Ribattezzato “Patapetrecca”, da numero uno del canale all news ha omesso e manipolato notizie, da Giambruno a Delmastro

(di Giovanna Vitale – repubblica.it) – ROMA – Gliel’hanno sentito ripetere tante volte nei corridoi di RaiNews24, la redazione guidata per tre anni e mezzo fino alla sfiducia, la prima di una lunga serie, che dieci mesi fa gli fruttò una contestatissima promozione per evitargli la rimozione: «Ho le spalle coperte, non potete farmi nulla».
Perché Paolo Petrecca — ribattezzato dai colleghi “Patapetrecca” per assonanza onomastica con le patacche rifilate al pubblico pagante (il canone) pur di omettere gli scivoloni ed esaltare le gesta della premier e dei suoi Fratelli — ha questo di bello: non le manda a dire. Fiero della sua antica militanza missina, rivendicata senza pudore, si considera un intoccabile e in fondo lo è: indiscusso precursore dell’avanzata della destra nel cuore dell’informazione pubblica. Il primo giornalista targato Meloni a scalare le gerarchie interne, imposto direttore delle all news dalla leader dell’allora unico partito d’opposizione: nell’autunno del ‘21, in base alle ferree regole della lottizzazione, a lei spettava una testata e Giorgia scelse lui. L’uomo che ha aperto la strada. Diffuso il verbo a colpi di punizioni, pezzi riscritti d’autorità e litigi furibondi. Maestro nell’oscurare servizi scomodi, come quello sui fuori onda piccanti dell’ex first gentleman Andrea Giambruno o sul ministro Lollobrigida che fermava i treni. Specialista nel falsificare i titoli: celeberrima l’assoluzione di Delmastro per il caso Cospito, trasmessa per ore a caratteri cubitali, mentre era solo la richiesta del pm. Infatti a sera il sottosegretario finì condannato e la notizia relegata in fondo.

Gaffe e manipolazioni che fanno rivoltare la redazione, ma non scalfiscono l’autostima del direttore. «Non potete farmi nulla», il mantra. Ribadito pure all’indomani della bufera scatenata dall’incredibile scelta di aprire il Tg di RaiNews, la sera delle elezioni francesi, con il Festival delle Città identitarie in cui si esibiva la compagna Alma Manera. Petrecca se ne stava lì, seduto lì in prima fila, a godersi lo spettacolo in quel di Pomezia, mentre tutte le tv del pianeta mandavano i risultati dello scrutinio che rischiava di costare la presidenza a Macron. Il giorno dopo, pioggia di accuse, sindacati sul piede di guerra, ma lui impassibile: nessun mea culpa, né offerte di scuse, solo la sicumera di chi sa di avere spalle coperte e una madrina troppo influente per temere di perdere il posto.
La fedeltà al partito prima che al giornalismo; la propaganda anteposta al dovere di informare; amici, mogli e parenti sopra ogni cosa. Pur di essere utile alla causa, che non è solo politica: è sua personale. E così ai comizi della premier trasmessi in tempo reale e versione integrale, pure se il palco non è una sede istituzionale ma quello di Atreju, via via si aggiungono gli interventi altrettanto fluviali della sorella Arianna. Un intero canale Rai piegato a dependance di palazzo Chigi con propaggini in Via della Scrofa, quartier generale dei Fratelli italici. E quando a marzo dell’anno scorso i “suoi” redattori non ne possono più e lo sfiduciano a stragrande maggioranza, Patapetrecca non fa un plissé. Bussa alle solite porte e si trova un’altra poltrona. Non in un sottoscala o un garage, bensì al comando della blasonatissima RaiSport, orfana di Jacopo Volpi appena andato in pensione.
Perché lui ha le spalle coperte. Gli interni, ben più esperti e competenti, molto meno.
Siccome tuttavia la fama lo precede e il curriculum conta, anche in un’azienda occupata manu militari dalla maggioranza di governo, la redazione si ribella. Il piano editoriale del neo-direttore viene bocciato. Quello si arrabbia. E passa alle minacce: «Vi conviene votare a favore, tanto ho i vertici dalla mia parte». Dopo una ventina di giorni lo ripresenta: bocciato di nuovo. Contando la batosta di RaiNews, fanno tre mozioni di sgradimento in tre mesi. Un record. Destinato a restare negli annali. Ma il meloniano tira dritto. Contro tutto e tutti. Fino a mercoledì scorso, quando Auro Bulbarelli rinuncia alla telecronaca della cerimonia inaugurale dei Giochi, e Petrecca decide di prendersi la rivincita. «La faccio io, me ne intendo». Ci prova l’ad Giampaolo Rossi a spiegargli che non è il caso, «non l’hai mai fatto», meglio lasciare a chi ha già commentato le Olimpiadi. Invano. La copertura regge un’altra volta. Forse però, dopo il disastro certificato dai social, non per sempre.
