Al dipartimento per la sicurezza Usa – quello di Ice e Kristi Noem – non basta scandagliare social e contatti di chi entra negli States: vuole pure il dna. E mira ai database di noi europei. I governi hanno pure già autorizzato la Commissione von der Leyen a negoziare per cederli

(Francesca De Benedetti – editorialedomani.it) – Mettereste ciò che avete di più personale – il vostro volto, l’iride, tutto ciò che rientra insomma tra i cosiddetti dati biometrici – nelle grinfie di Kristi Noem, la lealissima trumpiana che nelle sue dichiarazioni ha trasformato Alex Pretti da vittima degli agenti federali a «minaccia», e del dipartimento per la Sicurezza nazionale Usa da lei guidato, che comprende Ice, per capirci? I governi europei e la Commissione von der Leyen intendono farlo per voi.
Anche se Ursula von der Leyen continua a riempirsi la bocca con lo slogan del «momento di indipendenza dell’Europa», i fatti raccontano ancora una volta tutt’altra storia. Una storia in cui pure chi è cittadino europeo rischia di finire nel mirino del grande fratello trumpiano, il quale – con una pervasività che cresce di settimana in settimana – scandaglia di tutto: con l’innesco del tema migratorio, l’amministrazione Trump sta estendendo una infrastruttura di controllo totale (attività sui social, riconoscimento biometrico, intelligenza artificiale) e trasversale (che attraversa e penetra ogni livello, database sanitari compresi).
E non c’è solo Bruxelles, a finire impigliata negli intrecci della sorveglianza poliziesca trumpiana: dato che l’attività di sorveglianza sotto copertura di Ice viene in parte subappaltata ad aziende private, da quando si è scoperto che anche Capgemini era coinvolta a Parigi è scoppiato uno scandalo che avrà come effetto una riorganizzazione societaria. In tutto questo Palantir (la creatura di Peter Thiel che equipaggia Ice) ha già i piedi nel ministero degli Interni francese e quindi nel servizio di intelligence di un paese chiave dell’Ue.

Le pretese Usa sui dati
Cominciamo dal ricatto trumpiano su scala europea, avanzato già prima che le tensioni transatlantiche prendessero la forma mediatica di uno scontro sulla Groenlandia: in realtà quelle tensioni vanno ben oltre i tentativi della Casa Bianca di gestire a proprio piacimento le risorse artiche.
Ciò che l’amministrazione Trump intima ai governi europei è di adattarsi alle proprie pretese sui dati entro il 2026, oppure – e qui è infilato uno dei ricatti – ritrovarsi estromessi dal programma “visa waiver” (viaggio “senza visto”). Il 10 dicembre il dipartimento per la sicurezza nazionale, a guida Noem, ha pubblicato sul registro federale (la gazzetta ufficiale dell’amministrazione Usa) la nuova via trumpiana di raccolta dati per chi richiede l’Esta (l’autorizzazione digitale che consente di viaggiare negli Usa senza visto, cioè col programma visa waiver). Comprende l’obbligo di fornire i social media degli scorsi 5 anni per chi richiede l’Esta (l’autorizzazione digitale che consente di viaggiare negli Usa senza visto, cioè col programma visa waiver); l’aggiunta di dati «di alto valore» come i numeri di telefono usati negli ultimi 5 anni e le mail degli ultimi 10.

Da qui già si capisce che se gli Usa penetrano nei dati degli europei che vogliono (o devono) entrare negli States, la cosa non riguarda solo i singoli che si spostano, ma a strascico i loro contatti, magari a loro insaputa. C’è poi la pretesa, nell’ambito Esta, di avere accesso ai dati biometrici, nei quali si includono non solo iride e impronta, ma persino il dna. A ciò si aggiunga che Ice sta usando strumenti diffusi di geolocalizzazione e di identificazione Ai nella cui rete non finiscono solo migranti ma pure cittadini Usa.
Mentre l’opinione pubblica si scandalizza per usi e abusi di Ice, l’Unione tratta per dare accesso ai nostri dati. Dopo che l’amministrazione Usa ha detto ai governi che se vogliono restare nel programma “visa waiver” devono siglare un accordo bilaterale alle nuove condizioni (una “enhanced border security partnership”), il 16 dicembre i governi europei (il Consiglio) hanno deciso senza neppure discuterne di autorizzare la Commissione a negoziare il nuovo assetto, che darebbe alla US Customs and Border Protection (di cui fanno parte gli agenti della border patrol, sigla diventata nota per l’assassinio di Alex Pretti) un accesso senza precedenti ai nostri dati.

Dimmi con chi vai
Intanto dagli Usa si viene a sapere che, sempre da dicembre 2025, Ice ha avviato un programma per spiare sia all’antica (cioè seguendoli e fotografandoli) che con le ultime tecnologie a disposizione (da remoto, dunque all’insaputa dello spiato) oltre un milione e mezzo di presunti migranti illegali. Per realizzare il tutto, Ice si è rivolta a fornitori esterni di «servizi di skip tracing», che hanno il compito di fare il più in fretta possibile, e lo fanno per profitto: ciò aggiunge ulteriori ombre a questa pervasiva attività di controllo.
Dunque non stupisce che gli stessi dipendenti francesi di Capgemini abbiano invocato «clausole di coscienza», quando hanno scoperto che il braccio americano dell’azienda si era accaparrato uno di questi contratti con Ice. Pur di salvare la faccia a scandalo ormai esploso, il board dei direttori di Capgemini – riunitosi nel weekend in sessione straordinaria – ne è uscito promettendo di vendere la filiale americana. Il che non scioglie di per sé quel pezzetto di azienda dall’abbraccio con Trump.