
(adnkronos.com) – L’ex deputato nazionale ed ex Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Guido Lo Porto ha conferito mandato all’avvocato Stefano Giordano del Foro di Milano “affinché vengano poste in essere tutte le opportune azioni legali, in sede penale e civile, a tutela della reputazione del medesimo Onorevole Lo Porto”. Lo rende noto il legale. “Guido Lo Porto, infatti, risulta destinatario di dichiarazioni dallo stesso ritenute calunniose e diffamatorie ad opera di Salvatore Borsellino e del suo legale, avvocato Fabio Repici in più occasioni, nonché dei giornalisti Sigfrido Ranucci e Paolo Mondani nella puntata della trasmissione televisiva Report andata in onda il 4 gennaio 2026; dichiarazioni nelle quali Lo Porto viene collegato alla cosiddetta “pista nera” relativa alle stragi del 1992 e accusato perciò di essere l’amico che “tradì” Paolo Borsellino, in quanto contiguo agli ambienti mafiosi che organizzarono la strage di Capaci”.
La denuncia-querela è già stata presentata avanti la Procura della Repubblica di Caltanissetta, da ritenersi territorialmente competente per specifiche ragioni procedurali. Nelle prossime settimane, si darà impulso anche alle azioni in sede civile. “Confidiamo che la Procura nissena – che ha già sconfessato pubblicamente la valenza giudiziaria della ‘pista nera’ – e il Tribunale intervengano nei rispettivi àmbiti per tutelare la reputazione dell’Onorevole Lo Porto e sgomberare definitivamente il campi da ogni illazione sul coinvolgimento di esponenti della destra nelle stragi del 1992”, dichiara l’avvocato Stefano Giordano. “Mentre lasciamo al Giudice civile il compito di riconoscere a Lo Porto l’adeguato ristoro per le gravi lesioni perpetrate alla sua onorabilità”.
”Paolo disse un amico mi ha tradito”, l’ex deputato Lo Porto querela Borsellino e Report
Querelato anche l’avvocato Fabio Repici, il nome dell’ex deputato era emerso grazie al ritrovamento di un verbale da parte del legale
(antimafiaduemila.com) – Querela Salvatore Borsellino e l’avvocato Fabio Repici l’ex deputato ed ex presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Guido Lo Porto. Politico palermitano di lunga carriera, da giovane tra le fila FUAN e poi del MSI, Lo Porto ha dato incarico al suo legale, Stefano Giordano (che difende anche l’ex 007 Bruno Contrada) perché “adotti azioni legali, in sede penale e civile, a tutela della sua reputazione”. Lo Porto ritiene diffamatorie le dichiarazioni rese da Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso in via D’Amelio, dal suo legale l’avvocato Fabio Repici e anche dai giornalisti di Report Sigfrido Ranucci e Paolo Mondani. Il politico è stato collegato alla cosiddetta pista nera delle stragi del 1992 e accusato di essere l’amico che “tradì” Paolo Borsellino, perché vicino agli ambienti mafiosi che organizzarono l’attentato di Capaci. La denuncia-querela è già stata presentata alla Procura di Caltanissetta e nelle prossime settimane verrà portata avanti anche l’azione civile.
La vicenda dell’amico che tradì Paolo Borsellino è da tempo nota alle cronache, ma per oltre trent’anni nessuno è riuscito a dargli un volto. Il giudice ne parlò, in lacrime, ai colleghi Massimo Russo e Alessandra Camassa poche settimane prima di venire assassinato in via d’Amelio il 19 luglio 1992. I due magistrati, però, non approfondirono e non chiesero di chi stesse parlando, scossi dallo stato emotivo del giudice.
Il nome di Lo Porto è spuntato dal verbale risalente alla riunione tenutasi a Palermo il 15 giugno 1992 – in mezzo, dunque, ai due attentati di Capaci e via d’Amelio – alla quale presero parte, insieme a Borsellino, il procuratore capo Pietro Giammanco, l’aggiunto Vittorio Aliquò e i sostituti Vittorio Teresi e Pietro Maria Vaccara (sostituto procuratore a Caltanissetta). Si tratta di un verbale “sconosciuto a tutte le precedenti sentenze sulla strage di via d’Amelio”, ha sottolineato Repici che ha presentato una nuova memoria difensiva indirizzata alla gip di Caltanissetta, Graziella Luparello, per l’inchiesta sulle stragi. Nel verbale emerge che i magistrati presenti alla riunione si scambiarono informazioni riguardanti la strage di Capaci e altre informazioni sulle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte nei confronti del collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero (nel frattempo deceduto) e della sua ex compagna Maria Romeo, nel corso delle quali si accennava proprio all’attentato di Capaci. Quindi una prova documentale che attesta, sottolinea Repici, che il magistrato Paolo Borsellino “fosse intervenuto in modo perentorio sull’avvio della collaborazione con la giustizia di Alberto Lo Cicero, imponendo addirittura che il dichiarante avrebbe dovuto riferire nella prima fase esclusivamente alla Procura della Repubblica di Palermo”.
Nella memoria difensiva redatta dall’avvocato trova spazio anche un particolare legato all’onorevole Guido Lo Porto, arrestato nel 1968 insieme al killer nero Pierluigi Concutelli. Teresi, in una relazione di servizio del primo giugno 1992 (“sicuramente nota al dottor Borsellino”), scrisse che Lo Cicero riferì di aver conosciuto “presso la villa del Troia (boss di Cosa nostra di cui Lo Cicero era autista, ndr) l’on. Lo Porto, che più di una volta si sarebbe intrattenuto a cena dallo stesso, e che un nipote o cugino del Lo Porto sarebbe proprietario di una villa nello stesso complesso”.
“La riunione del 15 giugno – scrive il legale – nella quale le Procure di Caltanissetta e di Palermo parlarono di Lo Cicero e delle sue rivelazioni (e sicuramente, quindi, anche dell’on. Lo Porto), fu di pochissimo precedente all’incontro del dr. Borsellino con la dr.ssa Camassa e il dr. Russo, nel corso del quale il magistrato, di lì a breve ucciso, si lasciò andare a uno sfogo su ‘un amico’ dal quale si era sentito tradito”.
“Proprio a tale riguardo – ha scritto sempre Repici – non si può più temporeggiare per l’audizione dell’ing. Salvatore Borsellino, in relazione all’individuazione dell’“amico traditore”, giacché le risultanze da ultimo emerse (con ritardo di trentatré anni) consentono, forse, finalmente di addivenire a quella individuazione. Ciò sarebbe probabilmente l’abbrivio per comprendere a cosa facesse riferimento il 25 giugno 1992 il dr. Borsellino nel suo intervento pubblico a Casa Professa, allorché sostenne che alcune cose non le avrebbe riferite a nessuno, nemmeno ai suoi amici e colleghi palermitani, prima di riferirle a verbale alla Procura di Caltanissetta”. Di Guido Lo Porto ne ha parlato anche Salvatore Borsellino in occasione dell’ultimo anniversario della strage di via D’Amelio e la trasmissione Report nella puntata, andata in onda il 4 gennaio 2026.