avviare le procedure necessarie per intitolare un luogo pubblico in suo onore vale la pena  ricordare che:

  • Il 19 gennaio 2000 Bettino Craxi è morto ad Hammamet suscitando il cordoglio di tutto il mondo democratico  ed  il governo dell’epoca -presieduto dall’on. D’Alema –  propose di tributare a Bettino Craxi i funerali di Stato in Italia (e non furono svolti perché rifiutati dalla famiglia).
  • La Corte di Giustizia Europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano per violazione dell’articolo 6 della Convenzione di Strasburgo sull’equo processo. In poche parole, la Corte europea ha sancito che i più elementari diritti e le regole del diritto furono violati pur di arrivare ad una condanna del leader socialista.
  • Il Procuratore Capo del Tribunale di Milano Gerardo D’Ambrosio (poi Senatore  eletto nelle liste del PD) che condusse le indagini che portarono alla condanna di Craxi  fu il primo a riconoscere che l’ex segretario del PSI non aveva mai intascato soldi a titolo personale e in un’intervista al “Foglio” del 22 febbraio 1996 affermava: “…La molla di Bettino non era il suo arricchimento ma la politica” ed ha confermato in più occasioni che  Craxi aveva ragione quando affermava che: “il sistema dei partiti della prima Repubblica si reggeva sul finanziamento illecito” che è stato amnistiato sino al novembre ’89, depenalizzato se compiuto dopo il ’93 e colpito penalmente solo se commesso in quell’intervallo di quattro anni. Una legislazione a singhiozzo con reati che appaiono e scompaiono a seconda degli anni. 

Solo chi è accecato dalla faziosità non riesce a capire che questo tipo di legislazione ha lesionato il principio di eguaglianza del cittadino davanti alla legge, anche del cittadino Benedetto Craxi (detto Bettino).

  • La difesa della libertà dei popoli oppressi è stata per Craxi una ragione di vita. Non ebbe paura di accusare le multinazionali per l’aiuto dato al golpe cileno di Pinochet, così come aiutò i socialisti portoghesi  a combattere la dittatura di Salazar. Non ebbe d’altra parte alcuna remora nel denunciare con forza i regimi comunisti dell’Europa dell’Est e a impegnarsi nella difesa del popolo palestinese. Tutti i perseguitati politici, prima o poi, sono arrivati  a Roma per incontrare e ringraziare Bettino Craxi per il sostegno (non solo politico) che avevano ricevuto.

Ciò che desiderava per lui lo avrebbe voluto davvero per tutti. Anche per  coloro che ancora oggi, a distanza di 26 anni dalla sua morte, non riescono a liberarsi dalla faziosità ideologica e politica. E tutti dovrebbero rileggere e studiare il suo ultimo straordinario discorso pronunciato il 3 luglio del ’92 alla Camera di Deputati davanti agli attoniti colleghi parlamentari. Un discorso in cui era stata soppesata parola per parola, affinché tutti potessero tenere a mente per sempre e che nascondevano al contempo il dramma di un uomo che aveva capito di essere stato scelto come capro espiatorio da sacrificare sull’altare di quella falsa rivoluzione fatta passare sotto il nome di Mani Pulite.

   E il carisma politico di Craxi apparve in tutta la sua grandezza. La Camera dei Deputati era gremita in ogni ordine di posti; persino lo spazio riservato agli ospiti era lì per scoppiare e nell’aria non si sentiva volare neppure una mosca.

   Il suo era un atto di accusa tremendo verso la classe politica tutta. Ma anche e soprattutto un’autocritica forte e sincera. Sei mesi dopo, arrivava la cosiddetta rivoluzione di Mani Pulite, che doveva cancellare una classe dirigente per fare posto agli sconfitti dalla Storia.

   Da lì a qualche mese, Craxi si rifugiava, esule, ad Hammamet per salvare la pelle e per sfuggire ad una giustizia ingiusta. E lì moriva 26 anni fa, quasi nell’ignominia, dopo una lunga e dolorosa malattia.   

     Craxi era stato bandito dalla comunità democratica e dagli organi di informazione come fosse un appestato. Però resta la sua grande lezione politica. Le sue idee restano di una attualità sconcertante. Craxi fece autocritica e chiese scusa agli italiani per non essere riuscito a bloccare in tempo la deriva. Che altro doveva fare? E che cosa hanno fatto tutti gli altri che il 3 luglio del ’92 rimasero seduti ed ammutoliti, senza fiatare e senza reagire?

Benevento 8 febbraio 2026   

Amedeo Ceniccola

Presidente circolo “B. Craxi” – Benevento