Dopo l’ Arcaica, la paleozoica.la Mesozoica,la Cenozoica, arrivò la Quaternaria che comprendeva l’ essere umano.Varie modifiche si sono susseguite nel tempo di quest’ ultima eta arrivando fino ad oggi alla variante che si può definire dei me®da©©hioni ovviamente fascisti🤔
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Sarebbe interessante conoscere il parere di Gasparri sul Signor Petrecca……o forse il Senatore aspettera’ questa notte dopo la puntata di Report…..a fare un commento unico…?????
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Guarda questo direttore di Rai sport che, dovendo sostituire all’ultimo minuto uno abituato a straparlare, non é andato a guardare le fotografie degli sportivi partecipanti alle olimpiadi per poi riconoscerli mentre sfilavano.
Cosa ancora più grave non ha sputato veleno sulle squadre di USA e di Israele e non ha attaccato il comitato organizzatore, colpevole di non aver consentito a Ghali di cantare l’inno di Mameli in arabo.
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Soldi ben spesi, veramente!
Quelli che finiscono in tasca al Pet trecca…
Grazie al Canone RAI.
In effetti, con il cursus honorum che può esibire il Pet di cui sopra cosa attendersi?!
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Usigrai censurata dopo la “figuraccia” a San Siro: “La Rai si rifiuta di mandare in onda il nostro comunicato. Eccolo”
Il sindacato dei giornalisti di Viale Mazzini denuncia infatti la mancata diffusione e messa in onda della loro nota, in cui accusava di pesanti mancanze il servizio pubblico e chi lo dirige
Alla “figuraccia” della telecronaca di Paolo Petrecca per l’inaugurazione delle Olimpiadi a San Siro, la Rai aggiunge la scelta del “comportamento antisindacale pur di non pubblicare il comunicato dell’Usigrai che chiede ai vertici dell’azienda di assumersi la responsabilità di quanto accaduto, per la credibilità, la difesa, il rispetto e la dignità della Rai e di chi ogni giorno ci lavora”.
Il sindacato dei giornalisti di Viale Mazzini denuncia infatti la mancata diffusione e messa in onda della loro nota, in cui accusava di pesanti mancanze il servizio pubblico e chi lo dirige. “Non vuole il vertice della Rai che il sindacato difenda pubblicamente, con gli strumenti di legge, la professionalità e l’impegno di chi sta rendendo possibile il racconto delle Olimpiadi nonostante quanto accaduto nella telecronaca della cerimonia di apertura”.
E riporta “di seguito il comunicato che la Rai si è rifiutata di mandare in onda in violazione di quanto previsto dal contratto:
‘Ed ora un comunicato sindacale dell’Usigrai. L’imbarazzante telecronaca del Direttore di Raisport (Paolo Petrecca, ndr) per la cerimonia di apertura dei giochi olimpici colpisce la credibilità dell’azienda di servizio pubblico e di chi ci lavora. L’Usigrai difende l’impegno e il lavoro di colleghe e colleghi della Rai che con professionalità stanno rendendo possibile il racconto di un evento sportivo di portata mondiale come le Olimpiadi e anche la dignità di chi, dopo le polemiche seguite alla conferenza stampa di presentazione, ha fatto un passo di lato rinunciando alla telecronaca. Il vertice aziendale, ancora in silenzio dopo tre voti di sfiducia al Direttore, uno a Rainews e due da parte dei giornalisti di RaiSport, non può fare finta di nulla e deve assumersi fino in fondo le responsabilità delle proprie scelte”.
Le gaffe della telecronaca dallo stadio di Milano sono state bersagliate da ampie critiche dentro la Rai e sui social: San Siro che diventa lo stadio Olimpico, Matilda De Angelis confusa con Mariah Carey, addirittura la presidente del Cio Kirsty Coventry scambiata per la figlia di Sergio Mattarella. Senza considerare cinque campionesse e campioni del mondo dell’Italvolley rimasti nell’anonimato e la ‘cancellazione’ di Ghali che recitava Gianni Rodari hanno scatenato una bufera sui social. Ma la polemica sulla telecronaca Rai della cerimonia di inaugurazione di Milano-Cortina ha valicato le bacheche di X e Facebook, arrivando dritto negli uffici di viale Mazzini e in Parlamento. Inevitabile, vista la caratura dell’uomo alla conduzione, il direttore di RaiSport Paolo Petrecca.
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Fonte:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/08/usigrai-rai-comunicato-censurato-olimpiadi-news/8284195/
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